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Dirigenti a contratto non per tutti

del 27/08/2011
di: Pagina a cura di Luigi Oliveri
Dirigenti a contratto non per tutti
Incarichi dirigenziali a contratto solo per gli enti locali virtuosi. La stesura definitiva del dlgs 141/2011 che modifica in parte la riforma Brunetta, per quanto concerne la questione delle percentuali dei dirigenti extra ruolo che possono essere assunti dalle amministrazioni locali contiene una sorpresa imprevista per Anci e Upi, che auspicavano la più ampia estensione possibile del ricorso a dirigenti a contratto.

All'articolo 19 del dlgs 165/2001 è stato aggiunto un comma 4-bis, ai sensi del quale «per gli enti locali, che risultano collocati nella classe di virtuosità di cui all'articolo 20, comma 3, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, come individuati con il decreto di cui al comma 2 del medesimo articolo, il numero complessivo degli incarichi a contratto nella dotazione organica dirigenziale, conferibili ai sensi dell'articolo 110, comma 1, del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, non può in ogni caso superare la percentuale del diciotto per cento della dotazione organica della qualifica dirigenziale a tempo indeterminato. Si applica quanto previsto dal comma 6-bis».

Dunque, per gli enti non virtuosi niente dirigenti a contratto. Ma, pare necessario concludere, dalla lettura del comma 4-bis visto prima, che nelle more della definizione delle classi di virtuosità e della verifica concreta della collocazione di ciascun ente locale in ogni specifica classe, la possibilità di assumere dirigenti a tempo determinato risulti congelata.

Si tratta, ovviamente, di un pregiudizio all'autonomia locale, ma coerente con l'impostazione del dlgs 141/2011 che intende evidentemente connettere la possibilità di assumere dirigenti a contratto all'efficienza della gestione.

Per gli enti locali, dunque, resta solo la consolazione della norma transitoria contenuta nell'articolo 6, comma 2, del dlgs 141/2011, che fino alla data di emanazione dei decreti posti a individuare gli enti virtuosi fa salvi «i contratti stipulati in base a previsioni legislative, statutarie e regolamentari», purché però «nel rispetto delle limitazioni finanziarie sulla spesa del personale e sull'utilizzo dei contratti di lavoro a tempo determinato», anche se abbiano superato i contingenti di cui all'articolo 19, comma 6, del dlgs 165/2001 (cioè l'8% della dotazione della dirigenza), e fossero in essere alla data del 9 marzo 2011. Tali contratti possono essere mantenuti fino alla loro scadenza, «fermo restando la valutabilità della conformità dei contratti stessi e degli incarichi ad ogni altra disposizione normativa».

C'è, tuttavia, da osservare che la configurazione della possibilità di assumere dirigenti a contratto come si trattasse di un premio per l'efficienza degli enti è una contraddizione in termini evidentissima. Infatti, presupposto per l'assunzione di dirigenti a contratti, in applicazione dell'articolo 19, comma 6, del dlgs 165/2001, norma da applicare anche agli enti locali, è la copertura di posti, attribuendoli a persone di particolare e comprovata qualificazione professionale, avendo accertato la loro assenza nei ruoli e con specifica motivazione. Sembra, allora, che gli enti virtuosi, proprio in quanto tali, non possano dimostrare di non avere nei propri ruoli dirigenti efficienti. Dovrebbero, al contrario, essere gli enti non virtuosi nelle condizioni di poter dimostrare l'assenza nei ruoli di dirigenti dotati delle competenze necessarie, così da giustificare realmente il ricorso ai dirigenti a contratto.

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