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Cause lunghe, forfait variabile

del 23/08/2011
di: di Debora Alberici
Cause lunghe, forfait variabile
Le cause previdenziali durate troppo a lungo, anche se elencate dalla Corte europea come quelle di particolare importanza, non danno necessariamente diritto al bonus di 2 mila euro. È quanto affermato dalla Suprema corte con la sentenza n. 17447 del 22 agosto 2011. Secondo i giudici il fatto che la Corte europea dei diritti dell'uomo abbia riconosciuto (in caso di irragionevole durata del processo) il diritto a un'ulteriore somma forfettaria nei giudizi di particolare importanza, tra i quali ha incluso, in via esemplificativa, anche le cause previdenziali, non significa che dette cause debbano essere necessariamente considerate di particolare importanza e non comporta alcun automatismo nella liquidazione del maggior indennizzo. Ne consegue, da un lato, che spetta al giudice del merito valutare se, in concreto, la causa previdenziale abbia avuto una particolare incidenza sulla componente non patrimoniale del danno e che tale valutazione discrezionale non implica un obbligo di motivazione specifica.

Inoltre il Collegio di legittimità ha bacchettato i magistrati di secondo grado perché «la Corte si è infatti limitata a sottolineare, ai fini della quantificazione dell'indennizzo, l'esiguità del valore della controversia, ma non ha operato il necessario giudizio di comparazione tra la natura e l'entità della pretesa patrimoniale azionata e la condizione economico-sociale della parte, solo attraverso il quale avrebbe potuto valutare l'impatto del ritardo sull'animo della ricorrente».

Il caso riguarda una donna che aveva citato in giudizio il ministero della giustizia per ottenere il risarcimento del danno morale perché la causa previdenziale nella quale era stata parte era durata troppo. La Corte d'appello di Roma le aveva accordato solo 850 euro perché, aveva sostenuto, il valore era così esiguo da non comportare un ristoro cospicuo. Non solo. I giudici avevano disconosciuto il bonus di 2mila euro di solito liquidato per le cause di particolare importanza. La Cassazione ha sconfessato la prima tesi sostenendo che il valore esiguo della causa non fa scendere l'indennizzo mentre ha confermato la seconda sostenendo che le liti contro l'Inps non danno necessariamente diritto al bonus.

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