Consulenza o Preventivo Gratuito

Lavoro, stretta sugli extra Ue

del 01/09/2011
di: di Debora Alberici
Lavoro, stretta sugli extra Ue
Rischia una sanzione penale il datore di lavoro che assume clandestini che crede regolari, in buona fede, perché ha preso visione della richiesta di permesso di soggiorno. È necessaria, invece, la certezza sull'effettivo rilascio del titolo. Lo ha stabilito la Cassazione che, con la sentenza n. 32934 del 31/8/11, ha confermato la condanna inflitta a un 56enne di Torino che aveva assunto alle sue dipendenze due rumeni (all'epoca dei fatti non ancora entrati a far parte dell'Europa), credendoli regolari. Infatti l'imprenditore aveva ritenuto sufficiente che gli stranieri mostrassero lui la richiesta di permesso di soggiorno. Tuttavia, non si era sincerato che la procedura fosse andata a buona fine. Per questo erano scattate le accuse penali. Il tribunale e la Corte d'appello piemontesi lo avevano condannato. Contro la doppia conforme di merito è scattato il ricorso alla Suprema corte lamentando che le argomentazioni dei magistrati fossero incongrue. Riconosciuta, da un lato, la buona fede dell'imprenditore (che aveva dato credito alle rassicurazioni fornite dai lavoratori sul fatto che fossero regolari), dall'altro, è stato ritenuto sussistente l'elemento psicologico dell'illecito «per avere l'imputato colpevolmente omesso di verificare, prima dell'assunzione, l'effettivo rilascio del permesso di soggiorno».

Contro questa decisione il ricorso in Cassazione ma senza successo. Infatti, la prima sezione penale ha reso definitiva la condanna chiarendo in particolare che «la responsabilità del datore di lavoro che assume alle proprie dipendenze uno straniero privo del permesso di soggiorno non è esclusa dalla buona fede invocata per aver preso visione della richiesta di permesso di soggiorno avanzata dallo straniero».

Nulla da fare neppure sull'altro motivo di ricorso relativo all'entrata in Europa della Romania. La Cassazione ha infatti ribadito sul punto che «l'avvenuta regolarizzazione della posizione dei lavoratori stranieri successivamente all'accertamento dell'illecito, anche a seguito dell'adesione della Romania all'Unione Europea, come correttamente rilevato dai giudici di appello, rappresenta un dato di per sé inconferente non escludendo esso la sussistenza della condotta antigiuridica dell'imputato né la punibilità del reato a lui contestato».

vota