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Crisi, a pagare restano gli statali

del 31/08/2011
di: di Francesco Cerisano
Crisi, a pagare restano gli statali
Un contributo di solidarietà per pochi intimi. Mandata in soffitta la super Irpef a carico dei contribuenti con più di 90 mila euro annui di reddito, a pagare le conseguenze della crisi resteranno solo gli statali. Una platea di 26 mila alti dirigenti pubblici, magistrati, prefetti, avvocati dello stato, segretari comunali e collaboratori ministeriali che già dal 1° gennaio di quest'anno lasciano all'erario il 5% della quota di stipendio oltre i 90 mila euro e il 10% di quella eccedente i 150 mila euro.

Nemmeno il tempo di festeggiare per la manovra di Ferragosto, questo manipolo di alti dipendenti pubblici dovrà rassegnarsi a essere il solo a pagare. Il dl 138/2011, infatti, abrogando la norma della manovra correttiva 2010 (art.9, comma 2, dl 78/2010), che aveva messo le mani nelle tasche degli statali, ed estendendo il prelievo aggiuntivo a tutti i percettori di reddito sopra i 90 mila euro senza distinzione, sembrava aver rimediato a un'evidente discriminazione tra settore pubblico e privato. Tanto più che la super Irpef della manovra bis 2011 poteva essere dedotta dal reddito complessivo, mentre il prelievo introdotto dal dl 78/2010 no.

Proprio ieri in audizione presso le commissioni bilancio di camera e senato, il presidente della Corte dei conti, Luigi Giampaolino, non aveva mancato di apprezzare la manovra di Ferragosto («finora insufficientemente sottolineata» sul punto) nella parte in cui superava l' «ingiustificata disparità di trattamento di cui soffrivano i redditi dei dipendenti pubblici e di quelli da pensione» per effetto del combinato disposto delle due norme.

Ora, dopo l'intesa raggiunta dalla maggioranza lunedì nel vertice di Arcore, tutto torna all'antico. E la platea di contribuenti su cui graverà il peso della crisi si riduce drasticamente: da 511.534 a 26.472.

In termini percentuali significa che a rimetterci di tasca propria sarà solo lo 0,06% dei 41 milioni di italiani che pagano le tasse.

Dal prelievo nelle buste paga degli statali l'erario prevede di risparmiare circa 29 milioni di euro per ciascuno degli anni 2011, 2012 e 2013.

Cifre molto distanti da quanto si attendeva di recuperare con la super Irpef. E con il rischio di una censura di incostituzionalità dietro l'angolo.

I più agguerriti sono i magistrati che, stando alle dichiarazioni di ieri, sicuramente non ci penseranno due volte a rivolgersi alla Consulta. Aspettano di vedere come sarà scritta la nuova norma (visto che al momento, come detto, il super prelievo per gli statali risulta abrogato e sostituito dal contributo di solidarietà uguale per tutti, ma sconfessato da Berlusconi).

E se la disparità di trattamento non verrà eliminata, minacciano, «adotteranno tutte le iniziative di protesta, nessuna esclusa». Il riferimento a uno sciopero delle toghe non è neppure tanto velato. «E' del tutto evidente l' incostituzionalità di una disposizione con la quale si opera una decurtazione secca del trattamento economico solo dei dipendenti pubblici, in violazione dei principi di eguaglianza e di progressività del sistema fiscale'», tuona il Comitato intermagistrature, che coordina l' Associazione nazionale magistrati e le principali sigle rappresentative della magistratura contabile e amministrativa, tra cui l' Avvocatura dello Stato.

Partecipazione dei comuni alla lotta all'evasione. Da una misura che produrrà una sostanziosa riduzione di gettito a un'altra dai contorni ancora non ancora definiti, i dubbi sulle cifre restano una costante. L'accordo di Arcore prevede di riconoscere ai comuni il 100% delle somme recuperate grazie all'attività antievasione dei sindaci.

Si tratta del quarto intervento normativo sul punto, visto che la quota di pertinenza dei municipi è stata progressivamente elevata dal 30% (dl 203/2005) al 33% prima (dl 78/2010) e al 50% poi (dlgs n.23/2011, il federalismo municipale per intenderci). Quest'ultimo provvedimento, poi, ha introdotto una novità non di poco conto, prevedendo che i comuni possano mettere le mani anche sulle somme non ancora riscosse a titolo definitivo.

Quale che sia la trasposizione normativa dell'accordo di Arcore, sembra certo che questa formula verrà mantenuta. Anche e soprattutto per dare nuova linfa alla collaborazione tra sindaci e Agenzia delle entrate su cui il governo da sempre punta molto.

I comuni che hanno sottoscritto convenzioni con le Entrate (condizione non necessaria per attivare le politiche antievasione ma sicuramente utile per affinare le segnalazioni qualificate dei sindaci) sono in progressivo aumento: a marzo erano circa 300 a giugno hanno raggiunto quota 540. In tre mesi, da dicembre 2010 a marzo 2011, le segnalazioni dei comuni (per il 65% dei casi concentrate sul mattone e solo per il 18% indirizzate a scovare beni rivelatori di capacità contributiva) sono state circa 5000 in più (da 10.700 a 15.461).

E la maggiore imposta accertata è cresciuta di pari passo: da 16,2 a 21,5 milioni di euro. La riscossione però non viaggia sugli stessi numeri: 1,9 milioni di maggiore imposta riscossa a fine 2010. Per il momento ai comuni andrà solo un terzo di questa cifra. Entro il 15 settembre 2011, il dipartimento delle finanze comunicherà al ministero dell'interno l'importo definitivo in modo che il Viminale possa disporre i pagamenti. Per il momento si tratta di cifre esigue. Ma i quando i frutti della collaborazione col Fisco cresceranno e i comuni potranno mettere le mani sul 100% di quanto contribuito a far emergere, i numeri potrebbero essere diversi. Almeno questo è l'auspicio di Tremonti e Calderoli.

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