Consulenza o Preventivo Gratuito

Conciliazione semplificata

del 05/08/2011
di: di David Trotti
Conciliazione semplificata
Con la nota prot.25/II/012086/MA007.A001 dell'11.07.2011 il ministero del lavoro segna un altro punto a favore della conciliazione monocratica. Il chiarimento ci riguarda da vicino perché dispone una ulteriore semplificazione burocratica e normativa per la nostra operatività; ma andiamo per passi.

La nota del ministero a cura di Danilo Papa a seguito di un quesito rivolto dalla direzione provinciale di Trieste pone un distinguo significativo dal punto di vista operativo relativamente alle procedure coinvolte nel tentativo di conciliare una vertenza, che tutti i colleghi dovrebbero tener presente nel momento in cui si trovano a operare all'interno del contenzioso relativamente allo scegliere se e come percorrere il cammino della conciliazione. Sostanzialmente il ministero distingue le procedure necessarie per rendere valida la delega a operare per conto delle parti coinvolte nel tentativo tra la conciliazione in dpl (chiamata comunemente così) e la conciliazione in sede monocratica.

Per la prima volta vi era stato un chiarimento specifico con la nota n. 3428 del 2010 dello stesso ministero che commentando l'art.31 del cosiddetto collegato lavoro testualmente recitava:

«Il testo dell'art. 410 c.p.c. in vigore dal 24 novembre 2010 introduce per il nuovo tentativo facoltativo di conciliazione, valido sia per il settore privato che per quello pubblico, numerose innovazioni per il ruolo delle direzioni provinciali del lavoro, presso le quali seguita a trovare sede la commissione provinciale di conciliazione.

Omissis...

Con riferimento alla rappresentanza (del ricorrente e del convenuto) nulla cambia per la delega a conciliare e transigere che seguiterà a essere rilasciata davanti a un notaio o a un funzionario della direzione provinciale del lavoro con piena validità, mentre risulterà non ammissibile la autentica rilasciata dall'addetto del comune o dall'Avvocato che rappresenta e assiste il proprio cliente».

Ricordiamo a questo proposito che il collegato lavoro (entrato in vigore a novembre del 2010) era intervenuto in maniera radicale sul tentativo di conciliazione facendolo passare da obbligatorio a facoltativo e modificandone prassi e procedure.

Sulla conciliazione in sede monocratica qualche dubbio era nato dopo questi chiarimenti e per questo la dpl di Trieste ha posto il quesito sulla applicabilità della stessa nota alla conciliazione monocratica e su cui è intervenuto il chiarimento che parte dalla norma che regola l'Istituto, l'art. 11 del dlgs 124/2004:

1. Nelle ipotesi di richieste di intervento ispettivo alla direzione provinciale del lavoro dalle quali emergano elementi per una soluzione conciliativa della controversia, la direzione provinciale del lavoro territorialmente competente può, mediante un proprio funzionario, anche con qualifica ispettiva, avviare il tentativo di conciliazione sulle questioni segnalate.

2. Le parti convocate possono farsi assistere anche da associazioni o organizzazioni sindacali ovvero da professionisti cui abbiano conferito specifico mandato.

3. In caso di accordo, al verbale sottoscritto dalle parti non trovano applicazione le disposizioni di cui all'articolo 2113 commi primo, secondo e terzo del codice civile.

3-bis. Il verbale di cui al comma 3 è dichiarato esecutivo con decreto dal giudice competente, su istanza della parte interessata.

4. I versamenti dei contributi previdenziali e assicurativi, da determinarsi secondo le norme in vigore, riferiti alle somme concordate in sede conciliativa, in relazione al periodo lavorativo riconosciuto dalle parti, nonché il pagamento delle somme dovute al lavoratore, estinguono il procedimento ispettivo. Al fine di verificare l'avvenuto versamento dei contributi previdenziali e assicurativi, le direzioni provinciali del lavoro trasmettono agli enti previdenziali interessati la relativa documentazione.

5. Nella ipotesi di mancato accordo ovvero di assenza di una o di entrambe le parti convocate, attestata da apposito verbale, la direzione provinciale del lavoro dà seguito agli accertamenti ispettivi.

6. Analoga procedura conciliativa può aver luogo nel corso della attività di vigilanza qualora l'ispettore ritenga che ricorrano i presupposti per una soluzione conciliativa di cui al comma 1. In tale caso, acquisito il consenso delle parti interessate, l'ispettore informa con apposita relazione la Direzione provinciale del lavoro ai fini dell'attivazione della procedura di cui ai commi 2, 3, 4 e 5. La convocazione delle parti interrompe i termini di cui all'articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, fino alla conclusione del procedimento conciliativo.

Orbene già dopo le modifiche effettuate dal Collegato, con l'inserimento nel testo di legge della procedura per rendere esecutiva la procedura, aveva eliminato alcune perplessità sull'uso dello strumento, che di per se già offriva e offre un grosso vantaggio, quello di rendere la somma transata la stessa su cui si pagano i contributi. A differenza della conciliazione in dpl in cui il valore stabilito dalle parti è ininfluente dal punto di vista delle pretese dell'Inps. Con il chiarimento di luglio 2011 un altro vantaggio si aggiunge a quelli appena citati: lo snellimento delle procedure di riconoscimento della delega. Dopo le parole di Papa viene chiarito che è sufficiente una semplice delega sottoscritta (in cui ovviamente vi è contenuta anche la delega a transare dal punto di vista economico e dei diritti) dalla parte e copia del documento di riconoscimento dello stesso attore o ricorrente, od anche la delega rilasciata dal comune (tramite un suo operatore) o la delega sottoscritta dall'avvocato.

Una notevole semplificazione in termini operativi che rende lo strumento della conciliazione monocratica ancora più fruibile. Strumento su cui ricordiamo il ministero ha puntato e punta molto in termini deflattivi del contenzioso.

vota