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No ai formalismi con fini elusivi

del 28/07/2011
di: di Debora Alberici
No ai formalismi con fini elusivi
La mera correttezza formale sulla contabilità ai fini Iva non può trasformarsi in un «escamotage» per eludere il fisco. Infatti, per usufruire del regime agevolato senza incorrere nella contestazione di un abuso del diritto il contribuente deve dimostrare che l'operazione è vera e non è diversa da quella rappresentata in fattura.

È questa la conclusione raggiunta dalla sezione tributaria della Corte di cassazione che, con la sentenza n. 16431 del 27 luglio 2011, ha respinto il ricorso di una snc che aveva usufruito di un regime Iva agevolato rappresentando sulle fatture delle operazioni diverse da quelle reali.

Un caso, questo, che ha creato disparità di opinioni fra i giudici di merito. Infatti la Ctp di Trento aveva accolto il ricorso dell'azienda, annullando l'accertamento spiccato dall'ufficio che riteneva elusiva l'operazione posta in essere. Poi le cose sono andate diversamente in secondo grado. Infatti, la Ctr ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria sostenendo essenzialmente che la contabilità regolare non può diventare l'«escamotage» per eludere il fisco. Non solo. Tutta la causa ruota intorno all'onere della prova. A carico del contribuente, dicono i giudici dell'appello. Questa tesi ha fatto breccia anche al Palazzaccio e, con una decisione che ha rispettato le richieste della Procura generale, gli Ermellini hanno respinto il ricorso del contribuente.

«In materia tributaria, il divieto di abuso del diritto si traduce in un principio generale antielusivo, il quale preclude al contribuente il conseguimento di vantaggi fiscali ottenuti mediante l'uso distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un'agevolazione o un risparmio d'imposta, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l'operazione, diverse dalla mera aspettativa di quei benefici: tale principio trova fondamento, in tema di tributi non armonizzati, nei principi costituzionali di capacità contributiva e di progressività dell'imposizione, e non contrasta con il principio della riserva di legge, non traducendosi nell'imposizione di obblighi patrimoniali non derivanti dalla legge, bensì nel disconoscimento degli effetti abusivi di negozi posti in essere al solo scopo di eludere l'applicazione di norme fiscali». Da ciò deriva che non si può opporre al fisco il negozio «per ogni profilo di indebito vantaggio tributario che il contribuente pretenda di far discendere dall'operazione elusiva, anche diverso da quelli tipici eventualmente presi in considerazione da specifiche norme antielusive entrate in vigore in epoca successiva al compimento dell'operazione».

Abuso del diritto contestabile solo se il fisco indica norme, obblighi e divieti aggirati

Il fisco può validamente contestare l'elusione fiscale, in sede di accertamento o a contenzioso già instaurato, solo nel caso in cui indichi quali obblighi, divieti o norme siano stati aggirati. Con la sentenza n. 16428 del 27 luglio 2011, la Suprema corte consolida il paletto più importante, insieme a quello dell'operazione commerciale lecita al posto di quella illecita, sancito finora dalla magistratura sul fronte abuso del diritto.

Dunque, ricapitolando, quando l'amministrazione finanziaria spicca un accertamento sulla base di una presunta elusione fiscale le attività che deve necessariamente fare sono due: indicare quale sarebbe l'operazione commerciale valida al posto di quella elusiva; indicare già nella fase di accertamento quali obblighi, divieti o norme siano stati violati.

In altri termini la Cassazione ha confermato il verdetto pro-contribuente emesso sia dalla Ctp che dalla Ctr di Brescia «rilevando che l'amministrazione finanziaria non aveva indicato né in sede di accertamento e nemmeno nelle deduzioni proposte in corso di contenzioso, quali obblighi o divieti sarebbero stati aggirati o quali norme tributarie sarebbero state violate». La Procura della Suprema corte era giunta a conclusioni opposte chiedendo al Collegio di legittimità di accogliere il ricorso del fisco.

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