È evidente invece che:
a) l'aumento dell'Iva riguarderebbe tutte le vendite dichiarate e non quelle evase, con discriminazioni assai più ampie del contributo di solidarietà;
b) esso produrrebbe forti incentivi all'ulteriore evasione dell'Iva, frustrando ogni tentativo di recupero. Per contro, gli alti redditi che oggi non evadono è perché non riescono a farlo, circostanza che permarrebbe con l'aumento del prelievo;
c) si colpirebbe la componente della domanda di gran lunga più grande e più in difficoltà, i consumi, con pericoli molto gravi per il timido sviluppo in atto. Timido, ma nell'ultimo trimestre superiore alla media europea: ovvero, quando andiamo meglio, cercheremmo subito di passare al peggio;
d) si darebbe uno stimolo all'inflazione e alla rincorsa salariale, che aggraverebbe dette conseguenze negative sullo sviluppo.
Il contributo di solidarietà non è certamente il plus della manovra. Ma, da un punto di vista strutturale, proprio perché si tratta di un contributo e non di un'imposta, è invece utilissimo per fare spazio ad analisi innovative sulla crisi del sistema economico e fiscale (ad esempio quella di Fred Hirsch), che finora non sono riuscite a decollare.
Tornando all'Iva, in luogo dell'aumento delle aliquote (che è peraltro presente anche nella manovra, in alternativa al taglio delle detrazioni, qualora non si riescano ad ottenere i risparmi sperati dalla delega assistenziale), proprio per evitare tale esito, sono invece indispensabili due misure «piccole», ma decisive per un effettivo percorso di rientro dell'evasione:
1) l'estensione del quadro Vt a livello provinciale, quale base per il riparto capitario dell'Iva a livello comunale. Ciò in alternativa all'attuale ricorso all'Irap, senza senso dato che a livello regionale la base di riparto è data dai consumi dell'attuale Vt;
2) la riformulazione degli studi di settore su base provinciale, usando quale strumento di controllo i dati del suddetto nuovo Vt provinciale, in collaborazione con le camere di commercio e le organizzazioni imprenditoriali, già organizzate su tale livello di governo.
Ciò non solo porrebbe su basi solide il rientro dall'evasione, a riguardo del quale si odono solo vuote chiacchiere. Stroncherebbe anche discorsi di livello analogo sull'abolizione delle province, l'unico livello di governo «naturale» oltre i comuni, che le parti sia sindacali sia imprenditoriali hanno scelto da sempre come fulcro efficiente della propria attività quali organismi collettivi.
Giuseppe Vitaletti
