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Praticante e apprendista

del 30/07/2011
di: di Simona D'Alessio
Praticante e apprendista
La novità del contratto di apprendistato, applicato al praticantato professionale, lascia dietro di sé nodi irrisolti. E convince a metà le professioni. Bisognerà «studiare come collegarlo agli assetti normativi dei singoli ordini», dice a ItaliaOggi Marina Calderone, presidente del Cup, Comitato unitario delle professioni, all'indomani del via libera del consiglio dei ministri alla riforma, sebbene reputi la formula, «insieme ai tirocini formativi, la misura più adatta per diminuire i tempi di attesa per l'ingresso dei giovani nel mercato». Occorrerà, però, tarare il modello, considerando che le categorie hanno «strumenti d'accesso di diversa durata: ad esempio, consulenti del lavoro e dottori commercialisti, attraverso convenzioni con l'università, hanno decretato che è possibile effettuare parte del tirocinio nel corso del biennio di studi finalizzato all'acquisizione di una laurea specialistica». A settembre, intanto, il ministero del welfare discuterà con regioni e parti sociali dell'impiego di stage e tirocini, ma Calderone avverte che «se possiamo condividere la lotta agli abusi, magari limitando i compensi al solo rimborso spese documentato, non condividiamo la limitazione che porterebbe a stipulare tirocini solo con neodiplomati, o laureati. Per i disoccupati, infatti, il tirocinio si rileva un'ottima opportunità per anticipare l'ingresso in azienda, anticamera del periodo di prova previsto dai contratti nazionali». Pollice in su sul restyling dell'apprendistato anche da parte di Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, che aveva «già chiesto si individuasse una modalità perché i praticanti trovassero tutele adeguate, e adesso c'è uno strumento che accoglie le nostre istanze». Lo scoglio da superare sarà «scovare una strada comune in ambito ordinistico, mi sembra che ciò sia possibile con l'impegno di tutti», mentre sarà decisivo, a parere di Stella, «far arrivare in tutti gli studi un messaggio che presuppone un autentico cambiamento culturale: gli apprendisti-praticanti convengono ai datori di lavoro, e questa opportunità contrattuale può essere significativa per fidelizzare il giovane al luogo in cui sta prestando la sua opera, e nel quale si sta formando».

«Molto perplesso», si definisce, invece, Giuseppe Jogna, vicepresidente dell'associazione delle professioni di area tecnica. «Chi va da un titolare per svolgere un praticantato, supera l'esame e si abilita alla libera professione, perché deve restare ancorato al suo studio?», si chiede il numero uno del Consiglio nazionale dei periti industriali, ricordando che il testo governativo specifica che «se nessuna delle parti esercita la facoltà di recesso, al termine del periodo di formazione, il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato». Tale vincolo «ho l'impressione possa diventare un danno», però Jogna lancia un'idea: si preveda che le casse di previdenza possano «avere fra gli iscritti i praticanti, tanto è lì che verseranno i contributi in seguito». Migliorare la riforma è possibile secondo la Confsal, visto che ci sono sei mesi di tempo per l'entrata in vigore, e per renderla ancor più valida occorre, dichiara il segretario generale Marco Paolo Nigi, «l'istituzionalizzazione di canali informativi qualificati». Unioncamere, infine, sottolinea che sulle 162 mila assunzioni programmate dalle imprese dell'industria e dei servizi tra luglio e settembre secondo le rilevazioni del sistema Excelsior (si veda ItaliaOggi del 07/07/2011), saranno quasi 9 mila quelle che comporteranno la firma di un contratto di apprendistato, di cui oltre 4 mila e 800 destinate esclusivamente a chi ha meno di 29 anni.

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