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Rendite finanziarie, casse in pressing. Senza fortuna

del 27/08/2011
di: di Simona D'Alessio
Rendite finanziarie, casse in pressing. Senza fortuna
Tentativo in extremis delle casse di previdenza privatizzate di scampare all'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie di 7 punti percentuali e mezzo nella manovra bis (art. 2 del decreto 138/2011), all'esame di palazzo Madama. Ma le possibilità di successo sono ormai ridotte al lumicino: pesa, infatti, il «niet» del ministero dell'economia a rivedere la misura, così come cresce di ora in ora l'indisponibilità bipartisan in Parlamento a farsi carico del problema. L'Adepp, l'associazione che raccoglie 20 enti pensionistici di professionisti, ha inviato al presidente della commissione bilancio, il pidiellino Antonio Azzollini, e ad alcuni senatori (di maggioranza e di minoranza) una memoria e una proposta emendativa per escludere gli istituti dalla norma (bollata come «incongruente e iniqua») che stabilisce l'innalzamento dal 12,50 al 20% dell'aliquota sugli utili degli investimenti, eccezion fatta per i titoli di stato. La modifica, si legge nel testo, sarebbe necessaria perché le casse «hanno come unica finalità quella dell'accumulo dei capitali per erogare trattamenti previdenziali, regolarmente assoggettati poi a prelievo fiscale» per non «intaccare la stabilità dei sistemi, e permettere il conseguimento dell'ulteriore obiettivo dell'adeguatezza».

A 48 ore dalla scadenza del termine per la presentazione degli emendamenti (fissato alle ore 20 di lunedì, ndr), però, nessuno è disposto a scommettere che l'Adepp riuscirà a spuntarla. Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) puntualizza in un colloquio con ItaliaOggi che «se qualcuno l'avesse dimenticato, quella su cui stiamo lavorando è una manovra ideata per fare cassa», pertanto escludere dal provvedimento gli enti pensionistici dei professionisti «avrebbe un costo che lo stato non è, in questo momento storico, minimamente nelle condizioni di sobbarcarsi». Ma il parlamentare fa un'affermazione ancora più dura: «Ragioniamo di organismi non privati, ma privatizzati, forti cioè di una garanzia pubblica. E, perciò, con questa scelta di incrementarne la tassazione sugli investimenti, è quasi come se il loro garante effettuasse un prelievo in proprio». Impegnata nella definizione delle modifiche all'art. 8 sulle relazioni industriali e il mercato del lavoro (si veda ItaliaOggi del 24/8/2011), l'XI commissione, interviene il capogruppo del centrodestra Maurizio Castro, «non si è occupata della questione, né potrà farlo, avendo altre delicate norme da seguire, che produrranno al massimo cinque iniziative di revisione». Il collega di partito Cosimo Latronico, il primo indiziato fra coloro che potrebbero depositare un emendamento «salva-casse», fa scemare ogni entusiasmo: «Se ne è discusso, tuttavia i margini di manovra sono strettissimi. Vedremo», prosegue, «lunedì si riunisce il nostro gruppo, però il problema di copertura rimane e non lo si può ignorare», sottolinea il senatore, lasciando intendere che un eventuale testo sarebbe comunque destinato a finire sotto la tagliola dell'inammissibilità.

Neppure l'opposizione che, al contrario del centrodestra, è determinata a presentare numerose proposte di cambiamento del decreto, apre le braccia alla richiesta d'aiuto dell'Adepp. A sintetizzarne l'orientamento è Luigi Lusi (Pd), vicepresidente della bilancio, convinto che «in questa stagione di crisi, decidere di coprire finanziariamente il mancato innalzamento della pressione fiscale sugli utili degli enti previdenziali, significherebbe aprire altri fronti di stress. Ed è difficile individuare quali possano essere».

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