Consulenza o Preventivo Gratuito

Regioni, chi scialacqua va a casa

del 28/07/2011
di: di Francesco Cerisano
Regioni, chi scialacqua va a casa
Scatta la sanzione della rimozione e dell'incandidabilità per 10 anni nei confronti dell'amministratore (governatore, sindaco, presidente di provincia) che porta l'ente locale al dissesto. Responsabilità che viene estesa a tutti gli organi amministrativi, come enti e strutture sanitarie.Lo prevede il decreto su premi e sanzioni, su cui la commissione La Loggia ha approvato ieri il parere (con il voto favorevole di Pdl, Lega e Idv e l'astensione di Pd e Terzo Polo) e che sarà oggi all'esame definitivo del consiglio dei ministri. Il decreto, che completa l'attuazione del federalismo, introduce anche il principio dei costi e dei fabbisogni standard per i ministeri con la possibilità che i ministri, laddove non rispettino l'equilibrio dei conti, possano essere soggetti a sanzioni fino alla sfiducia individuale. Per garantire trasparenza nella gestione amministrativa i governatori saranno tenuti, novanta giorni prima della scadenza della legislatura, a redigere una relazione di fine mandato in cui andranno evidenziate le azioni intraprese per contenere la spesa sanitaria e la situazione economico-finanziaria dell'ente.

Il grave dissesto finanziario scatterà quando il commissario ad acta non abbia adempiuto al piano di rientro e il mancato raggiungimento degli obiettivi di risanamento abbiano portato la regione ad aumentare l'addizionale l'Irpef.

La condizione di dissesto finanziario sarà considerata «grave violazione di legge» e ai sensi dell'art.126 della Costituzione farà scattare l'automatica rimozione del governatore da parte del consiglio dei ministri. Prima di essere mandato a casa (senza peraltro potersi ricandidare per dieci anni) il presidente regionale avrà però tutte le garanzie di difesa del caso. Perché le contestazioni mosse a suo carico dovranno innanzitutto essere certificate e a lui politicamente attribuite dalla Corte dei conti. Poi ci sarà il parere della commissione parlamentare per le questioni regionali che dovrà esprimersi con la maggioranza di due terzi. E solo allora il decreto di rimozione arriverà sul tavolo del consiglio dei ministri che comunque dovrà ascoltare il governatore messo sotto accusa garantendogli il contraddittorio.

Logico che dalle regioni sia arrivata una levata di scudi contro quello che hanno definito senza mezze misure un decreto «incostituzionale». Negativo anche il giudizio dell'Anci secondo cui «il vero problema per la piena attuazione del federalismo fiscale resta il patto di stabilità che impedisce ai comuni di agire con quell'autonomia che proprio il federalismo afferma con forza». E anche le province hanno espresso «perplessità» per un provvedimento che «sembra più contenere un giudizio politico che di merito in un momento in cui servirebbe una maggiore collaborazione del governo con gli enti locali».

Arrivano i fondi ai comuni. Intanto, come anticipato da ItaliaOggi il 20/7/2011, il Viminale ha mantenuto la promessa di erogare in tempi rapidi ai comuni la prima tranche di risorse portate in dote dal federalismo. Dopo la certificazione della Corte dei conti sui decreti del Mef che ha costituito due appositi capitoli di spesa nel bilancio del Mininterno, il sottosegretario Michelino Davico ha ufficializzato il pagamento ai comuni di 4,283 miliardi di euro che vanno ad aggiungersi ai 2,650 miliardi pagati a marzo a titolo di acconto. Complessivamente, il Viminale ha così pagato i 2/3 delle spettanze 2011, mentre la restante quota sarà pagata entro il mese di novembre. In particolare, sono stati attribuiti ai comuni 1.917 milioni a titolo di compartecipazione al gettito dell'Iva e 2.366 milioni a valere sul fondo sperimentale di riequilibrio. Il dettaglio dei pagamenti effettuati è visualizzabile sul sito internet del dipartimento finanza locale del ministero dell'interno.

vota