«Siamo, pertanto, pericolosamente esposti a ritorsioni politiche e speculative, capaci di incidere sul risparmio, sul lavoro, sul tenore di vita e sulla competitività delle imprese». Una fase congiunturale altalenante, in quanto l'intervento del parlamento e del quirinale non pare aver fugato dubbi e perplessità sulla capacità dell'Italia di uscire dalla crisi e salvare la propria economia. È, in sintesi, il giudizio espresso dal segretario generale della Cisal, Francesco Cavallaro, che si è detto «allarmato per la piega assunta dagli eventi in corso. Tali da rappresentare una seria minaccia per le auspicate prospettive di crescita dell'Italia». Auspici poco credibili, anche in riferimento «alla salvezza dell'euro e al mantenimento della futura unità europea», se, come viene sottolineato da voci specificatamente accreditate, «non si realizzasse l'istituzione di un debito comune, attraverso i cosiddetti Eurobond». Cioè i titoli comuni del debito pubblico, spalmati sui 27 paesi che formano l'Unione. Un progetto, questo, che, tuttavia, trova ancora ostacoli a Bruxelles e su cui incide pesantemente la posizione della Germania, che pare preoccupata di perdere la propria sovranità monetaria. Su cui non è propensa rischiare. Così come è emerso chiaramente nella recente riunione dei leader dei paesi dell'Ue, svoltasi nella capitale belga.
D'altra parte, secondo Francesco Cavallaro, «alle misure di un calvario economico, finanziario e sociale appena promulgato da Giorgio Napolitano, si sono aggiunte turbolenze politiche e mormorii circa la gestione della manovra. E anche voci sulle sorti della legislatura, con la messa in mora dell'attuale governo e la proposta di una coalizione alternativa di tipo tecnico, alquanto estemporanea». Per non parlare delle comprensibili e impietose previsioni del Centro studi di Confindustria sulla gestione della manovra laddove si sottolinea che «la crescita sarà quasi nulla nel terzo trimestre dell'anno in corso». Peraltro, lo studio di viale dell'Astronomia, ribadisce che per l'Italia si profilano debolezza della domanda interna, minore forza rispetto a quella estera. Oltre a una stretta sui conti pubblici.
Per il sindacato autonomo confederale, che nelle scorse settimane ha avanzato alcune riserve nel merito delle possibilità di ripresa economica, adombrate del decreto legge ormai convertito, «la versione finale, con risorse derivanti per il 60% da nuove entrate e che doveva essere concentrata sui tagli alla spesa pubblica (come è scritto nel Def–Documento di economia e finanza), in ogni caso, non fornisce elementi e indicazioni di ottimismo per una effettiva inversione di tendenza», perché non riesce a coordinare gli interessi di tutti. Particolarmente, di fronte ai primi sintomi di una crescente instabilità sociale, parecchio lontani da iniziative in grado di perseguire il bene comune e suscitare un minore pessimismo sul futuro del paese. Non a caso, la crisi (non solo economica ma che investe anche il sistema politico e culturale) allude alle difficoltà di ricambio delle leadership, a dir poco da vent'anni a questa parte. Difficoltà derivanti dalle contraddizioni di un sistema di alleanze confuso e conflittuale. Tale, comunque, da richiamare l'attenzione del sindacato che persegue la tutela di interessi legittimi collettivi costituzionalmente riconosciuti. Va da sé, anche per le scelte in itinere, quanto sia indispensabile e politicamente corretto un confronto a più voci per evitare che la democrazia diventi un lusso.
