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Perdite: strategie elusive fiscali

del 31/08/2011
di: di Gabriele Frontoni
Perdite: strategie elusive fiscali
Perdite di esercizio come opportunità per non versare le imposte al Fisco. È questo l'ultimo allarme lanciato dall'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, al termine di una capillare indagine sulla variazione delle «corporate tax losses» nel corso degli ultimi dieci anni. I risultati hanno del sorprendente. Ebbene, dall'anno 2000 a oggi, secondo gli esperti di Parigi, l'importo complessivo delle corporate tax losses sarebbe aumentato nell'80% dei casi e diminuito soltanto in 1 caso su 5. In Australia, per esempio, si è passati dai poco meno di 70 miliardi di euro di inizio millennio ai 113 miliardi del 2009. In Canada le cose sono andate ancora peggio, salendo dagli 88 miliardi di euro del 2000 ai 155 miliardi del 2008 (ultimo anno disponibile). Lo stesso trend si è osservato anche all'interno del Vecchio continente. In Danimarca le perdite societarie portate a compensazione delle tasse future sono salire dai 4,6 miliardi di dollari del 2002 ai 30,3 del 2008. In Germania si sono quasi raddoppiate portandosi dai 380 miliardi registrati nel 2001 ai 576 del 2006. Mentre in Svezia si è passati dai 32 miliardi di euro di inizio millennio ai 75 miliardi del 2009. Da questo trend non si è salvata nemmeno l'Italia che ha fatto registrare un balzo considerevole nel valore delle corporate tax losses: dagli 8 miliardi di euro del 2004 si è saliti ai 18 miliardi l'anno successivo, per arrivare a 25 miliardi nel 2006 e toccare il livello record di 31 miliardi al termine dei dodici mesi successivi. «Le perdite operative delle imprese possono rappresentare una vera e propria spina nel fianco per i governi nel caso in cui sia prevista la possibilità di portare le perdite in deduzione dai bilanci degli anni successivi», si legge nel rapporto dell'Ocse. A tal punto che secondo un'inchiesta condotta dagli esperti dell'Organizzazione di Parigi, in alcuni le corporate tax losses possono arrivare a incidere per importi davvero significativi sui bilanci degli Stati, fino a raggiungere il 25% del prodotto interno lordo di alcuni paesi. «È difficile effettuare uno studio comparativo del fenomeno per una serie di ragioni», hanno continuato gli studiosi dell'Organizzazione parigina. «Alcuni paesi possono includere tipologie di perdite diverse da altri. L'Austria, per esempio, ha escluso da questa facilitazione le imprese di grandi dimensioni che hanno optato per un regime di tassazione cross-border per le proprie attività». Al contrario la Francia ha escluso dalla pratica della corporate tax losses le società di piccole dimensioni, mentre la Norvegia ha tenuto fuori dal regime di facilitazione fiscale le imprese attive nel comparto petrolifero. Ma quali sono i sistemi utilizzati dalle imprese di tutto il mondo per approfittare di questa facilitazione concessa originariamente dai governi per supportare l'andamento delle proprie imprese in momenti di crisi? «I regimi più esposti a rischi di frode sono quelli che non prevedono limiti all'utilizzo della corporate tax losses, nemmeno nei casi in cui si siano verificate operazioni straordinarie di fusione e acquisizione», hanno avvertito gli esperti dell'Ocse. Le cose sembrano andare meglio, invece, per quei paesi che hanno deciso di concedere la possibilità di spalmare su più anni le perdite di esercizio soltanto in maniera temporanea, per il periodo strettamente legato alla crisi economica. Tra gli strumenti preferiti dalle imprese per approfittarsi di queste concessioni, tre sarebbero i più accreditati: la riorganizzazione di impresa, i prezzi di trasferimento e alcuni strumenti finanziari.
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