almeno il 20% della categoria forense è investita dal contributo di solidarietà previsto dalla dura e rigorosa manovra economica varata dal Governo. Gli avvocati, preso atto di questa grave congiuntura economica, però, responsabilmente, non si sono uniti al fronte della protesta, dimostrando così di voler fare la propria parte per il bene del Paese. Tuttavia, nel decreto legge inspiegabilmente si include la riforma delle libere professioni e la si inserisce nell'articolo 3, nel capitolo relativo alle imprese, senza alcun distinguo, oltretutto, per il ruolo di rilevanza costituzionale dell'avvocatura, già sancito dagli articoli 24 e 111 della nostra Carta.
Il proposito del legislatore è ancora più preoccupante sia nella enunciazione della rubrica dello stesso articolo, quando fa riferimento alla «Abrogazione delle indebite restrizione all'accesso e all'esercizio delle professioni e delle attività economiche», sia per l'inclusione delle professioni nell'articolo 41 della Costituzione.
Le professioni non hanno nulla a che vedere con la libertà di impresa ed è inaccettabile che si faccia confusione tra attività intellettuale e attività economiche, mettendo in relazione le professioni con le imprese e le regole della concorrenza e quindi con le previste modifiche del citato articolo 41.
È evidente che questa operazione sottintende una liberalizzazione selvaggia e un annullamento dell'identità delle professioni.
Il principio di libertà di impresa e le regole delle attività economiche non si possono applicare alle professioni. Per questa ragione, lo stesso titolo dell'articolo 3, sopraccitato è una forzatura perché non risponde né alla realtà né ai principi fissati dalla stessa Unione europea, che, più volte, ha sottolineato la specificità del mondo delle libere professioni e in particolare di quella di avvocato. Non si comprende, quindi, alla luce di tutto ciò come alcuni esponenti del mondo libero-professionale abbiano potuto fare aperture al provvedimento del Governo, dichiarandosi favorevoli alla libertà di impresa per il nostro settore. Se qualcuno è d'accordo, sia chiaro che gli avvocati non lo sono.
L'Organismo unitario dell'Avvocatura chiede con determinazione che si modifichi la rubrica dell'articolo 3 del decreto legge e che venga espunta la parte riguardante la riforma delle professioni con una norma autonoma (articolo 3-bis), che definisca in un quadro chiaro la totale separazione tra impresa e libere professioni intellettuali. Nonché l'eliminazione di ogni riferimento all'articolo 41 della Costituzione.
In ogni caso, data la rilevanza costituzionale del ruolo degli avvocati e l'iter avanzato della riforma forense, già approvata dal Senato, è necessario che dall'articolo 3 della Manovra economica venga esclusa l'avvocatura.
