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Sull'affrancamento le partecipazioni al bivio

del 27/08/2011
di: di Norberto Villa
Sull'affrancamento le partecipazioni al bivio
Doppia possibilità di scelta per l'affrancamento delle partecipazioni da valutare a fine anno. Se le plusvalenze latenti non raggiungono il 16% del valore del titolo posseduto allora è meglio scegliere di tassare al 12,5% la stessa, invece che affrancare l'intero valore al 2%. Questa è solo una prima indicazione circa i calcoli di convenienza necessari per poter effettuare la scelta tra le diverse opzioni che i provvedimenti di questa estate presentano con riguardo all'affrancamento dei valori delle partecipazioni non qualificate.

L'affrancamento nel dl 138

L'art. 2, commi 29 e 30 del dl 138/2011 introduce un'opzione per i detentori di partecipazioni non qualificate consentendo la facoltà per l'affrancamento delle plusvalenze (e minusvalenze) non ancora realizzate, e quindi latenti, alla data del 31.12.2011. L'affrancamento si ottiene versando l'imposta del 12,5% sui redditi diversi maturati fino a quella data. La misura vuole evitare che le plusvalenze formatesi in un momento in cui è prevista una tassazione al 12,5% siano colpite dall'inasprimento introdotto dal 1 gennaio 2012, momento da cui la misura salirà al 20%.

È chiaro che in questo modo vi è una anticipazione finanziaria rispetto al momento in cui le plusvalenze saranno eventualmente realizzate (come sempre capita in tutte le ipotesi in cui si concedono forme di affrancamento fiscale dei valori). L'opzione con riferimento ai valori al 31.12.2011 deve essere esercitata in sede di dichiarazione annuale dei redditi (Unico 2012), deve riguardare tutti i titoli o strumenti finanziari detenuti e l'imposta sostitutiva deve essere versata con le ordinarie modalità previste per il pagamento delle imposte sui redditi. Nel caso di regime amministrato l'opzione può essere esercitata entro il 31 marzo 2012 e l'imposta sostitutiva è versata dagli intermediari entro il 16 maggio 2012.

Il riferimento alle minusvalenze, in attesa di chiarimenti che pure dovrebbero arrivare con il regolamento di attuazione, potrebbe intendersi come la possibilità di calcolare per tutte le partecipazioni le minus e plus latenti ottenendo così un risultato netto che solo se positivo comporterà il pagamento del 12,5%. In sostanza ipotizzando l'esistenza di due partecipazioni non qualificate la prima con una plusvalenza latente di 100 e la seconda con una minus latente di 120, si avrebbe un risultato netto negativo di 20. Il contribuente dovrebbe poter optare per l'affrancamento senza dover pagare nulla, ottenendo gratuitamente l'affrancamento della plusvalenza latente e nel contempo un abbattimento del valore fiscale della partecipazione minusvalente. Sul punto le indicazioni del regolamento sono assolutamente necessarie.

L'affracamento nel dl 70

Ma non è questa la sola opzione possibile per il contribuente. L'art. 7 del decreto sviluppo (dl 70/2011) infatti ha riaperto la possibilità di rivalutare le partecipazioni. Rispetto a quanto previsto dalla manovra di Ferragosto (dl 138/2011) tale possibilità riguarda le partecipazioni detenute al 1° luglio 2011 indipendentemente dal fatto che siano qualificate o non qualificate. Con riguardo alle non qualificate (che vedono aprirsi quindi due possibili strade per il riconoscimento delle plusvalenze latenti) il decreto sviluppo prevede il versamento dell'imposta sostitutiva del 2% da calcolare sull'intero valore.

In definitiva il contribuente potrebbe trovarsi con una doppia opzione la cui valutazione di convenienza deve sostanzialmente tener conto del fatto che:

- il dl 138 prevede l'affrancamento mediante il pagamento del 12,5% sulle plusvalenze latenti;

- il dl 70 prevede l'affrancamento mediante il pagamento del 2% sull'intero valore.

Come è semplice intuire, i calcoli saranno complicati anche dal fatto che la nuova opzione è esercitabile con riferimento a tutte le partecipazioni possedute con (forse) la possibilità di abbattere la base imponibile con le minusvalenze latenti.

Una prima indicazione circa la convenienza verso una delle due opzioni è data dal rapporto tra le due misure previste e le diverse basi imponibili. Rapportando il 12,5% sulla plusvalenza latente e il 2% sull'intero valore si ottiene che fino a quando la plusvalenza latente è di importo inferiore al 16% dell'intero valore diviene più conveniente l'opzione per l'affrancamento previsto dal decreto sviluppo. Quando la plusvalenza latente è pari al 16% dell'intero valore le due opzioni sono coincidenti. Una considerazione conclusiva: trattasi solo di un prima indicazione che dovrà fare i conti con una serie di altre variabili, non ultima la possibile diversa tempistica dei pagamenti dovuti nelle due ipotesi.

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