Nei processi per controversie di previdenza ed assistenza obbligatorie, nonché per quelle individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego le parti che sono titolari di un reddito imponibile ai fini dell'imposta personale sul reddito, risultante dall'ultima dichiarazione, superiore a 21.256,32 , sono soggette, rispettivamente, al contributo unificato di iscrizione a ruolo nella misura di cui all'articolo 13, comma 1, lettera a) T.u., e comma 3, salvo che per i processi dinanzi alla Corte di cassazione in cui il contributo è dovuto nella misura di cui all'articolo 13, comma 1.»
Si ritiene che l'interpretazione corretta della norma sia quella per cui tale reddito debba intendersi quello personale del lavoratore e non il reddito del nucleo familiare.
Cede quindi il presupposto che, il lavoratore quale parte debole del rapporto di lavoro, non poteva essere ulteriormente gravato .
La dichiarazione di esenzione o di assoggettamento al contributo dovrà essere fatta dall'avvocato nelle conclusioni del ricorso: l'avvocato potrà cautelarsi facendosi rilasciare, nei casi dubbi, una dichiarazione liberatoria da parte del proprio cliente. Peraltro nelle relazione agli emendamenti si spiega che la riduzione della platea dei soggetti colpiti dal contributo non determinerà effetti negativi per la finanza pubblica. Sulla questione della introduzione del contributo unificato per le cause di lavoro, si registra il formarsi di un movimento esteso e trasversale che chiede a gran voce l'abolizione di tale tassazione. Con lo slogan «Fermiamo il contributo unificato» viene stigmatizzato che trattasi di una tassa sulla giustizia civile e amministrativa che ogni cittadino o impresa che vuole far valere un proprio diritto o interesse deve pagare prima dell'inizio del procedimento. Il contributo unificato, in questi anni, non solo non ha assicurato una giustizia più efficiente, ma non ha neanche comportato la totale eliminazione delle anacronistiche «marche da bollo» in uso negli uffici giudiziari. È sotto gli occhi di tutti che l'aumento del contributo unificato non determinerà alcun miglioramento del «sistema giustizia», né garantirà il gettito atteso: si tratta di una misura che avrà l'unico effetto di rendere più oneroso il ricorso ai Tribunali da parte di chi ne ha bisogno ed è già è stato penalizzato dalla lunga crisi economica. L'aumento del contributo unificato probabilmente diminuirà il contenzioso per quanti rinunceranno ad una azione di giustizia – a causa della onerosità dell'introduzione del giudizio - discriminando i cittadini le imprese in base alle disponibilità economiche. Può essere anche stavolta che si tratti di una misura incivile, antidemocratica e ingiusta che rende più oneroso l'esercizio del diritto di difesa costituzionalmente garantito. Ma, ormai si sa, viene prima la cassa e poi i diritti.
