Consulenza o Preventivo Gratuito

Professioni strategiche per il Paese

del 28/07/2011
di: La Redazione
Professioni strategiche per il Paese
Il 13 luglio 2011 passerà agli annali delle professioni come un giorno nero. Da dimenticare. L'annuncio del ministro del ministro dell'economia, Giulio Tremonti, di inserire nella manovra di stabilizzazione dei conti pubblici un emendamento che avrebbe mandato gambe all'aria il sistema ordinistico ha scatenato un terremoto ai vertici del sistema professionale. «Me lo ricordo bene, quel mercoledì. Abbiamo visto passare sotto i nostri occhi un attacco senza precedenti alle fondamenta delle professioni: lo smantellamento dell'esame di stato e la cancellazione degli albi. Inimmaginabile e inaccettabile». Parte da qui, non poteva essere diversamente, il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, per raccontare questo primo scorcio del 2011 pieno di contraddizioni e di soddisfazioni; di incognite ancora tutte da decifrare e di progetti che hanno già preso forma e sostanza. La crisi che ha picchiato duro ancora per tutto il primo semestre dell'anno; le difficoltà dei giovani a emergere e affermarsi in un mercato alla ricerca disperata di regole; le misure di intervento legislativo messe in campo a sostegno degli studi professionali, grazie anche alla pressione di Confprofessioni; le relazioni pericolose con gli ordini professionali e con le controparti sindacali; la necessità, anzi l'urgenza di ricompattare i ranghi delle attività intellettuali in un soggetto unico di rappresentanza; il rapporto difficile con la classe politica…

Domanda. Ecco partiamo da qui. Scampato il pericolo del colpo di spugna sugli albi, l'iniziativa del governo sulle liberalizzazioni ha incrinato il rapporto con i liberi professionisti. Che cosa ci sia aspetta adesso dalla classe politica?

Risposta. Il segnale lanciato dal governo sul fronte delle liberalizzazioni va colto seriamente da chi ricopre posizioni di responsabilità e di rappresentanza nel sistema professionale. Chiaramente, il contestato emendamento sulle liberalizzazioni, ritirato poi in sede di approvazione della manovra, è apparso subito suggestivo, di facile presa sull'opinione pubblica, ma francamente irrealizzabile, alla luce del ruolo che la Costituzione attribuisce agli ordini professionali.

D. Non crede, però, che il governo abbia deciso di dare una scossa agli ordini per rilanciare la concorrenza nel mercato dei servizi professionali?

R. Questa è la lettura più immediata, ma non necessariamente univoca: ci sono equilibri politici che hanno giocato un ruolo determinante e ci sono ragioni economiche che spingono verso una deregolamentazione dei servizi professionali. In mezzo ci stanno i professionisti.

D. Cioè?

R. Circa un anno fa il ministero della Giustizia ha avviato un tavolo sulla riforma delle professioni che, però, è rimasta chiusa nei cassetti della Commissione giustizia della camera, nonostante il pressing del mondo ordinistico. Una riforma, peraltro, abbastanza discutibile che vorrebbe tra l'altro trasformare gli albi professionali in organismi di rappresentanza sindacale. L'incongruenza della riforma, assieme a una politica non condivisa degli ordini, ha determinato anche lo spacchettamento del riordino delle attività intellettuali. E così, mentre la riforma degli ordini è al palo, quella delle professioni non regolamentate viaggia a passo spedito.

D. Insomma, tutta colpa degli ordini?

R. Gli ordini hanno precise responsabilità verso i loro iscritti. Tuttavia, sarebbe ingiusto addossare loro tutte le colpe. Per molte realtà professionali, l'attuale assetto giuridico degli ordinamenti professionali, che in molti casi risale agli inizi del secolo scorso, risulta inadeguato in un mercato altamente concorrenziale e che negli ultimi dieci anni ha cambiato profondamente i propri connotati.

D. E quindi?

R. Più che una deregulation selvaggia, occorre sburocratizzare e snellire il rapporto tra albo e professionista, intervenire chirurgicamente su quelle norme ordinamentali che appesantiscono il lavoro dei liberi professionisti e, soprattutto, non permettono all'intero comparto professionale di esprimere il proprio valore economico nel processo di crescita del Paese. Di tutto questo non c'è traccia nella proposta riforma degli ordini, né nell'ultima manovra correttiva.

D. Dobbiamo attenderci un «autunno caldo»?

R. Certo, tra i professionisti la tensione è altissima e nessuno vuole più abbassare la guardia. Tuttavia, il governo ha tutto il tempo per riaprire la riforma delle professioni, ma deve farlo senza pregiudiziali. Dal nostro punto di vista, ci sono tutte le condizioni per avviare un confronto leale su questioni non più emendabili: penso al ruolo di garanzia che devono svolgere gli ordini verso i cittadini, ma anche a nuovi modelli di sviluppo e di welfare per le attività intellettuali. In realtà…

D. In realtà?

R. In realtà, il sistema delle attività intellettuali è una galassia nebulosa, spesso indecifrabile, agli occhi della classe politica dirigente. Lo osserviamo quasi quotidianamente nelle relazioni della nostra Confederazione con il «Palazzo», ma anche negli interventi legislativi sulle libere professioni, che molto spesso risultano decisivi, altre volte appaiono inutili e farraginosi. Molti politici tendono a inquadrare le professioni come l'ultimo baluardo del corporativismo, un sistema chiuso e autoreferenziale che impedisce la concorrenza. È il risultato di un lungo processo culturale, ultimamente alimentato da fortissimi interessi economici, che mira a livellare verso il basso prestazioni ad alto contenuto intellettuale, senza tener conto delle competenze, dell'autonomia e delle responsabilità di chi è chiamato a svolgere quelle prestazioni. Non è un problema che coinvolge solo i professionisti: in questo modo si privano i cittadini di diritti fondamentali come la salute o la giustizia.

D. Non tutti i politici, però, la pensano così.

R. In Parlamento e nel governo, per fortuna, ci sono ancora politici illuminati che hanno saputo cogliere la funzione economica degli studi professionali, un settore aperto alla competizione e trasversale al mercato, e sono riusciti a valorizzare, attraverso provvedimenti sacrosanti, l'essenza sociale del comparto degli studi professionali, che ha pieno titolo a intervenire al tavolo della concertazione, come già avviene con Confprofessioni, assieme alle altri parti sociali.

D. Quali provvedimenti?

R. In questo primo scorcio dell'anno Confprofessioni ha intensificato ulteriormente la sua azione di lobby chiara e trasparente, mettendo sul tavolo della politica e del governo questioni fondamentali per lo sviluppo del settore delle libere professioni.

D. Per esempio?

R. Ci siano battuti per rimuovere i paletti normativi che impedivano ai professionisti di costituire i confidi e la nostra istanza è stata accolta, non senza patemi d'animo, nel decreto sviluppo. Un segnale di attenzione importante da parte della classe politica verso la profonda crisi economica che sta attraversando il settore degli studi professionali che si traduce ora, con la costituzione da parte di Confprofessioni di Fidiprof Nord e Fidiprof Centrosud, in uno strumento operativo per favorire l'accesso al credito agevolato da parte dei professionisti. Sul fronte del mercato del lavoro, poi, la stretta collaborazione con il ministero del Lavoro ha permesso di centrare importanti obiettivi.

D. Ad esempio, la riforma dell'apprendistato, che ora comincia il suo iter in Parlamento?

R. Confprofessioni, nella sua veste di parte sociale del comparto degli studi professionali, ha seguito tutto l'iter della riforma voluta dal ministro Sacconi e ha contribuito a formulare proposte innovative che poi sono state accolte nel Testo unico approvato dal Consiglio dei ministri. Ora il nuovo quadro normativo ci permette di entrare nel merito del praticantato negli studi professionali e, insieme con gli ordini professionali potranno essere definite diverse ipotesi di intervento sulla natura contrattuale e lavoristica del praticantato per definire gli iter formativi a seconda delle diverse caratteristiche delle categorie professionali. Senza alcuna retorica, il nostro obiettivo è quello di favorire l'ingresso dei giovani, i più penalizzati dall'attuale crisi, nel mondo delle professioni.

D. È uno degli obiettivi che vi siete posti anche con il progetto della rappresentanza unitaria delle professioni intellettuali.

R. Per comprendere il progetto della rappresentanza unitaria dobbiamo necessariamente proiettare lo sguardo sul futuro del lavoro intellettuale; andare oltre le difficoltà contingenti che oggi tolgono il fiato ai giovani; immaginare o decifrare nuovi modelli economici che saranno la linfa di una nuova classe professionale. I giovani sono il fattore critico di successo della professione: da loro dipende il futuro e l'esistenza stessa della conoscenza del sapere. Noi possiamo solo tracciare la rotta, così come stiamo facendo.

D. Insieme con i sindacati avete raggiunto un accordo sulla detassazione. Qual è stata la risposta dei professionisti?

R. Ottima, direi. Lo scorso 25 luglio l'intesa è stata sottoscritta anche dalla Valle d'Aosta che porta così a 15 le regioni dove si applica l'imposta sostitutiva del 10% sulle componenti accessorie della retribuzione. E vorrei precisare che l'accordo è valido per tutti gli studi professionali che applicano il Ccnl degli studi, a prescindere dall'iscrizione o meno alle associazioni di categoria aderenti a Confprofessioni.

D. A proposito, a che punto è la trattativa per il rinnovo del Ccnl degli studi professionali?

R. Il primo semestre del 2011, così come tutto il 2010, è stato contrassegnato da fortissime tensioni sindacali e industriali che hanno inevitabilmente rallentato il rinnovo del Ccnl degli studi professionali. Per esempio, nel settore del commercio, così come in altri comparti, il contratto non è stato siglato da tutti i sindacati. Nell'ambito degli studi professionali, Confprofessioni, controparte datoriale del contratto, era pronta già da parecchi mesi a chiudere la trattativa, a condizione però che si arrivasse alla firma unitaria del contratto da parte di tutte le organizzazioni sindacali, anche per non penalizzare l'attività e la gestione degli enti bilaterali che discendono dal Ccnl degli studi. L'auspicio è che con la ripresa dei lavori dopo l'estate si possa giungere alla firma, tenuto conto delle grandi potenzialità e opportunità a favore dei professionisti.

vota