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Servizi, l'ente locale rischia grosso

del 25/08/2011
di: di Antonio Ciccia
Servizi, l'ente locale rischia grosso
Rischio di perdite per gli enti locali dalla liberalizzazione dei servizi pubblici locali. L'obbligo di mettere sul mercato i servizi pubblici potrebbe, infatti, comportare la dismissione di attività redditizie, con conseguenti perdite per l'ente locale. Questo il possibile effetto della manovra economica bis (decreto 138/2011), che all'articolo 4 si occupa dell'adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali alla normativa comunitaria (con una disciplina speciale per i settori acqua, gas, energia elettrica, ferrovie regionali e farmacie comunali).

Vediamo, comunque, come diventerà operativa la liberalizzazione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Tra l'altro le disposizioni riguardano solo il futuro, in quanto le procedure di affidamento già avviate all'entrata in vigore del presente decreto legge sono salve. In questi casi la liberalizzazione può attendere.

In base alla norma gli enti locali dovranno verificare periodicamente la fattibilità di una gestione concorrenziale dei servizi pubblici locali, con l'obiettivo di liberalizzare tutte le attività economiche. Liberalizzare significa mettere sul mercato e togliere da un regime di esclusiva. Non a caso la norma dispone esplicitamente di voler limitare i diritti di esclusiva a casi eccezionali e cioè quando i privati sarebbero inidonei a garantire un servizio rispondente ai bisogni della comunità.

La disposizione è vaga e indefinita, ma sarà lo stesso ente locale a dover fare le scelte concrete. L'articolo quattro, infatti, demanda allo stesso ente locale di adottare una delibera quadro, in cui elencare i settori sottratti alla liberalizzazione, con ampia motivazione della scelta della sottrazione al mercato.

Insomma con una deliberazione ben motivata la liberalizzazione viene stoppata. Tra l'altro non c'è alcun controllo specifico sulla deliberazione. In effetti l'articolo 4 prevede un invio della deliberazione all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, ma non prevede poteri inibitori dell'Antitrust. Certo, i privati possono ricorrere contro le deliberazioni, e allora la palla passera' in mano ai tribunali amministrativi. E comunque si potranno fare segnalazioni alla Corte dei conti per provocare un intervento del giudice contabile in relazione a danni erariali derivanti dalla mancata liberalizzazione.

La deliberazione in questione deve essere adottata una prima volta entro un anno e poi periodicamente a seconda di quanto prevederà il regolamento dell'ente locale. In ogni caso la deliberazione dovrà precedere al conferimento e al rinnovo della gestione dei servizi.

La scelta del mercato (e quindi della attribuzione del servizio pubblico al privato) dovrà comunque essere prioritaria, in quanto il decreto 138 esplicita la regola delle compensazioni economiche a favore dei gestori privati, tenuti eventualmente a rispettare tariffe basse o particolari condizioni di erogazioni. La norma a questo proposito dice che gli enti locali, se necessario, definiscono gli obblighi di servizio pubblico, e l'ente locale deve premunirsi di definire tali obblighi per non lasciare all'azienda ogni scelta sulla erogazione del servizio (sarebbe una delega in bianco al privato su come gestire il servizio pubblico). Di questo aspetto l'ente locale deve ricordarsi già al momento della stesura degli atti di gara per il conferimento del servizio (bandi e capitolati, schemi di contratti di servizio).

Quanto ai possibili effetti dell'intervento la norma sostiene che la stessa sia a costo zero. Tuttavia, nei lavori preparatori, la stessa nota di lettura del servizio del bilancio del senato mette in evidenza possibili conseguenze negative indirette sui bilanci degli enti locali.

La realizzazione di una gestione concorrenziale dei servizi non pare, si legge nella nota, debba tenere conto delle incidenze finanziarie che esso potrà procurare ai bilanci degli enti locali e quindi potrebbe accadere che, per effetto della presenza di una gestione concorrenziale, l'ente locale si trovi a esternalizzare un servizio economicamente redditizio per il bilancio dell'ente.

Si noti, infatti, che tra le motivazioni della deliberazione per sottrarre un singolo servizio al mercato non è prevista la convenienza per l'ente di tenere il servizio stesso in quanto porta soldi alle casse pubbliche. Nella deliberazione si dovrà fare riferimento ai fallimenti del sistema concorrenziale e/o ai benefici per la stabilizzazione, lo sviluppo e l'equità all'interno della comunità locale del mantenimento del regime di esclusiva. Ma non si fa riferimento, invece, al fatto che la gestione del servizio sia redditizia e porti utili.

Una motivazione di questo tipo sarebbe facilmente impugnabile dai privati interessati ad accaparrarsi quote di mercato, in quanto non è prevista dalla legge.

Altra questione evidenziata dal servizio bilancio del senato è se dalla liberalizzazione deriveranno entrate di tipo mobiliare per l'ente e se, paradossalmente, il loro utilizzo non determini effetti negativi in termini di indebitamento netto. Infatti, tali entrate sono inclusa fra le partite finanziarie e non possono essere utilizzata a miglioramento dell'indebitamento netto. Mentre un suo eventuale utilizzo in termini di spesa dovrebbe tradursi in senso negativo sul medesimo saldo dell'indebitamento netto.

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