Consulenza o Preventivo Gratuito

Processi cari solo per i lavoratori

del 05/08/2011
di: di Daniele Cirioli
Processi cari solo per i lavoratori
La tassa sulle cause di lavoro colpisce solo i lavoratori; quando a proporre il giudizio è una società o un ente o associazione, invece, non è dovuta. Infatti, la manovra estiva obbliga al pagamento del contributo unificato i «titolari» di reddito imponibile ai fini Irpef superiore a 31.884 euro. Tale tipo di reddito viene conseguito esclusivamente da persone fisiche, non anche da società enti o associazioni. La conseguenza è che questi soggetti devono ritenersi esclusi dalla nuova imposta, perché impossibilitati a verificare la condizione reddituale. È più o meno in questi termini il ragionamento che la Cnce ha indirizzato in una nota alle casse edili, per sostenere l'esclusione dal versamento del contributo unificato per l'iscrizione a ruolo delle azioni per il recupero dei crediti verso le imprese inadempienti.

Dal 7 luglio. La tassazione della cause di lavoro (fino al 6 luglio esenti) è una novità arrivata, come accennato, dal dl n. 98/2011, convertito dalla legge n. 111/2011 (manovra estiva). Con l'introduzione del comma 1-bis all'articolo 9 al dpr n. 113/2002, infatti, la manovra ha stabilito che «nei processi per controversie di previdenza e assistenza obbligatorie, nonché per quelle individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego, le parti che sono titolari di un reddito imponibile ai fini dell'imposta personale sul reddito, risultante dall'ultima dichiarazione, superiore a tre volte l'importo previsto dall'articolo 76, sono soggetti, rispettivamente, al contributo unificato di iscrizione a ruolo nella misura di cui all'articolo 13, comma 1, lettera a), e comma 3, salvo che per i processi dinanzi alla Corte di cassazione in cui il contributo è dovuto nella misura di cui all'articolo 13, comma 1». Quanto all'ambito di applicazione temporale della nuova norma, il ministero dell'economia (nota protocollo n. 11350/2011) ha precisato che il contributo unificato si applica ai ricorsi notificati dopo la data di pubblicazione del dl n. 98/2011, vale a dire a quelli notificati dal 7 luglio 2011.

Quali cause. In pratica, la nuova disposizione stabilisce che il contributo unificato deve essere pagato:

a) per le controversie di previdenza e assistenza obbligatorie (pensioni; prestazioni a sostegno del reddito; mancato pagamento di contributi e premi ecc.);

b) per le controversie individuali di lavoro, tipiche del settore privato (assunzioni; licenziamenti; riconoscimento mansioni; arretrati di retribuzione ecc.), sia per i rapporti di lavoro subordinato (dipendenti) che di collaborazione (co.co.co., lavoro a progetto ecc.);

c) per le controversie nel pubblico impiego.

La misura del contributo. Quanto alla misura del contributo unificato, questa è prefissata (articolo 13 del dpr n. 113/2002) nei valori indicati in tabella.

La condizione di reddito. La manovra, nell'estendere il contributo unificato alle cause di lavoro e di previdenza, ha fissato un preciso ambito soggettivo, individuando i soggetti tenuti al pagamento nelle «parti che sono titolari di un reddito imponibile ai fini dell'imposta personale sul reddito» superiore a 31.884 euro che è il triplo della misura indicata dall'articolo 76 del dpr n. 113/2002 (sul patrocinio), come indicato dal dl n. 98/2011. Il vincolo reddituale produce un duplice effetto, uno immediato e l'altro meno diretto. L'effetto immediato è che chi ha un reddito inferiore a 31.884 euro e promuove una causa di lavoro non deve pagare alcun contributo. L'effetto meno diretto è che, a prescindere dalla misura (superiore o inferiore a 31.884 euro), il contributo non è mai dovuto dai soggetti che conseguono redditi diversi da quelli imponibili ai fini Irpef.

La nota della Cnce. È di quest'avviso anche la Cnce. In una nota indirizzata alle casse edili, infatti, afferma di ritenere «che le casse edili non siano tenute al versamento del contributo unificato per l'iscrizione a ruolo di azioni per il recupero di crediti verso imprese inadempienti», proprio perché è la norma a precisare «che il contributo stesso è dovuto soltanto dai titolari di un reddito imponibile ai fini dell'imposta personale sul reddito». Pertanto, «l'obbligo riguarda le persone fisiche e non è esteso a soggetti diversi, come per esempio le associazioni non riconosciute, quali sono le casse edili che non sono titolari di un reddito personale». Peraltro, la Cnce osserva che le materie considerate dal nuovo obbligo non riguardano le casse edili, perché non sono controversie «obbligatorie» ma liti che riguardano forme di previdenza privata di origine contrattuale. Inoltre, le controversie promosse dalle casse edili non possono essere considerate individuali, sia per la pluralità dei soggetti coinvolti sia soprattutto perché esse non attengono al solo riconoscimento di diritti soggettivi individuali, bensì al versamento di somme dovute a tutela di interessi di carattere mutualistico e collettivo derivanti dai contratti di lavoro. In conclusione, la Cnce invita i legali delle casse a negare con tali considerazioni l'obbligo del contributo. Aggiungendo infine che, dinanzi alla pretesa degli Uffici di conseguire comunque il contributo, sia formulata esplicita riserva.

vota