Consulenza o Preventivo Gratuito

Antitrust: no alle tariffe consigliate

del 27/08/2011
di: di Ignazio Marino
Antitrust: no alle tariffe consigliate
L'Antitrust ribadisce: professionista e cliente devono poter contrattare la parcella per una prestazione liberi di qualsiasi vincolo, normativo o deontologico. Dunque, su questo fronte la Manovra economica di Ferragosto rappresenta un passo indietro rispetto all'esistente. In compenso il decreto legge 138/2011, va apprezzato, quando parla della spinta riformatrice degli ordini. Con queste argomentazioni il garante della concorrenza Antonio Catricalà ha scritto ieri ai presidenti del consiglio dei ministri, della camera dei deputati e del senato per fornire una lettura dettagliata del dettato normativo, che interessa però anche i servizi pubblici locali.

La visione d'insieme

Quello dell'Antitrust è un giudizio, almeno in parte, in controtendenza rispetto al passato. L'Autorità, infatti, più volte in questa legislatura è tornata a bocciare vari tentativi legislativi di riportare in vita le tariffe minime inderogabili (vedasi riforma forense). Nella segnalazione di ieri, invece, per la prima volta si va oltre e si legge che «con riguardo alle disposizioni relative alle norme applicabili alle professioni liberali, esse appaiono senz'altro apprezzabili laddove prevedono una riforma degli ordini professionali in senso pro-competitivo, affinché questi garantiscano che l'esercizio dell'attività risponda senza eccezioni ai principi di libera concorrenza, al fine di assicurare l'effettiva possibilità di scelta degli utenti nell'ambito della più ampia informazione relativamente ai servizi offerti». Il riferimento è per le disposizioni che affermano la libertà di accesso alla professione, la cui eventuale limitazione numerica è consentita unicamente laddove essa risponda a ragioni di interesse pubblico; al riconoscimento in favore del tirocinante di un equo compenso di natura indennitaria, commisurato al suo concreto apporto all'attività professionale; alla previsione secondo cui la comunicazione pubblicitaria dei professionisti deve poter essere effettuata con ogni mezzo e riguardare, tra l'altro, anche i compensi delle prestazioni.

Il nodo tariffe

Per quanto riguarda invece le disposizioni del decreto in materia di tariffe professionali, lamenta Catricalà, «presentano alcune criticità concorrenziali e costituiscono un passo indietro rispetto alla disciplina dettata dal decreto legge 4 luglio 2006, n. 223 (decreto Bersani, ndr) che aveva abrogato l'obbligatorietà delle tariffe fisse o minime». La nuova disciplina individua le tariffe professionali come parametro legale di riferimento per la determinazione del compenso (che deve essere pattuito per iscritto all'atto del conferimento dell'incarico professionale), pur chiarendo che è ammessa la pattuizione dei compensi anche in deroga alle tariffe. «La disciplina», si legge sulla segnalazione, «pur potendo trovare una giustificazione per la tariffa massima nella tutela del consumatore, risulta tuttavia idonea a disincentivare fortemente la determinazione di compensi per l'attività professionale svincolati dalle tariffe e non sembra né necessaria, né proporzionata, ma piuttosto contraddittoria e contraria all'obiettivo che intende perseguire, vale a dire la liberalizzazione del mercato dei servizi professionali».

La nota stonata

Per l'Antitrust «la durata massima del tirocinio, fissata in tre anni, appare eccessiva, anche alla luce della prassi instaurata da alcuni Ordini, che hanno previsto periodi di apprendistato di due anni».

Altre misure

Quanto alla previsione dell'obbligo per il professionista di seguire percorsi di formazione continua permanente, per l'Antitrust «essa è indubbiamente da apprezzare». Con riguardo infine all'istituzione dei consigli di disciplina, le cui funzioni dovranno essere tenute distinte da quelle di natura tipicamente amministrativa degli ordini, l'Agcm «sottolinea che, secondo quanto emerge dal decreto, in assenza di indicazione contraria, tali organi dovrebbero essere composti esclusivamente da professionisti appartenenti all'ordine. Tale circostanza sembra depotenziare di molto il carattere innovativo del nuovo organo disciplinare, che continuerebbe a difettare dei requisiti di necessaria terzietà».

Servizi pubblici locali e privatizzazioni

Semaforo verde per quanto riguarda il rilancio del processo di liberalizzazione dei servizi pubblici locali, colmando il vuoto normativo lasciato dal referendum ma introduce la soglia dei 900 mila euro al di sotto della quale la gara per la scelta del gestore dei servizi non è obbligatoria. A fronte dell'accresciuto favore verso le procedure di dismissione del patrimonio pubblico contenuto nel decreto, che prevede importanti e positive forme di incentivazione economica agli enti locali, occorre garantire che tali procedure si svolgano nel modo più concorrenziale possibile, privilegiando lo strumento dell'evidenza pubblica».

vota