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Partecipazione qualificata addio

del 24/08/2011
di: di Norberto Villa
Partecipazione qualificata addio
Splitting dei redditi societari senza più motivazioni fiscali. Regime della trasparenza da riconsiderare. Soci delle pmi e delle piccole holding familiari alla cassa entro il 31/12. Rischio di impoverimento dei già magri patrimoni delle imprese. Il passaggio dalla tassazione dal 12,5 al 20% dei dividendi da partecipazioni qualificate cambierà alcune politiche fino ad oggi seguite magari con il solo obiettivo di un risparmio d'imposta.

Lo splitting dei dividendi

La manovra ha cancellato la differenziazione fino ad oggi esistente nella misura di tassazione dei dividendi. Differenziazione basata sulla tipologia di partecipazione posseduta: qualificata o non qualificata.

Tale misura ha sempre avuto una importante influenza nelle scelte societarie per le imprese di ambito familiare dove facendo comparire nella struttura societaria persone legate da affetti familiari si individuava una semplice formula di splitting fiscale. Grazie alla partecipazione detenute dai familiari ognuno (o più di uno degli stessi) anche se magari poco avevano a che fare con l'impresa può scontare l'effetto di avere i dividendi tassati con 7,5 punti percentuali in meno.

Non si possono nascondere le insidie, più che altro di tipo civilistico, che tali comportamenti hanno, in quanto il risparmio fiscale trova come contro partita quella della presenza di soci che poco hanno a che a fare con l'impresa e con oltre all'aspettativa al dividendo può naturalmente godere di tutti i diritti tipici dei soci (anche se poi con una opportuna calibratura dello statuto gli stessi vengono, nei limiti del possibile, ritagliati su misura alla situazione concreta). Nonostante ciò il fenomeno esiste ma dal 1° gennaio 2012 viene meno qualsiasi interesse fiscale allo stesso. Tutti i soci saranno tassati al 20% per i dividendi derivanti sia da partecipazioni qualificate che non qualificate.

La trasparenza

Pur con tutte le incognite civilistiche il regime fiscale introdotto dall'ultima riforma fiscale del 2004 cosiddetto della trasparenza ha mostrato un certo successo nelle società di minori dimensioni. Grazie allo stesso il reddito prodotto (come avviene nelle società personali) è imputato per la tassazione in capo ai soci. Le regole prevedono altri limiti, ma il regime è stato spesso scelto ancor una volta per ottenere uno splitting dei redditi prodotti e quindi una minor tassazione conseguente all'applicazione delle aliquote irpef progressive. Il mutamento delle percentuale di tassazione dei dividendi può comportare una rivisitazione delle scelte fatte fino ad oggi. Infatti nel confrontare i regime ordinario e quello della trasparenza l'innalzamento della tassazione del dividendo dal 12,5 al 20% (per le partecipazioni non qualificate) potrebbe portare ad individuare nuove ipotesi di convenienza per tale regime.

I soci non qualificati alla cassa

Un rischio indiretto delle nuove previsioni è quello di portare a un impoverimento dei patrimoni aziendali proprio di quelle imprese che soffrono di tale situazione. Un dividendo erogato entro il 31/12/2011 può scontare imposte al 12,5% mentre quello percepito qualche giorno dopo vedrebbe l'aliquota alzarsi al 20%.

Tale mossa dovrà fare i conti con le possibilità finanziarie dell'impresa. Il dividendo deve essere erogato entro tale data per sfruttare le vecchie regole, ma per far ciò occorre la liquidità.

È vero che lo stesso potrebbe essere «erogato» mediante una sua trasformazione in prestito non fruttifero ma tale manovra dovrà essere posta in essere seguendo tutte le formalità del caso al fine di evitare possibili contestazioni di elusività della fattispecie. Quindi oltre alla distribuzione anche la contemporanea concessione del finanziamento è bene che sia formalizzata per iscritto e con data certa. È chiaro che il socio non qualificato subirebbe in tal caso una tassazione anticipata del dividendo rispetto a quanto monetariamente percepito e quindi le valutazioni finanziarie saranno spesse decisive per la scelta.

Inoltre occorrerà considerare che la distribuzione (fatte salve clausole particolari dello statuto) deve riguardare l'intera compagine societaria e quindi il rischio potrebbe essere quello di sottoporre ad una tassazione anticipata anche i soci qualificati che non avrebbero nessun vantaggio da tale anticipazione (pagherebbero subito le imposte pur non ricevendo il dividendo, imposte però identiche a quelle che pagheranno in futuro). Sul punto un salvataggio è dato dal principio di cassa. Se è vero che la distribuzione deve riguardare tutti i soci e anche vero che la percezione del dividendo, decisiva ai fini della sua tassazione può invece seguire tempistiche differenti. Deliberando la distribuzione di 100 di cui i 50 di spettanza ai soci non qualificati trasformati in finanziamenti e gli altri invece mantenuti in attesa dell'incasso si potrebbe individuare una via intermedia. Ciò che deve però essere chiaro è che tali manovre potrebbero sempre finire sotto l'occhio (spesso troppo) vigile del fisco indirizzato a vedere comportamenti vietati in tutti i casi in cui si può giungere ad un risparmio d'imposta.

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