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Antimafia, da settembre si cambia

del 04/08/2011
di: di Giovanni Galli
Antimafia, da settembre si cambia
Ampliato il termine di validità (da 6 a 12 mesi) della durata della certificazione antimafia liberatoria per le imprese che lavorano nel circuito dell'economia legale. Ai prefetti la possibilità di desumere il «tentativo di infiltrazione mafiosa» da sentenze di condanna anche non definitive per reati «strumentali» che valutate «unitamente a concreti elementi» facciano ritenere che l'attività d'impresa possa essere oggetto del condizionamento mafioso, anche indiretto. Costituzione di una banca dati nazionale che raccoglie la documentazione contro le organizzazioni criminali. Il codice delle leggi antimafia, delle misure di prevenzione e delle nuove norme in materia di documentazione antimafia, presentato dal ministro dell'interno Roberto Maroni e varato ieri dal consiglio dei ministri è articolato in quattro libri ed entrerà in vigore definitivamente il prossimo 7 settembre, come annunciato dal neo-guardasigilli Nitto Palma. Il codice, si legge in un comunicato del Viminale, punta a «razionalizzazione, semplificazione e coordinamento» della normativa antimafia vigente necessaria con le numerose leggi speciali entrate in vigore negli anni. Sono stati infatti accolti i desiderata del parlamento, con il recepimento di 11 delle 21 modifiche avanzate nei pareri delle commissioni parlamentari e dal comitato di coordinamento. Accolta anche la richiesta di stralcio dei primi dieci articoli per i quali, sempre a settembre, sarà varato un disegno di legge. Tenuto conto che i pareri resi dagli organi parlamentari (Comitato per la legislazione e Commissioni giustizia della camera e del senato) hanno evidenziato, si legge in un comunicato di palazzo Chigi, la volontà di «innovare l'ordinamento in maniera maggiormente significativa», il Consiglio ha deciso di avviare una nuova iniziativa legislativa che copra l'intero spettro della disciplina sostanziale e processuale in materia di criminalità organizzata: dalle intercettazioni «giudiziarie», alla disciplina sui collaboratori e testimoni di giustizia, dal regime carcerario previsto dall'art. 41-bis, ai colloqui investigativi speciali e alle attività di cooperazione giudiziaria con altri stati nel settore della confisca. Per questo motivo, anche in considerazione dei limiti materiali della legge delega e la prossima scadenza del termine per il suo esercizio (settembre 2011), il Consiglio ha deciso di stralciare le norme contenute nel libro I del nuovo Codice e di approntare un nuovo disegno di legge.

Cinque libri e 131 articoli, il nuovo codice riordina una legislazione frastagliata, prodotto di anni di sentenze e provvedimenti che hanno fatto giurisprudenza. Il codice, così come uscito dal Cdm, si muove lungo tre direttrici: cattura dei latitanti, carcere duro e aggressione ai patrimoni criminali. Preoccupazione aveva suscitato il passaggio (articolo 1 della legge delega 136/2010) in cui si fa riferimento alla durata del sequestro: 18 mesi in tutto se non interviene la confisca del bene sottratto alla mafia. Nel nuovo codice, tuttavia, è prevista la possibilità di prorogare il sequestro di sei mesi e per non più di due volte, in caso di indagini complesse.

Altre novità contenute nel testo varato dal Consiglio dei ministri riguardano il procedimento per l'applicazione delle misure di prevenzione - il soggetto potrà richiedere che si proceda in pubblica udienza - e soprattutto la disciplina, completamente innovativa, di cinque aspetti della misura di prevenzione patrimoniale: revoca della confisca, rapporti tra sequestro di prevenzione e sequestro penale, tutela dei terzi, rapporti con le procedure concorsuali, effetti fiscali del sequestro. La revoca della confisca sarà possibile solo in casi eccezionali come la falsità delle prove o il difetto originario dei presupposti. In tale caso sarà restituita, a eccezione degli immobili di particolare pregio artistico o storico, solo una somma di denaro equivalente al valore del bene. Per regolare i rapporti tra sequestro di prevenzione e sequestro penale, il codice prevede che, qualora lo stesso bene sia colpito da entrambi i provvedimenti, l'amministrazione e la gestione del bene devono seguire le norme sulla prevenzione come la nomina di un amministratore giudiziario, relazione periodica ecc. L'amministratore giudiziario diventa «sostituto d'imposta» ovvero paga provvisoriamente le imposte relative ai beni sequestrati. Alla fine della procedura, se i beni vengono restituiti, l'amministratore recupera quanto versato. Al fine di tutelare creditori terzi è previsto che dal bene sequestrato sia preventivamente estratta la parte spettante al creditore. Ovviamente, sempre che il credito non sia frutto di attività illecita.

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