Il profilo che emerge dallo studio è quello di nuclei famigliari relativamente numerosi a reddito medio-alto dove il capofamiglia o i coniugi sono giovani e con un buon livello di istruzione che manifestano importanti necessità di consumo immediate cui non possono far fronte autonomamente. Motivo per cui decidono di ricorrere al credito al consumo confidando di poterlo ripagare negli anni a venire quando il loro reddito potrebbe aumentare o stabilizzarsi. Questo inoltre è anche il profilo cui i prestatori (banche e istituti di credito) sono più disposti a concedere prestiti. Anche perché per i nuclei a reddito medio-alto la percentuale di mancato rimborso del prestito è inferiore a quella dei nuclei a basso reddito. La percentuale dei casi di mancato rimborso dei crediti al consumo concessi in Italia è del 10,5% sul totale. Il 28,9% dei mancati rimborsi sono di nuclei a basso reddito.
Dei nuclei famigliari che in Italia utilizzano il credito al consumo un quarto è costituito da coppie con figli (il 24,9% del totale). Una percentuale analoga il (23%) sono famiglie monoparentali. Mentre nel 12% dei casi si tratta di coppie senza figli e nel 7,4% di nuclei composti di una sola persona. Altre situazioni rappresentano il 17,2% dei casi. Omogenea la situazione per quanto riguarda il grado di istruzione: hanno conseguito il diploma delle scuole medie inferiori (o meno) il 12,3% dei soggetti. Il 18,5% quello delle scuole medie superiori. Mentre il diploma di laurea è posseduto dal 16,9% del campione monitorato. Dal punto di vista della situazione lavorativa il 21,1% dei soggetti sono lavoratori a tempo pieno. Il 16,8% lavora part-time. Il 12,5% è disoccupato. I rimanenti o sono in pensione (6,6%) o non lavorano per altro motivo (6%). Per quanto riguarda il contratto il 22% è assunto a tempo indeterminato. Il 18% a tempo determinato. Minore infine la percentuale dei nuclei famigliari possessori della prima casa che chiedono un credito al consumo (7,8%) rispetto a quelli che vivono in affitto (16,9%).
