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Commercialisti, tempo di primarie

del 27/07/2011
di: di Vincenzo Marotta
Commercialisti, tempo di primarie
La proposta è ambiziosa, e destinata a far discutere molto il mondo delle professioni nelle prossime settimane. Si avvicina l'appuntamento con le consultazioni elettorali, prima del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e poi dei diversi Ordini territoriali. E, almeno per la componente dei ragionieri commercialisti, scatta l'ipotesi primarie. A proporle è Raffaele Marcello, presidente Unagraco: «In questi mesi è necessario individuare un percorso comune che coinvolga la componente dei ragionieri. Se le differenze dovessero essere così ampie, una ipotesi praticabile potrebbe essere quella delle primarie, perché l'unica soluzione che possa portare dei benefici alla categoria è quella di arrivare alla consultazione elettorale con una sola squadra».

Domanda. Presidente Marcello, ritiene sia possibile appianare le divergenze di una categoria che sembra tutt'altro che coesa?

Risposta. Sono fiducioso in merito, perché ritengo che il problema delle divisioni non nasca dalla categoria stessa, ma da chi ne interpreta erroneamente il pensiero. A questo proposito, mi preme rivolgere un appello al senso di responsabilità dei nostri rappresentanti: se l'esempio parte da loro difficilmente si potrà arrivare a forti contrapposizioni, che comunque costituiscono un aspetto saliente della democrazia. Allo stesso tempo, se le aspettative dovessero essere così tante e differenti da non riuscire a trovare una sintesi, le primarie potrebbero rappresentare una soluzione efficace: proprio per questo motivo il dibattito è iniziato con largo anticipo, in quanto è necessario fare affiorare tutte le eventuali diversità e le possibili alternative di programmazione, in modo da pervenire a un'unica soluzione e a un programma di sintesi.

D. Crede che questa sintesi possa essere raggiunta in occasione del Convegno nazionale Unagraco di Fiuggi previsto per il mese di ottobre?

R. Penso proprio di sì. Il core dell'appuntamento, venerdì 7 ottobre, riguarda gli strumenti di difesa del patrimonio, ma le iniziative prenderanno il via già il giorno precedente, mediante il terzo meeting dei quadri dei ragionieri commercialisti, con il quale possiamo dire che il percorso di coagulazione realizzato dall'Unagraco per la categoria giunge al suo termine. Il sindacato ha lanciato un messaggio importante, facendo da apripista e interpretando un nuovo modo di pensare: tutti uniti e insieme per un nuovo percorso comune. È ora necessaria una fase propositiva, in cui l'Unagraco chiede a tutti i quadri dirigenti di scendere in campo per aderire a una progettualità che dovrebbe poi sostanziarsi nella composizione di una lista unica che possa tener conto di tutte le esigenze della categoria e che nasca dalle volontà della base.

D. Secondo quali criteri si potrebbe unificare un'intera categoria?

R. È necessario avvicinarsi al progetto mettendo da parte i personalismi e anteponendo ad essi gli interessi della categoria. C'è un bisogno assoluto di un ricambio generazionale e di portare avanti un discorso alternativo che sia costituito dal giusto mix tra il vecchio e il nuovo, dove i colleghi più esperti possano preparare quelli più giovani per il passaggio di consegne. Penso a una turnazione continua e velocissima, che possa permettere di sfruttare le energie dei nuovi arrivati e gli entusiasmi dei più giovani, che ancora non sono stati logorati da anni di rappresentanza della professione: è inutile nascondere come all'interno della categoria ci siano persone che, per quanto bene abbiano operato, non riescono più ad essere in grado di interpretare un particolare contesto storico-economico che va affrontato con dinamismo, caparbietà, presenza, professionalità. Non vogliamo disconoscere la loro opera, ma riteniamo necessario un taglio netto con logiche che sono ormai remote: serve un nuovo modo di proporsi.

D. Il momento non è dei più felici: la crisi colpisce le imprese e, di conseguenza, i professionisti. Come rispondere?

R. C'è bisogno di soluzioni nuove. Il comparto delle professioni necessita di una grande forza propulsiva proveniente dal suo interno, che valorizzi l'etica e i principi della categoria, e raccolga quel laboratorio di idee in grado di svilupparsi all'interno della professione, mettendosi al servizio della categoria e proponendosi all'esterno con un'immagine nuova: il professionista deve essere al fianco dell'imprenditore, sempre presente ma mai invadente. Inoltre, ritengo che in questa fase non si debbano più fare distinguo tra i differenti territori, perché affrontare le problematiche legandosi a un'ottica locale è decontestualizzante. Ragionare sulle difficoltà con approcci e qualificazioni regionaliste vuol dire favorire fenomeni di aggregazione parziali, che vanno messi da parte a favore di una progettualità comune che sia condivisa.

D. Quali saranno gli obiettivi del Convegno di Fiuggi?

R. Vogliamo dare vita a un'attenta analisi degli strumenti di difesa del patrimonio. Si tratta di un argomento attualissimo in un momento di grossa difficoltà tanto per gli imprenditori quanto per gli operatori del settore. È nostra intenzione proporre meccanismi operativi affinché si possano mettere in essere una serie di operazioni a salvaguardia dei patrimoni. Però vogliamo anche esaminare gli effetti di questi istituti attraverso una visuale diversa, analizzando come gli strumenti di tutela del patrimonio possano favorire i passaggi generazionali. Inoltre, esistono anche strumenti finanziari, assicurativi e bancari che permettono di tutelare e proteggere il patrimonio dell'imprenditore. Affronteremo quindi queste problematiche sotto visuali differenti, per un'analisi completa.

D. In particolare vi concentrerete sull'istituto del trust…

R. Analizzeremo questo strumento tanto dal punto di vista giuridico che fiscale. Su quest'ultimo ambito, particolare importanza rivestirà la presenza di Roberto D'Imperio, consigliere nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili con delega al Diritto tributario e ai rapporti con l'amministrazione finanziaria, che da tempo lavora a questo istituto. La sessione mattutina vedrà come chairman il professore Giuseppe Paolone, preside della Facoltà di Scienze manageriali dell'Università di Chieti-Pescara, mentre a coordinare quella pomeridiana sarà Massimo Mandolesi, amministratore delegato di Prévira Invest Sim, braccio operativo e finanziario della Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri. Saranno presenti molti operatori del settore che metteranno a confronto sia gli strumenti assicurativi che le società fiduciarie, istituti attraverso cui si possono proporre validi schemi produttivi per gli imprenditori.

D. Le assicurazioni possono costituire un valido strumento di supporto?

R. Le assicurazioni possono fornire un grande contributo soprattutto per le categorie, coprendo e attenuando gli effetti di responsabilità civile che derivano dall'esercizio di attività della professione. Penso ai ruoli nel collegio sindacale e nei consigli di amministrazione: lavorare nella governance delle società espone i professionisti a rischi illimitati, e quindi è necessario mettere in campo una serie di azioni almeno da un punto di vista civilistico. Uno strumento assicurativo può rappresentare in qualche modo una forma di cautela e limitare gli effetti critici. Per questo motivo proporremo modelli di polizze specifiche per i professionisti.

D. Sono necessarie nuove forme di sostegno al reddito per i professionisti?

R. Assolutamente sì, ma credo sia difficile chiedere, in questo particolare momento, azioni del genere ad una politica in difficoltà. Le professioni devono cercare una fortificazione al proprio interno. Un sostegno di questo tipo potrebbe venire quindi dalle Casse di previdenza, ma perché ciò sia possibile è necessario che gli enti facciano chiarezza con gli iscritti sulla loro situazione attuale. Gli associati, infatti, sono oggi in preda alla preoccupazione per capire come sarà il loro futuro. Per questo motivo sarebbe necessario che le Casse facessero arrivare segnali di tranquillità sulla loro sostenibilità, affiancando poi a questo discorso di natura previdenziale un'adeguata opera di sostegno ai professionisti, attraverso incentivazioni per i giovani e prestiti di onore.

D. Tra le novità degli ultimi tempi c'è anche la possibilità per i liberi professionisti di costituire Confidi, oltre all'ipotesi di un accesso al credito migliorativo…

R. Sicuramente le Casse potrebbero intervenire in tal senso, ma ritengo che il credito debba essere utilizzato con parsimonia anche nell'attività professionale. L'esasperazione del ricorso al credito non fa bene: gli italiani comincino a vivere secondo le proprie possibilità spendendo quello che hanno e non investendo quello che non possiedono.

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