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Aumentano le tasse per le coop

del 02/09/2011
di: di Fabrizio G. Poggiani
Aumentano le tasse per le coop
Pressione fiscale in netto aumento (61,7 milioni di euro il gettito Ires dal 2013) per la generalità delle cooperative. Il tutto attraverso l'innalzamento delle quote di utili da assoggettare a tassazione, che passano dal 30% al 40% per le cooperative a mutualità prevalente e dal 55% al 65% per quelle di consumo. Si salvano dall'aumento della quota di utili tassabili, invece, le cooperative sociali (esenti), quelle agricole (20%) e quelle a mutualità diversa (30%). È quanto si evince dagli emendamenti del governo al dl n. 138/2011 (manovra di Ferragosto) concernenti l'aumento della tassazione delle società cooperative, di cui agli articoli 2511 c.c. e seguenti del codice civile. L'emendamento dell'esecutivo interviene sul comma 460, dell'articolo 1, della legge n. 311/2004 (Finanziaria 2005) che aveva rivisto la tassazione delle società cooperative a mutualità prevalente, modificando esclusivamente la lettera a) e la lettera b-bis), quest'ultima introdotta dalla «Manovra estiva 2008», di cui al dl n. 112/2008 convertito dalla legge n. 133/2008.

Di conseguenza, l'elevazione della quota di utili tassabili impatta sulle società cooperative a mutualità prevalente, di cui agli articoli 2512 e 2513 c.c., con esclusione delle cooperative agricole e della piccola pesca e loro consorzi, richiamate dalla lettera a), del citato comma 460 e delle cooperative sociali, di cui alla legge n. 381/1991, stante il fatto che la legge finanziaria 2005 non aveva introdotto alcuna modifica al regime di tassazione per queste ultime che continuano a beneficiare della completa esenzione del reddito, come disposto dall'art. 12, della legge n. 904/1977, in relazione alle somme destinate alla formazione delle riserve indivisibili, ricorrendone i presupposti, come peraltro chiarito a suo tempo anche dall'Agenzia delle entrate (circ. n. 34/E/2005). Resta da risolvere il problema della tassazione delle banche di credito cooperativo, tenuto conto che le stesse sono ritenute a mutualità prevalente ex lege, ai sensi delle disposizioni contenute nell'art. 223-terdecies delle disposizioni di attuazione del codice civile, se rispettano «… le norme delle leggi speciali …» ovvero quelle contenute, essenzialmente, nel dlgs 385/1993 (Tub). Sul punto è utile evidenziare, infatti, che per la generalità delle cooperative a mutualità prevalente, l'emendamento in commento incrementa la quota di utili assoggettati a tassazione del 10% (dal 30% al 40%) e che le banche di credito cooperativo tassano, sulla base del vigente impianto normativo di natura tributaria, una quota di utili pari al 27%, giacché le stesse devono accantonare «obbligatoriamente» a riserva legale il 70% degli utili netti annuali, ai sensi dell'art. 37, dlgs n. 385/1993 e versare la quota del 3% ai fondi mutualistici, come disposto dalla legge 59/1992. Peraltro, per le società cooperative a mutualità diversa (o non prevalente) la quota di esenzione da tassazione Ires resta invariata e pari al 30% degli utili netti annuali, ancorché soggetta alla condizione che detto importo (quota di utili netti annuali) sia destinata alla formazione di una riserva indivisibile, necessariamente prevista dallo statuto sociale, come disposto dall'art. 12, della legge 904/1977, nel rispetto delle disposizioni contenute nel comma 464 (non toccato dagli emendamenti in commento), dell'articolo 1, della legge n. 311/2004.

Un ulteriore modifica, con effetti sostanziali, interviene sul comma 1, dell'art. 6, dl n. 63/1992 disponendo che l'articolo 12, della legge n. 904/1977 non si applica in toto alla quota di utili netti destinati alla riserva minima obbligatoria ma, al contrario, «… non si applica alla quota del 10 per cento degli utili annuali …»; ciò parrebbe significare, come accennato anche nella relazione tecnica, che il 10% degli utili realizzati da tutte le cooperative (con o senza mutualità) scontano, a prescindere, l'imposta Ires in misura piena (27,5%), mentre solo la restante quota (90%) può beneficiare dell'esclusione, si ritiene nella misura revisionata del 60% (con tassazione del 40%) o del 35% (con tassazione al 65%).

Si rende necessario evidenziare, però, che per effetto della disciplina tributaria vigente le cooperative fanno ricorso, molto spesso, all'istituto del ristorno (art. 2545-sexies c.c.), peculiarità di questi tipi di soggetti collettivi e costo deducibile (art. 12, dpr n. 601/1973), con la conseguenza che il reddito realizzato da questi enti mutualistici viene, legalmente, ridotto (o almeno contenuto) con risultati molto spesso vicini al pareggio, se non addirittura negativi, ancorché il gettito previsto sia stato stimato sulla base delle dichiarazioni riguardanti il periodo d'imposta 2009 (Unico 2010). Infine, le nuove disposizioni introdotte dagli emendamenti diventano applicabili per espressa previsione legislativa «… a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione …» che per i soggetti che hanno il periodo d'imposta coincidente con quello solare è il 2012 (posta l'entrata in vigore nel 2011), ma con la necessità di ricalcolare gli acconti del medesimo periodo d'imposta di validità (2012 per i solari), utilizzando non il dato storicizzato ma l'ammontare delle imposte determinate dalle nuove disposizioni.

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