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Niente Iva sui prestiti ad usura

del 23/08/2011
di: di Franco Ricca
Niente Iva sui prestiti ad usura
L'Iva tratta allo stesso modo le attività svolte in modo lecito o illecito. Pertanto, poiché le operazioni creditizie sono esenti dall'imposta, lo è anche la concessione di prestiti a tassi usurari. A stabilirlo un'ordinanza della Corte di giustizia Ue, che si richiama al principio di neutralità dell'Iva. Nelle altre sentenze riproposte oggi, invece, la corte risolve delle problematiche circa la possibilità di riconoscere l'esenzione Iva a servizi di incasso di crediti professionali, all'impegno all'acquisto di azioni e alla piattaforma informatica per la messaggistica finanziaria.

Prestiti ad usura. Con un'ordinanza del 7 luglio 2010, a chiusura del procedimento C-381/09, la corte ha dichiarato che l'usuraio non deve pagare l'Iva. Dal momento che la concessione di prestiti dietro interessi contenuti è esente dall'imposta, lo stesso trattamento deve essere applicato ai prestiti a tassi usurari, in quanto il principio di neutralità non consente di differenziare il regime Iva a seconda che l'attività sia esercitata in modo lecito o illecito.

Il procedimento è stato promosso dalla Corte di cassazione italiana in relazione a una controversia scaturita da un avviso di accertamento che l'Agenzia delle entrate aveva notificato a una persona condannata per il reato di usura, richiedendo il pagamento dell'Iva sui proventi derivanti dall'attività di erogazione di prestiti. L'interessato aveva impugnato l'accertamento, sostenendo che tali proventi dovevano essere considerati esenti dall'Iva al pari delle operazioni finanziarie, ai sensi dell'art. 10, primo comma, n.1, del dpr 633/72. Ma il ricorso e il successivo appello sono stati respinti dai giudici di merito, secondo i quali i proventi da attività illecite non potevano essere equiparati alle attività finanziarie lecite.

La cassazione, però, ritenendo non prive di fondamento le argomentazioni dell'interessato alla luce della normativa comunitaria sull'Iva, ha deciso di sottoporre la questione alla Corte di giustizia Ue che, ritenendo di poter chiaramente desumere la soluzione dalla propria giurisprudenza, ha deciso con lo strumento dell'ordinanza. La corte ha osservato che il principio di neutralità fiscale non consente una distinzione generale fra le operazioni lecite e quelle illecite, per cui la qualificazione di un comportamento come illecito non comporta, di per sé, una deroga all'assoggettamento all'imposta.

Una deroga è possibile solo in situazioni specifiche, nelle quali, a causa delle caratteristiche di taluni beni o servizi, è esclusa qualsiasi concorrenza tra un settore economico lecito e un settore illecito. Ad esempio, il commercio di stupefacenti o di banconote false. Questo non accade però nel caso dei prestiti ad usura, poiché il prestito di denaro costituisce un'attività economica non soggetta a un divieto assoluto.

In particolare, secondo il diritto italiano, solo i prestiti dietro pagamento di interessi eccessivamente elevati sono da considerare vietati. Mentre la circostanza dell'entità della controprestazione non incide in alcun modo sulla natura economica dell'attività. E non impedisce che vi sia concorrenza in tale settore tra prestiti ad usura illeciti e prestiti leciti. Posto dunque che l'attività di prestito ad usura rientra nell'ambito di applicazione della direttiva Iva, per quanto riguarda l'applicazione della norma di esenzione, in conformità al principio di neutralità fiscale, essa non prevede distinzioni fra prestiti leciti e illeciti. Gli stati membri non possono pertanto limitare l'esenzione ai soli prestiti leciti. Negare l'esenzione all'attività di prestito a tassi eccessivamente elevati, al fine di punire il reato di usura, perseguirebbe uno scopo estraneo a quello della direttiva Iva. Resta salva, naturalmente, la facoltà degli stati membri di reprimere tali violazioni con opportune sanzioni.

Servizio di gestione incassi. Nella sentenza 28/10/2010, C-175/09, la corte ha stabilito che il servizio di incasso e di gestione dei pagamenti dovuti dai clienti a un professionista, effettuato da una società con un sistema di addebito e accredito sui conti bancari degli interessati, non può considerarsi esente dall'Iva. Questo servizio, secondo la corte, non rientra infatti nella disposizione dell'art. 13, parte B, lett. d) della sesta direttiva, che esenta dall'imposta le operazioni (negoziazione compresa) relative ai depositi di fondi, ai conti correnti, ai pagamenti, ai giroconti, ai crediti, agli assegni e ad altri effetti commerciali, ad eccezione del recupero dei crediti. Questioni, sollevate da giudici britannici, vertevano sulla possibilità di riconoscere l'esenzione all'attività svolta da una società che fornisce ai dentisti servizi di supporto. Il principale dei quali è un sistema di pagamento tra professionisti e loro clienti, gestito dalla società medesima e che, previa sottoscrizione di apposti formulari contrattuali, permette la riscossione dei crediti dei professionisti attraverso ordini di pagamento impartiti dai clienti alla banca. La società provvede poi ad accreditare le somme spettanti sui conti di ciascun professionista, al netto di una commissione il cui trattamento ai fini Iva forma oggetto della questione.

La corte ha chiarito anzitutto che le operazioni descritte devono essere considerate ai fini Iva come un'unica prestazione. Quanto al trattamento del corrispettivo, dopo avere ricordato che le esenzioni sono soggette al criterio dell'interpretazione restrittiva, la corte ha osservato che il servizio in esame costituisce, in linea di principio, un'operazione relativa a pagamenti, esente in base alla citata disposizione, a meno che non si tratti di un recupero crediti.

Secondo la giurisprudenza, il servizio in questione rientra proprio nella nozione di recupero crediti, avendo come finalità quella di far conseguire ai clienti della società (i dentisti) i pagamenti delle somme dovute dai loro pazienti. Anche se si tratta di crediti non ancora scaduti e che saranno pagati alla scadenza. Il servizio in esame, pertanto, non può fruire dell'esenzione dall'imposta.

Garanzia di sottoscrizione. Nella sentenza 10/3/2011, C-540/09, la corte ha dichiarato che l'istituto di credito che, dietro pagamento di una commissione, assume nei confronti di una società che emette azioni sul mercato l'impegno di acquistare i titoli che risultano non sottoscritti alla scadenza del periodo di collocamento, fornisce una prestazione di servizi esente dall'Iva ai sensi dell'art. 13, parte B, lett. d), n. 5 della sesta direttiva, in quanto rientrante nella nozione di «operazione relativa ad azioni».

La corte, precisato preliminarmente che la descritta operazione è rilevante agli effetti dell'Iva come prestazione di servizi a titolo oneroso, ha ricordato che le operazioni sui titoli previste dalla citata disposizione sono quelle che possono creare, modificare o estinguere i diritti e gli obblighi delle parti, anche in via potenziale. La garanzia di sottoscrizione dei titoli soddisfa tali requisiti, perché anche nel caso in cui le azioni dovessero essere interamente sottoscritte dagli investitori sul mercato, per cui il garante non dovrebbe più accollarsi i titoli non collocati, il contratto di garanzia è di per sé idoneo a creare, modificare o estinguere diritti sulla proprietà delle azioni, essendo sufficiente la semplice previsione di questa possibilità. Peraltro, discriminare l'applicabilità dell'esenzione in funzione della circostanza della sottoscrizione parziale o totale delle azioni emesse sarebbe in contrasto con il principio di neutralità fiscale sul quale si basa il sistema comune dell'Iva, in quanto soggetti che effettuano le stesse operazioni potrebbero essere trattati diversamente.

La corte ha quindi concluso che la disposizione della sesta direttiva si interpreta nel senso che l'esenzione dall'Iva comprende i servizi che un istituto di credito fornisce, a titolo oneroso, sotto forma di una garanzia di sottoscrizione a una società che intende emettere azioni, garanzia in applicazione della quale l'istituto si obbliga ad acquistare le azioni che non siano state sottoscritte allo scadere del periodo di sottoscrizione.

Messaggistica finanziaria. Nella sentenza 28/7/2011, C-350/10, infine, la corte ha dichiarato che il servizio consistente nella gestione di un sistema informatico che consente agli operatori finanziari lo scambio di messaggi per l'effettuazione delle transazioni, nel quale la responsabilità contrattuale del prestatore è limitata agli aspetti tecnici e non si estende al contenuto finanziario delle operazioni, non può beneficiare dell'esenzione dall'Iva prevista per le operazioni bancarie e finanziarie. La questione, sollevata dai giudici finlandesi, mirava a chiarire la portata delle disposizioni della sesta direttiva che esentano dall'Iva le operazioni relative ai depositi di fondi, ai conti correnti, ai pagamenti, ai giroconti, ai crediti (eccettuato il recupero), agli assegni e ad altri effetti commerciali, e quelle relative ad azioni, quote sociali, obbligazioni e altri titoli (esclusi quelli rappresentativi di merci).

In particolare, si trattava di verificare se potesse considerarsi esente un servizio di messaggeria elettronica per organismi finanziari, effettuato da un'impresa, che permette a più di 9 mila banche, istituti finanziari e di gestione di titoli di scambiare tra loro messaggi finanziari standardizzati, concernenti soprattutto pagamenti interbancari e operazioni su titoli, tramite un apposito software e un sistema di trasmissione di dati criptati predisposto e gestito dall'impresa.

La corte ha ricordato che, per poter fruire dell'esenzione, i servizi forniti devono formare un insieme distinto, valutato globalmente, che abbia l'effetto di adempiere le funzioni proprie delle operazioni bancarie, creditizie, finanziarie. Per quanto riguarda le operazioni relative ai giroconti, in particolare, l'esenzione si applica ai servizi idonei a operare trasferimenti di fondi e a implicare modifiche giuridiche ed economiche. L'esenzione non è invece applicabile ai servizi che consistono nella fornitura di una semplice prestazione materiale o tecnica, come la messa a disposizione di un sistema informatico per la trasmissione di dati.

5ª puntata – La quarta è stata pubblicata su ItaliaOggi del 17/8/2011

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