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Stato-specializzandi, resa dei conti

del 01/09/2011
di: Pagina a cura di Benedetta Pacelli
Stato-specializzandi, resa dei conti
Ottanta milioni di euro. Solo per ora. Ma per il futuro si potrebbe arrivare a oltre 2 miliardi e mezzo. A tanto ammonta la cifra che la presidenza del Consiglio dei ministri, i dicasteri dell'università e della salute, secondo la sentenza della Corte di cassazione di Roma (n.17350 del 18/08/11), saranno costretti a risarcire, per il momento, a oltre 800 medici di tutta Italia per borse di studio non erogate durante gli anni della specializzazione. E se il principio di fondo rimarrà lo stesso e quindi, cioè, come ammette la Cassazione, il diritto al risarcimento non è prescritto, la somma potrebbe lievitare sensibilmente: basti pensare che si tratta di più di 100 mila euro a medico e che sono circa 25 mila gli ex camici bianchi in formazione ad aver presentato ricorso.

La sentenza della Cassazione. La sentenza della Corte di cassazione, quindi, accoglie l'ultimo appello presentato da oltre 800 medici rappresentati da Consulcesi (l'associazione che rappresenta oltre 25 mila medici provenienti da tutta Italia). Si tratta di professionisti che hanno frequentato negli anni 1982-1991 le scuole di specializzazione in medicina senza ricevere, come invece prevede la legge, la borsa di studio mensile. La Cassazione in sostanza conferma che il diritto al risarcimento dei danni per la mancata attuazione da parte dello stato italiano per le direttive comunitarie non si prescrive perché non è stata ancora attuata la norma che riconosce in loro favore la remunerazione per periodo di specializzazione svolto. In base a questa decisione i medici che hanno presentato ricorso potranno ottenere il risarcimento del danno da parte dello stato italiano che secondo la più recente giurisprudenza della Corte di appello di Roma ammonterebbe a più di 100 mila euro ciascuno. La somma è composta dagli 11.103,82 euro della borsa per ognuno dei quattro o cinque (a seconda della specializzazione) anni di scuola, più la rivalutazione e gli interessi che hanno triplicato gli importi.

Il contesto di riferimento. La previsione di retribuire i camici bianchi che hanno frequentato i corsi di specializzazione risale a una direttiva comunitaria del 1982 (l'Italia ha recepito,solo parzialmente la direttiva nel 1991) che prevedeva tale obbligo a carico degli stati sia per coloro che svolgessero la specializzazione a tempo pieno, sia a tempo ridotto. L'Italia non solo ha recepito le norme in ritardo, applicandole solo per coloro che frequentavano le scuole di specialità dal 1992 in poi ma non ha dato alcun rimborso per gli specializzandi degli anni precedenti.

I numeri. Negli ultimi tre anni sono stati restituiti 42 milioni di euro ai medici che hanno fatto ricorso per borse di studio non erogate per un totale di oltre 1.000 medici rimborsati. L'ultimo episodio risale a fine 2010 quando la Corte d'appello di Roma ha condannato la presidenza del Consiglio dei ministri a restituire ai medici specialisti in quell'arco di tempo, 6,5 milioni di euro, a copertura sia della remunerazione spettante per tutta la durata del corso, sia della rivalutazione delle somme e degli interessi maturati fino a oggi, in sostanza il diritto alla restituzione della somma totale. Motivo della sentenza? Sempre lo stesso: il mancato adeguamento dello stato italiano alle direttive europee.

Il futuro. Ma non è finita perché l'Associazione dei medici, così come la Codacons e altre rappresentanze sindacali di categoria, stanno organizzando ulteriori ricorsi collettivi per ottenere le differenze retributive sino a 35 mila euro l'anno, nonché i versamenti dei relativi contributi previdenziali, per gli anni di frequenza alle scuole dal 1994 al 2006. Dal 2006-2007, infatti, i medici specializzandi sono inquadrati con un contratto di formazione specialistica e percepiscono dalle università una vera retribuzione, di circa 25 mila euro per ogni anno di corso, nonché il pagamento di tutti gli oneri contributivi ai fini previdenziali e la copertura assicurativa dei rischi professionali e degli infortuni. Questi diritti, tuttavia, erano stati già riconosciuti dal 1999 con il dlgs 368 la cui attuazione è rimasta sospesa fino al 2006. Fino a quell'anno i medici hanno percepito solamente una borsa di studio di 11 mila euro annui lordi, senza ferie, pensione, maternità e malattie.

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