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Le alternative in materia di previdenza esistono. Eccone qualcuna

del 01/09/2011
di: La Redazione
Le alternative in materia di previdenza esistono. Eccone qualcuna
Appena tirato un sospiro di sollievo per il mancato aumento dell'Iva esso sembra tornare in campo come possibile rimedio al pasticcio sulla previdenza. L'aumento dell'Iva dal 20% al 21% sarebbe senz'altro un errore gravissimo. Infatti l'incremento delle altre aliquote produce effetti assai negativi ma circoscritti. Il 20% interessa invece quasi tutti i beni: un suo aumento produce grande deflazione, e soprattutto è causa di un'inflazione moltiplicata e quindi nefasta per i consumi. Ciò perché, come è ben noto eccetto che ai fautori della proposta, le imprese che ricevono le fatture con il prezzo maggiorato (cioè nel caso di specie quasi tutte) tendono ad agire come se il costo del prodotto fosse aumentato, anche se la maggiore Iva si scarica: ma questo è considerato affare del commercialista.

Va detto, a ulteriore aggravio, che nella manovra bis è presente la possibilità da parte della p.a. di mandare in pensione obbligatoriamente i propri dipendenti dopo 40 anni di contributi, cioè quando il loro ulteriore lavoro non darebbe luogo ad aumenti della pensione e dunque comporterebbe sicuri risparmi per il bilancio pubblico! Forse per rimediare all'incidente sulle pensioni di anzianità basta abolire questa misura, incentivando anzi a certe condizioni chi vuole restare.

Ma in ballo c'è molto di più. In materia previdenziale, a parte le bagattelle su cui ci si agita in questi giorni, sono in gioco proposte pesanti, come il pro rata in base al contributivo per le pensioni di anzianità e la parificazione immediata tra uomini e donne dell'età di pensionamento per vecchiaia. Queste vengono dallo stesso partito dell'aumento dell'Iva (nonché della patrimoniale personale in epoca di globalizzazione), e sembrano serie. Invece sono assai sospette. Infatti come l'aumento dell'Iva mira a colpire il settore del commercio e dei servizi disinteressandosi degli effetti negativi sul pil, dette misure previdenziali mirano a colpire l'Inps a favore delle assicurazioni e dei fondi complementari consociativi (sindacal-confindustriali), disinteressandosi del fatto che l'Inps, assieme alle banche e alla media-piccola industria, è uno dei grandi bastioni di resistenza alla crisi. Nel contempo circolano invece proposte realmente serie, che riescono a coniugare risanamento finanziario e sviluppo. Una è quella avanzata da Mucchetti sul Corriere del 3 luglio u.s., incartata dal suo stesso giornale e rimasta senza seguito. Essa è stata svilita come Tfr in busta paga, e invece è molto di più e di diverso: è introduzione della vera competizione tra stato (Inps e dintorni) e mercato (assicurazioni private), rottamando i fondi consociativi, costruiti sulla pelle dei lavoratori: per questo forse è stata incartata. Altre sono state prodotte da chi sta in trincea (Inps, Inpdap ecc.), e sembrano vertere sui due punti fondamentali dell'accelerazione del contributivo (che tramite la deindicizzazione e altro dovrebbe riguardare soprattutto le pensioni in essere superiori a certi livelli), e della parificazione uomo-donna (quella formale è una truffa contro le donne, ma si può provare con un kombinat tra un piccolo aumento formale e una seria incentivazione per il residuo fino a 65 anni) . La mancata considerazione può forse dipendere dal fatto che in Italia le guerre sono affidate ai vari Cadorna, i cui equivalenti oggi sono nei vertici delle p.a., che amano seguire vecchie strategie mandando allo sbaraglio il popolo. Ma ora c'è stata una Caporetto, anche se per fortuna estiva. Proseguiamo con le battaglie dell'Isonzo?

Giuseppe Vitaletti

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