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Corte Ue, no ai lacciuoli sui rimborsi Iva

del 29/07/2011
di: Franco Ricca
Corte Ue, no ai lacciuoli sui rimborsi Iva
La normativa nazionale che, in caso di mancato pagamento dei fornitori, impone al soggetto passivo di riportare più volte nei periodi successivi il credito Iva, non consentendone il rimborso, contrasta con la normativa comunitaria.

Con sentenza 28/7/11, causa C-274/2010, la Corte di giustizia Ue ha censurato l'Ungheria per violazione degli obblighi derivanti dalla direttiva Iva. La commissione aveva ritenuto non in linea con l'art. 183 della direttiva 2006/112/Ce la norma ungherese che esclude il rimborso dell'eccedenza nel caso in cui l'Iva detratta derivi da operazioni per le quali non sia stato pagato al fornitore il corrispettivo e la relativa imposta. L'esecutivo Ue riteneva che tale limitazione violasse il principio di neutralità fiscale, che attraverso il sistema della detrazione impone di sgravare completamente l'imprenditore dell'onere dell'Iva dovuta o pagata a monte, ed eccedesse la portata dell'art. 183 della direttiva, il quale prevede che nel caso in cui, per un periodo d'imposta, l'importo delle detrazioni superi quello dell'Iva dovuta, gli stati membri possono far riportare l'eccedenza al periodo successivo, o procedere al rimborso secondo modalità da essi stabilite. Condividendo le censure, la corte ha osservato che i margini di autonomia che la norma concede agli stati membri non sono sottratti al controllo circa il rispetto del diritto comunitario, nella fattispecie la normativa sull'Iva. La Corte ricorda di avere già precisato che le modalità fissate dagli stati membri ai sensi dell'art. 183 non possono ledere il principio di neutralità fiscale, facendo gravare sul soggetto passivo l'onere dell'imposta, ma devono consentirgli di recuperare, in condizioni adeguate, la totalità del credito Iva; ciò comporta che il rimborso sia effettuato entro termine ragionevole con pagamento in denaro o modalità equivalenti, in ogni caso senza addossare rischi finanziari al contribuente. Passando alla condizione prevista dalla normativa ungherese, la Corte ha osservato che l'Iva diventa esigibile all'atto della realizzazione dell'operazione imponibile, indipendentemente dal fatto che il corrispettivo dovuto sia stato versato oppure no. Pertanto, il fornitore è debitore dell'imposta verso l'erario anche se non abbia ancora ricevuto il pagamento da parte del cliente; analogamente, per quest'ultimo il diritto alla detrazione sorge quando l'imposta diviene esigibile, a prescindere dal fatto che abbia effettuato o meno il pagamento al fornitore. Oltretutto, l'art. 168 della direttiva prevede espressamente che il diritto alla detrazione riguarda non solo l'Iva assolta, ma anche quella dovuta. Conseguentemente, il pagamento del corrispettivo dovuto per l'operazione da cui deriva l'Iva detraibile non può rientrare tra le modalità che gli stati membri possono fissare per riconoscere il diritto al rimborso del credito.

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