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Cessioni quote di srl aperte

del 23/08/2011
di: di Benedetta Pacelli e Ignazio Marino
Cessioni quote di srl aperte
Il Consiglio di stato chiude definitivamente la partita sulla pubblicità relativa alle prestazioni professionali per le cessioni di quote srl. Con una sentenza della sesta Sezione i giudici di Palazzo Spada (n. 4737) infatti accolgono l'appello dei commercialisti, dichiarando improcedibile quello dei notai, sostenendo che gli impegni a suo tempo presentati dal Consiglio nazionale del notariato non potevano essere esaminati, in quanto presentati fuori dal termine massimo previsto dalla normativa in materia. Insomma si chiude così una vicenda iniziata circa 3 anni fa quando all'indomani dell'approvazione della legge (133/08) che fa venire meno l'esclusiva ai notai in materia di cessione di quote societarie, era apparse sui principali quotidiani nazionali la pubblicità «Senza notaio meno sicurezza – Cessione quote di Srl. Ipotesi a confronto» in cui il notariato aveva proposto un confronto tra le prestazioni offerte ai fini della cessione delle quote sociali della srl. Di fronte a questa iniziativa, l' Ordine dei commercialisti di Bologna e il Consiglio nazionale (Cndcec) si erano rivolti all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, chiedendo che fosse accertata la natura ingannevole della pubblicità notarile e che venissero irrogate le sanzioni inibitorie e pecuniarie di legge. L'Autorità guidata da Antonio Catricalà però con un provvedimento a sorpresa nel marzo 2009 aveva omesso di irrogare le sanzioni richieste chiudendo il procedimento a fronte di una lettera di impegni presentata dai notai. Dunque bastava questo per l'Antitrust, ma non per i commercialisti che ne avevano impugnato la decisione davanti al Tribunale amministrativo regionale del Lazio, ottenendone l'annullamento. Secondo i giudici laziali, infatti, l'Autorità avrebbe dovuto assumere una posizione più incisiva perché il peso di una missiva con le precisazioni pubblicata sul sito dei notai non è congruo alla divulgazione con la campagna pubblicitaria sui quotidiani delle affermazioni dei notai. La sentenza del Tar del Lazio, comunque, era stata appellata dai notai che chiedevano che fosse ritenuto legittimo il patteggiamento accettato dall'Autorità garante e dai commercialisti che deducevano la sua illegittimità anche per motivi diversi da quelli affermati dal Tar. I giudici di Palazzo Spada dunque confermando la sentenza del Tar ribadendo in sostanza la decisione che l'Autorità aveva già assunto dichiarando ingannevole la campagna pubblicitaria e inibendo la sua prosecuzione. Soddisfatto il presidente Odei dell'Ordine dei dottori commercialisti di Bologna Gianfranco Tomassoli per una sentenza che ha «definitivamente coronato dal successo una nostra iniziativa di doverosa tutela non solo per la categoria dei commercialisti ma anche per tutto il mondo delle imprese, visto che la pubblicità dei notai non era corretta anche e soprattutto nella comparazione dei costi dei servizi offerti da notai e commercialisti per la cessione delle quote sociali».

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