Consulenza o Preventivo Gratuito

Le professioni stiano in allerta

del 20/08/2011
di: Pagina a cura di Simona D'Alessio
Le professioni stiano in allerta
I professionisti italiani devono continuare a guardarsi alle spalle: i «pericoli» di nuovi interventi governativi di liberalizzazione selvaggia, pronti a comparire «dalla sera alla mattina, indubbiamente ci sono». E l'unico antidoto per scongiurare l'ennesimo blitz, secondo Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili, è «avviare serenamente una discussione con le parti, in primis con la Confindustria, perché non posso pensare che quella parte del mondo produttivo che comprende i nostri primi clienti sia, in realtà, un nostro avversario». Il sistema ordinistico in generale, e «la categoria che rappresento hanno dimostrato di sapersi rinnovare» ben prima delle misure contenute nel decreto 138/2011, che lunedì comincerà il suo iter nelle commissioni del Senato, venendo incontro, rimarca il numero uno del Cndcec, alle aspettative dei cittadini che «ci richiedono competenza e correttezza».

Domanda. Presidente, l'articolo 3 della manovra bis ha fissato i criteri per riscrivere, entro 12 mesi, gli ordinamenti delle professioni regolamentate, il cui perno rimane l'esame di stato. Qual è la sua opinione sul testo definitivo?

Risposta. Mi considero soddisfatto. È stato, infatti, raggiunto un equilibrio fra le esigenze di modernizzazione del settore ed il riordino di professioni già esistenti, quelle regolamentate. Cancellarle sarebbe stato un atto contrario agli interessi del Paese, e per noi inaccettabile. Sappiamo bene cosa pretende la clientela: competenza ed onestà, elementi che soltanto gli ordini possono assicurare, a meno che non si voglia dare vita a un Far west delle prestazioni.

D. I punti di forza della mini-riforma?

R. Le tariffe minime indicative, parametro di riferimento, vanno nella direzione di tutelare l'utenza. Aver stabilito che non sono vincolanti, bensì costituiscono la base per concordare un compenso, è un innegabile beneficio per il cittadino. Saluto con favore, poi, anche la facoltà di farsi pubblicità: a raccogliere i frutti di questa chance saranno in prima battuta i giovani, a cui deve esser consentito di comunicare ciò che sanno fare, e farsi conoscere. Noi commercialisti, insieme ad altre categorie, abbiamo definito tempo addietro l'obbligatorietà della formazione continua, è un bene che adesso venga estesa anche a chi non l'aveva prevista.

D. Pensa bene anche dell'equo compenso per il praticante?

R. Certo che sì. A mio modo di vedere, non va soltanto a ripagare correttamente il lavoro dell'aspirante professionista, ma è una forma di investimento sul suo futuro. Non una compensazione tout court, su cui non si riesce a costruire nulla di concreto. Mi preme, infine, ricordare che apprezzo la terzietà del giudizio disciplinare: nessuno potrà più sostenere che i professionisti se la cantano, e se la suonano da soli.

D. Qualche critica, invece?

R. È venuta a mancare la previsione di una società professionale (la misura era contenuta in una prima stesura del decreto, si veda ItaliaOggi del 13/08/2011), che secondo me era importante. Si sarebbe così allargato il mercato, e si sarebbero favorite le nuove generazioni, attraverso un meccanismo di remunerazione basato sugli utili da dividere. Il progetto era estremamente avanzato, ne avrebbero tratto profitto i giovani che, a differenza degli anziani professionisti, hanno sempre più la testa piena di idee e, purtroppo, le tasche vuote.

D. Ritiene il piano sia definitivamente tramontato?

R. Non so, però mi auguro in sede di conversione del decreto che venga reinserito questo elemento.

D. A proposito, mancano 48 ore al fischio d'inizio dei lavori delle commissioni di palazzo Madama sulla manovra bis. È giusto temere un altro tentativo di colpo di mano per liberalizzare le professioni, come segnalato da altri ordini?

R. I pericoli esistono, mentre dovremmo cercare, al contrario, di discutere con serenità, insieme a tutte le parti sociali, ad iniziare dalla Confindustria, perché non posso pensare di considerarla un avversario, visto che i nostri primi clienti sono proprio lì dentro. E noi altro non facciamo che lavorare per assisterli. Non è da Paese civile ipotizzare di eliminare gli ordini, per consentire alle imprese di praticare la libera professione. Facciamo un pubblico dibattito, confrontiamoci, non è utile a nessuno lottare nei corridoi. Non vanno conservati privilegi di parte ingiustificati, ritengo però che questa riforma abbia premiato il merito e sacrificato le rendite di posizione. Con una deregulation, invece, non si otterrebbe qualcosa di meglio.

vota