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Nell'Iva conta la destinazione

del 30/07/2011
di: Pagina a cura di Franco Ricca
Nell'Iva conta la destinazione
Per applicare il criterio di localizzazione delle prestazioni di servizi «business to business», basato sul domicilio del destinatario, il fornitore non deve accertare soltanto lo status di soggetto passivo, ma anche la «qualità» del committente, ossia la veste nella quale questi acquisisce il servizio, tenendo in considerazione, per esempio, l'oggettiva natura della prestazione. Pertanto, qualora la prestazione sia oggettivamente destinata all'uso privato, dovrà considerare il cliente come privato consumatore, anche se si sia qualificato come soggetto passivo.

Questa una delle osservazioni di carattere generale contenute nella circolare n. 37 del 29 luglio 2011, con la quale l'Agenzia delle entrate commenta a tutto tondo la nuova disciplina della territorialità delle prestazioni di servizi introdotta, a decorrere dal 1° gennaio 2010, per effetto della direttiva n. 2008/8/Ce del 12 febbraio 2008, tenendo conto delle disposizioni del regolamento Ue n. 282/2011, entrate in vigore il 1° luglio scorso.

Nuovi criteri base di localizzazione delle prestazioni

La circolare ricorda che le nuove regole in materia di localizzazione delle prestazioni di servizi cosiddette generiche prevedono due criteri basilari, differenziati in ragione dello status del destinatario. In linea generale, infatti, fatti salvi i criteri speciali previsti per determinate prestazioni, l'art. 7-ter del dpr 633/72 prevede che:

- le prestazioni rese nei confronti di soggetti passivi (b2b) si considerano effettuate nel territorio dello stato quando il committente è ivi stabilito;

- le prestazioni rese nei confronti di privati (b2c) si considerano effettuate nel territorio dello stato quando il prestatore è ivi stabilito.

Per quanto concerne le prestazioni rese a soggetti passivi, la circolare osserva che al fine di verificare l'ambito di operatività della norma assumono rilevanza solamente tre circostanze:

- il fatto che il committente sia un soggetto passivo (ossia lo «status»)

- il fatto che il committente agisca nella veste di soggetto passivo (ossia, secondo il regolamento, la «qualità»)

- il luogo di stabilimento del committente.

Sono invece del tutto irrilevanti, nei rapporti «b2b», il luogo di stabilimento del prestatore e il luogo di utilizzazione del servizio.

Lo status del committente

In ordine alla prova dello status, il compito è più agevole nel caso di prestazioni rese da soggetti nazionali a soggetti passivi comunitari, poiché l'elemento fondamentale è rappresentato dal numero identificativo Iva che il destinatario deve comunicare al prestatore, il quale dovrà però ottenere la conferma della validità del numero mediante il sistema Vies. Solo nel caso in cui il committente abbia comunicato al prestatore di avere fatto richiesta del numero di partita Iva, ma di non averlo ancora ottenuto, il fornitore si potrà basare su qualsiasi altra prova ottenuta dal destinatario, sulla quale dovrà però effettuare una «verifica di ragionevole ampiezza... applicando le procedure di sicurezza commerciali normalmente in uso (come, per esempio, le procedure relative ai controlli di identità o di pagamento)». Al riguardo, la circolare precisa comunque che in mancanza di elementi che dimostrino palesemente l'assenza dello status di soggetto passivo, il prestatore potrà basarsi sulla richiesta di attribuzione della partita Iva che il committente gli abbia messo a disposizione.

L'Agenzia ricorda poi che, ai sensi del par. 2 dell'art. 18 del citato regolamento, il prestatore potrà considerare il destinatario come privato consumatore qualora dimostri che questi non gli ha comunicato il proprio numero di partita Iva; in proposito, la circolare evidenzia l'errore contenuto nella versione italiana del regolamento, che sembra affermare il contrario (errore, peraltro, già corretto ufficialmente con una rettifica pubblicata nella Guue).

La qualità del committente

Dopo avere accertato lo status di soggetto passivo del cliente, il prestatore dovrà altresì verificare se questi acquisisca i servizi nella suddetta veste. Secondo l'art. 19 del regolamento, infatti, il soggetto passivo che riceve servizi destinati esclusivamente a un uso privato, compreso l'uso da parte dei suoi dipendenti, è considerato, ai fini in esame, come un privato consumatore. Questo, precisa la circolare, vale anche per le persone giuridiche titolari di partita Iva, che dovranno essere considerate alla stregua di privati quando acquisiscono servizi destinati a un uso privato delle persone fisiche che ne fanno parte, oppure dei dipendenti.

Qualora il committente sia una persona fisica, poi, è necessario che il prestatore effettui «una valutazione di compatibilità complessiva, per verificare che il servizio medesimo sia acquistato nell'esercizio di detta attività»; i servizi che attengono alla sfera privata della persona fisica, o che siano destinati esclusivamente all'uso da parte dei suoi dipendenti, devono considerarsi resi a privato consumatore.

In ordine alla verifica dell'utilizzazione del servizio, il secondo comma dell'art. 19 del regolamento stabilisce che il prestatore può considerare che i servizi sono destinati all'attività economica del destinatario che gli abbia comunicato il numero di partita Iva, «a meno che non disponga di informazioni contrarie, ad esempio sulla natura dei servizi forniti».

In proposito, la circolare osserva che l'analisi circa la destinazione dei servizi prestati potrebbe risultare, in determinati casi, agevole in ragione della natura dei servizi stessi: per esempio, la consulenza relativa a un problema matrimoniale resa a un imprenditore dovrà considerarsi prestata a un privato consumatore, anche se il destinatario si sia qualificato soggetto passivo. Analogamente, all'opposto, la consulenza relativa alla gestione dell'impresa potrà considerarsi resa al soggetto passivo. Nei casi in cui, invece, il servizio risulti compatibile sia con la sfera privata sia con la veste di soggetto passivo, il prestatore potrà basarsi sulla circostanza che il destinatario comunitario abbia comunicato il numero di partita Iva, mentre nel caso di committenti extracomunitari il prestatore potrà richiedere al committente elementi a supporto della destinazione imprenditoriale del servizio, per giustificare la mancata applicazione dell'Iva in base al criterio base dei rapporti «b2b».

Il momento della valutazione

Ai sensi dell'art. 25 del regolamento, la destinazione del servizio deve essere valutata solo in base alle circostanze esistenti al momento dell'effettuazione dell'operazione, da individuarsi (nel sistema nazionale) secondo i criteri (non del tutto conformi alla normativa comunitaria) dell'art. 6 del dpr 633/72.

La circolare osserva pertanto, per esempio, che il servizio generico acquistato dal soggetto passivo nazionale presso un soggetto estero ai fini delle esigenze dell'impresa, si considera localizzato in Italia anche se, successivamente la situazione si modifichi e il servizio venga destinato a fini privati. L'Agenzia ritiene inoltre che qualora la destinazione del servizio prevista al momento del pagamento di un acconto sia diversa da quella esistente poi al momento del pagamento del saldo, poiché entrambi i momenti costituiscono «effettuazione dell'operazione», trovino applicazione differenti regimi di territorialità con riferimento all'acconto e al saldo.

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