Troppo i ritardi nell'attivazione degli apparati, i malfunzionamenti, l'insufficienza della infrastrutture telematiche che hanno offuscato una buona idea, quella di controllare meglio la gestione dei rifiuti.
Si rimane così nell'antico meccanismo della limitazione della responsabilità del produttore dei rifiuti di cui all'art. 188 del dlgs n. 152/2006. Infatti, secondo questa impostazione la responsabilità del produttore dei rifiuti cessa con la consegna ad un impianto autorizzato e con la sottoscrizione da parte del gestore della quarta copia del formulario, adempimento forse un po' burocratico ma che dà certezza alle imprese.
Ma è proprio la fine del Sistri? Così non sembra. In questa settimana il decreto legge n. 138 ha iniziato il suo iter al senato. Durante l'esame in commissione ambiente, nella seduta del 23 agosto, maggioranza e opposizione hanno votato affinché il Sistri sia salvaguardato. Ma l'abrogazione voluta dal governo, e in particolare dal ministro alla semplificazione, Roberto Calderoli, ha rappresentato per il parlamento un'occasione per tornare a chiedere più tempo e ulteriori modifiche tecniche; alcune delle quali relative ad alcune tipologie di rifiuti. La Commissione Ambiente ha chiesto sì il ripristino del Sistri, ma anche una proroga di quattro mesi (con partenze scaglionate dal 1 gennaio e non più dall'1 settembre). E, soprattutto, ha chiesto che al ministero dell'ambiente venga posta la richiesta per quelle modifiche tecniche, alcune delle quali relative alle tipologie di rifiuti, che permettano finalmente agli operatori di potersi adeguare al nuovo sistema senza le difficoltà che ne hanno segnato sino a oggi la sperimentazione. Spetta ora al parlamento e al governo dare una fisionomia più precisa alla manovra, anche sulla questione Sistri.
