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Servizi lunghi, imponibile ad hoc

del 25/08/2011
di: di Franco Ricca
Servizi lunghi, imponibile ad hoc
Sulla base imponibile delle prestazioni intracomunitarie di durata ultraannuale, l'Agenzia delle entrate «corregge» la norma: il committente nazionale, se non effettua pagamenti, dovrà calcolare l'Iva sulla quota di corrispettivo maturata al 31 dicembre di ciascun anno, e non sull'importo delle spese sostenute dal fornitore comunitario. È quanto emerge dalla circolare n. 37 del 29 luglio 2011, con la quale l'agenzia ha illustrato la riforma della territorialità delle prestazioni di servizi, nell'ambito della quale sono contenute anche disposizioni speciali per la determinazione del momento di effettuazione e della base imponibile di talune prestazioni.

Servizi ultrannuali

Si tratta, più precisamente, delle prestazioni di servizi c.d. «generiche» (cioè quelle la cui territorialità è stabilita in base alla regola generale dell'art. 7-ter) rese da un soggetto passivo di un altro stato membro ad un soggetto passivo italiano, effettuate in modo continuativo nell'arco di un periodo di tempo superiore ad un anno e che non comportano, in tale periodo, versamenti di acconti o pagamenti anche parziali. In base alla disposizione speciale introdotta dal dlgs n. 18/2010 nell'art. 6, terzo comma, terzo periodo del dpr 633/72, le suddette prestazioni, in deroga al criterio generale del pagamento del corrispettivo, si considerano effettuate al termine di ciascun anno solare fino a quando sono concluse.

Questa disposizione recepisce solo in parte la norma comunitaria, secondo la quale essa dovrebbe applicarsi a doppio senso: non solo, cioè, alle suddette prestazioni rese da fornitori Ue a committenti soggetti passivi italiani, ma anche alle analoghe prestazioni rese da fornitori italiani a committenti soggetti passivi Ue. L'incongruenza (che non è isolata, per quanto attiene alla disciplina del momento di effettuazione dei servizi intracomunitari) dovrebbe cessare quando entrerà in vigore la legge comunitaria 2010, ove è prevista la modifica.

In ordine alla disposizione in esame, la circolare dell'agenzia fornisce una prima, importante precisazione per la delimitazione oggettiva della fattispecie, osservando che per realizzare l'ipotesi qui considerata è anzitutto necessario che siano trascorsi dodici mesi per poter qualificare la prestazione come ultrannuale (questo anche nel caso in cui la durata pluriennale sia prevista sino dall'origine). Una volta che si sia verificato questo presupposto temporale, occorrerà attendere il 31 dicembre per ritenere realizzata, pro-quota, la prestazione. Esemplificando, prosegue la circolare, in relazione ad un servizio continuativo di manutenzione (è da precisare, non di beni immobili) reso da un fornitore francese ad un imprenditore italiano, iniziato il 1° aprile 2011, per il quale non sono previsti pagamenti o acconti parziali, occorre anzitutto attendere la data del 1° aprile 2012 per ritenere realizzato il presupposto della durata ultrannuale; dopo di che, al 31 dicembre 2012 il committente dovrà rilevare l'avvenuta effettuazione della prestazione, emettendo l'autofattura, in applicazione della disposizione speciale in esame, per cui l'evento coprirà, in prima realizzazione, un arco temporale di 21 mesi. Ovviamente, qualora la prestazione prosegua con le medesime caratteristiche, la successiva rilevazione scatterà il 31 dicembre 2013 e coprirà, stavolta, un arco di 12 mesi, e così via fino all'ultimazione.

La base imponibile

In relazione alla descritta prestazione ultrannuale, non essendovi pagamento del corrispettivo, l'articolo 13, comma 2, lett. c) del dpr 633/72 detta una particolare disposizione per quanto riguarda la determinazione della base imponibile, prevedendo che essa è costituita «dalle spese sostenute dal soggetto passivo per l'esecuzione dei servizi». Pertanto, al momento dell'emissione dell'autofattura, per conoscere l'imponibile da assoggettare all'Iva con il meccanismo dell'inversione contabile, il committente italiano dovrebbe chiedere al fornitore comunitario la comunicazione dell'ammontare delle spese che questi ha sostenuto per l'erogazione del servizio. Si tratta, con tutta evidenza, di una disposizione incongrua e inapplicabile, che non trova alcun conforto nella normativa comunitaria. La circolare dell'agenzia, pertanto, opportunamente e necessariamente corregge la norma, precisando che essa si deve interpretare nel senso che «la base imponibile da indicare nell'autofattura è determinata rapportando il corrispettivo totale pattuito dalle parti (da corrispondersi a fine prestazione) alla quota parte di servizio che è stata resa nel momento in cui si rileva l'ultimazione della prestazione, e cioè alla fine di ciascun anno solare». Riprendendo l'esemplificazione di prima, dunque, supponendo che il contratto fra il fornitore francese e il committente italiano preveda un corrispettivo complessivo di 100.000 euro e una durata di 60 mesi, alla data del 31 dicembre 2012 il committente dovrà autofatturare l'importo di 35.000 euro, pari a 21/60esimi del corrispettivo complessivo.

Questa interpretazione, oltre che inevitabile, sembra in linea con le disposizioni comunitarie. Al riguardo, la direttiva 2006/112/CE non prevede particolari criteri di determinazione della base imponibile delle prestazioni ultrannuali qui considerate. Pertanto, la fattispecie appare riconducibile alla previsione generale dell'art. 73, secondo cui la base imponibile comprende tutto ciò che costituisce il corrispettivo versato «o da versare» al fornitore o al prestatore. La direttiva 2008/117/CE, nell'introdurre la particolare fattispecie sull'effettuazione della prestazione, non ha infatti introdotto, correlativamente, apposite disposizioni sulla base imponibile, per cui si rende applicabile la richiamata previsione generale del corrispettivo “da versare”, commisurato alla quota di prestazione che deve ritenersi eseguita al 31 dicembre.

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