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Padre mammone senza la figlia

del 26/08/2011
di: di Debora Alberici
Padre mammone senza la figlia
Il giudice può negare l'affidamento condiviso a un padre troppo «mammone» che ha un rapporto di «dipendenza irrisolta» con la propria madre. A maggior ragione in presenza di contrasti e continue ostilità verso la ex moglie. È quanto affermato dalla Suprema corte di cassazione con la sentenza n. 17101 dell'11 agosto 2011, che ha negato il diritto alla bi-genitorialità a un padre «mammone» che non aveva mai tagliato il cordone ombelicale con la madre. Non solo. A peggiorare la sua posizione anche i continui contrasti con la ex moglie.

La vicenda. Il caso riguarda una coppia di Firenze. I due vivevano in un appartamento attiguo a quello dei suoceri. Dopo le nozze era nata una bambina. Ma poi i contrasti fra moglie e marito, e più che mai fra suocera e nuora, erano aumentati. E in alcuni episodi era stato richiesto l'intervento delle forze dell'ordine. Così la coppia si era separata. Il Tribunale di Brescia aveva addebitato tale separazione alla donna. Poi le cose sono andate diversamente in appello. La Corte territoriale ha ribaltato il primo verdetto per due motivi: il rapporto di dipendenza di lui dalla madre e le fortissime conflittualità contro la donna. In particolare i giudici del capoluogo lombardo, oltre all'addebito, hanno negato all'uomo l'affidamento condiviso della figlia, permettendogli di vederla solo due pomeriggi a settimana. Agli stessi incontri erano ammessi anche i nonni sprovvisti di un autonomo diritto di visita. Ora la decisione è stata resa definitiva dalla Cassazione.

Le motivazioni. In questa lunga e insolita sentenza la prima sezione civile, sposando in pieno la decisione della Corte d'appello di Brescia, ha chiarito che i giudici di merito hanno correttamente concentrato le loro valutazioni sull'interesse della minore, «motivando il loro convincimento sugli effetti pregiudizievoli che potrebbero derivare allo sviluppo psicologico della medesima dall'affidamento condiviso sia in positivo (con riguardo alla capacità genitoriale della madre) sia in negativo (con riguardo alla particolare situazione del rapporto del padre con la famiglia d'origine e in tale contesto al comportamento gravemente denigratorio da lui e dalla sua famiglia assunto nei confronti della ex moglie)».

Sul fronte della richiesta avanzata dai nonni paterni di un autonomo diritto di visita il Collegio di legittimità ha risposto che «l'articolo 155 del codice civile non attribuisce agli ascendenti del minore un autonomo diritto avente il contenuto indicato dal padre. La norma attribuisce invece al minore il diritto di conservare rapporti significativi con gli ascendenti, nel quadro del mantenimento di un rapporto equilibrato e continuativo con i propri genitori e con la medesima finalità di evitare, per quanto possibile, che la separazione produca traumi nello sviluppo della personalità del minore stesso».

Ad avviso dei Supremi giudici, dunque, la decisione di merito non dev'essere cassata sul punto perché i magistrati si sono semplicemente avvalsi della facoltà discrezionale di provvedere alla concreta regolazione dei rapporti con la bambina. Insomma l'interesse della minore poteva dirsi soddisfatto mediante la frequentazione dei nonni durante le visite con il padre.

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