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La busta costa cara

del 24/08/2011
di: di Marilisa Bombi
La busta costa cara
Regolamentare in maniera più organica, prevedendo le relative sanzioni per chi non rispetta il divieto di porre in vendita le sportine di plastica usa e getta, ma anche promuovere le politiche del riuso. È quanto prevede lo schema di disegno di legge in materia di divieto di commercializzazione di sacchi non biodegradabili per asporto merci approvato dal consiglio dei ministri il 3 agosto scorso. La normativa licenziata dal governo e che sarà ora sottoposta all'approvazione del parlamento definisce meglio la portata del divieto, chiarisce i riferimenti normativi europei per la biodegradabilità dei materiali, ed è stata correttamente notificata all'Ue che la sta valutando. «Gli italiani», ha commentato il ministro Prestigiacomo, «hanno dato prova in questi mesi di una straordinaria maturità ambientale, accettando di buon grado il divieto dei sacchetti usa e getta e utilizzando le buste biodegradabili o borse della spesa riutilizzabili. Siamo i primi in Europa ad aver messo «fuori legge» gli shopper inquinanti, con un provvedimento che ha suscitato molti consensi e ha aperto la strada a un ripensamento in sede Ue sull'argomento». Pesanti le sanzioni per chi non si adegua perché si va da un minimo di 2.500 a 25 mila euro con la possibilità di aumentarle fino al quadruplo. Sono, comunque, esclusi dal divieto i sacchi per l'asporto delle merci, di spessore superiore a 400 micron dotati di manici accessori e di dispositivi di chiusura nonché di caratteristiche tecniche e costruttive che favoriscono il loro riutilizzo duraturo e li dotino di un autonomo valore economico. In pratica, i sacchi per l'asporto delle merci commercializzabili devono risultare conformi ai criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario. Il provvedimento, composto da un unico articolo, lascia invariato il termine del primo gennaio di quest'anno, data dalla quale è stato fatto scattare il divieto di commercializzazione dei «sacchi per l'asporto delle merci» non biodegradabili disposto dalla legge finanziaria 2007. Peraltro, come ItaliaOggi aveva informato, il divieto d'inizio anno era stato prontamente impugnato in sede Ue da alcuni gruppi industriali produttori di sportine, anche in relazione al fatto che il divieto non era stato preceduto da una campagna di sensibilizzazione, così come invece il legislatore si era impegnato ad effettuare.
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