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Piano di liquidazione, chiave della procedura di fallimento

del 29/07/2011
di: Christina Feriozzi
Piano di liquidazione, chiave della procedura di fallimento
Chiara indicazione degli atti di mala gestio di amministratori e sindaci e dei derivati effetti dannosi nel programma di liquidazione per l'azione di responsabilità. Ammissibile anche programma di liquidazione «parziale» con riserva di integrazione affinché risulti nel complesso il più analitico e completo possibile. Il rapporto riepilogativo semestrale deve giustificare gli scostamenti rispetto al piano presentato. Sono alcune interpretazioni contenute nel documento: «Il programma di liquidazione» della Commissione «Il diritto fallimentare dopo la riforma», pubblicato dal Cndcec il 27 luglio.

Programma quale documento strategico. Il programma di liquidazione è atto tipico, a formazione progressiva, della procedura fallimentare, la cui iniziativa è rimessa al curatore in via esclusiva, in quanto soggetto con specifica competenza professionale, e il cui perfezionamento richiede il consenso del comitato dei creditori. Tale documento, facendo leva sulle capacità manageriali del curatore, costituisce l'atto principale di pianificazione ed indirizzo del patrimonio fallimentare ed il vincolo che da esso discende alla successiva attività liquidatoria comporta che il curatore è tenuto ad attenersi ai tempi e alle modalità di liquidazione ivi previsti con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico, essendone direttamente responsabile a norma dell'art. 38 l.f. Da qui la necessità di conciliare, a livello pratico, i ridotti termini di presentazione del programma (entro 60 giorni dalla redazione dell'inventario ex art. 104-ter l.f.) con la completezza e l'analiticità richieste dalla legge per la predisposizione dello stesso. Si rileva, infatti, nello studio, come al curatore può risultare difficile se non impossibile redigere tale programma perciò si ritengono: «ammissibili e legittimi programmi di liquidazione parziali, con riserva di integrazione successiva mediante supplementi da redigersi non appena le informazioni e i fatti nuovi sopravvenuti siano acquisiti e conosciuti dalla curatela».

Azione di responsabilità e segretazione. Il programma di liquidazione deve indicare gli atti di mala gestio, di amministratori e sindaci, rilevati e gli effetti dannosi che ne sono derivati in via diretta ed immediata al fine di far valere la responsabilità civile per l'inadempimento delle obbligazioni poste a carico degli stessi, dalla legge e dallo statuto in conseguenza del quale sia scaturito un danno alla società e/o ai creditori della stessa. In proposito, fa notare il Cndcec, benché il programma ex art. 104-ter l.f. sia rivolto al futuro, mentre la relazione ex art. 33 l.f. sia rivolta al passato, vi sono delle aree di duplicazione di contenuti, quali, ad esempio, le informazioni sulle azioni di responsabilità verso amministratori, organi di controllo, soci o terzi. In considerazione del fatto, però che il giudice delegato può disporre la segregazione delle parti della relazione ex art. 33 relative alla responsabilità penale del fallito, alle azioni che il curatore vuole intraprendere per i provvedimenti cautelari, ecc. si ritiene che il giudice possa disporre la segregazione (pur in assenza di una espressa norma che ciò disponga, come per la relazione ex art. 33) di quelle parti del programma che ripetono tali contenuti della citata relazione in precedenza segretati. Ciò intendendo il programma di liquidazione rientrante tra gli «atti eventualmente riservati su disposizione del giudice delegato» di cui all'art. 90 l.f.

Rilevazione delle discordanze. Il piano deve prevedere i singoli atti di liquidazione, la loro tempistica e le relative modalità di attuazione. Conseguentemente il curatore, con cadenza semestrale decorrente dalla presentazione della prima relazione, deve redigere il c.d. rapporto riepilogativo delle attività svolte (art. 33, quinto comma). Tali relazioni semestrali devono riportare il rendiconto della gestione, per consentire un effettivo controllo e monitoraggio delle attività svolte. Per la corrispondenza, in termini descrittivi e quantitativi, tra i rapporti riepilogativi e il programma di liquidazione, suggerisce il Cndcec, sarebbe buona prassi l'esposizione da parte del curatore della corrispondenza tra l'attività programmata e l'attività effettivamente svolta nell'arco temporale di riferimento ovvero la giustificazione di eventuali scostamenti anche in considerazione della pubblicità a cui sono sottoposti i rapporti riepilogativi e pertanto della conoscibilità degli stessi da parte dei creditori e dei terzi interessati.

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