La chiave è tutta lì: la reciprocità con la pubblica amministrazione. Se non funziona una parte, non funziona l'altra. Se tutte le due funzionano, ben venga, ma se non ne funziona una – chiunque essa sia – è giusto che paghi. E allora, se noi consulenti, aziende e lavoratori assistiti, siamo soggetti a sanzioni per i mancati adempimenti anche se questi possono essere determinati dal manlfuzionamento di un sito, se si è soggetti a sanzioni per il ritardo nell'adempimento, se si è comunque soggetti a sanzioni per inadempimento connesso alla difficoltà di applicazione di una nuova disposizione e chissà quante altre casistiche, giusto pagare.
Ma se non funziona la p.a. anch'essa deve pagare. Una sanzione, commisurata e non simbolica o agevolata. Per questo si chiama stato di diritto, questo si chiama parità di trattamento .
L'Ancl intende quindi lanciare una raccolta di firme tra tutti i consulenti del lavoro da sottoporre alle forze sociali, alle rappresentanze delle professioni, ad altri sindacati di categorie professionali, affinché si pervenga al ristabilimento della parità di dignità, adottandosi una norma che sancisca il seguente principio:
«Il provvedimento anche non definitivo della pubblica amministrazione in materia di riscossione previdenziale e tributaria nonché il provvedimento della pubblica amministrazione in materia lavoristica, previdenziale, assistenziale e fiscale che si rilevi destituita di fondamento o comunque ascrivibile a condotte di eccesso di potere, o nei casi di mancata e ingiustificata adozione di provvedimenti revocatori in autotulela, che abbiano documentalmente provocato nocumento per la parte ricevente, sono punite con la sanzione del % del contenzioso in specie a carico della amministrazione in difetto, da versarsi alla parte lesa entro e non oltre 30 giorni dall' accertamento dell'indebita pretesa».
Ritengo che questa possa essere una battaglia (forse lunga) di civiltà. Segnalo che una simile iniziativa è stata già lanciata da movimenti di consumatori a tutela dei diritti negati. Segnalo che è di poco più di un mese fa la condanna al risarcimento del danno del Tribunale nei confronti di un funzionario Equitalia per un fermo amministrativo illegittimo. Segnalo che si vanno proponendo in questo periodo iniziative di class action da parte di contribuenti vessati. E allora è questo il momento di farci sentire, a difesa della nostra dignità ed in ragione della parità di trattamento costituzionalmente sancita. L'appuntamento con le iniziative a riguardo e la sottoscrizione della proposta è solo rinviato al primo periodo post feriale.
