Fine della questione degli over 65. La manovra, dunque, mette la parola fine alla lunga diatriba tra professionisti over 65, Inps e casse di previdenza, in merito all'obbligo di contribuzione in caso di esercizio di attività professionale da pensionati. In questi casi, non essendo obbligatoria la contribuzione alla cassa professionale, è stato l'Inps a pretendere il pagamento dei contributi alla gestione separata in virtù del principio «chi lavora deve versare i contributi» previsto dalla legge n. 335/1995. Da ciò, ne è scaturito un intenso periodo di accertamenti da parte dell'Inps, cui è seguito un lungo contenzioso ancora in atto (si ricorda l'operazione «Poseidone», con l'invio di centinaia di migliaia di lettere ai professionisti «scoperti»). A chiudere definitivamente la partita ci pensa ora la manovra correttiva (articolo 18, comma 12, della legge n. 111/2011). Infatti, con l'interpretazione autentica dell'articolo 2, comma 26, della legge n. 335/1995 stabilisce che sono esclusi dall'obbligo di contribuzione alla gestione separata «i soggetti già pensionati» di enti previdenziali di diritto privato di cui al dlgs n. 509/1994 e al dlgs n. 103/1996 (incluse le casse professionali). Poiché si tratta di un'interpretazione autentica, la novità ha effetto retroattivo sin da quando la disposizione (interpretata autenticamente) è operativa, cioè dall'agosto 1995. Tuttavia, è soltanto dal 1996 che la gestione separata Inps è operativa e, pertanto, è a tale data che l'efficacia della manovra retroagisce, comunque abbastanza per risolvere tutte le questioni in atto, contenzioso incluso (si veda tabella).
Gli over 65 pagano alla cassa. La manovra, dunque, dichiara la vittoria dei professionisti over 65 nei confronti dell'Inps. Nessun contributo è dovuto perché la loro previdenza è gestita dalle casse professionali, quando l'attività svolta (da pensionati) rispecchia quella già esercitata da «lavoratori attivi». Chi per 40 anni si è affidato alla «solidarietà di categoria» per costruirsi la pensione è giusto che continui a rendere conto alla stessa categoria se dopo i 65 anni vuole ancora lavorare. Perciò se lo prevede la cassa che gli paga la pensione, il professionista-pensionato deve pagare un contributo; ma se la cassa non lo prevede non è corretto che lo pretenda l'Inps. Anche perché come è vero che chi lavora deve pagare i contributi, in base alla legge n. 335/1995, altrettanto vero è che il sistema previdenziale è aperto e pluralistico, cioè non gestito in regime di monopolio dallo stato (altro principio della stessa legge di riforma Dini): esempio, appunto, sono le casse. La vittoria degli over65, tuttavia, è solo apparente: non si pagherà all'Inps, ma alla propria cassa. Infatti, violando il secondo dei ricordati principi (quello della privatizzazione), la manovra invade il campo delle casse professionali imponendo loro di provvedere entro sei mesi a fissare l'obbligatorietà dell'iscrizione e della contribuzione (in misura non inferiore alla metà dei contributi ordinari) a carico dei professionisti-pensionati che continuano a lavorare. E non è tutto. Perché stabilisce infine che, per le casse che alla scadenza del termine dei sei mesi non abbiano provveduto, il nuovo obbligo scatti comunque (cioè automaticamente) per una contribuzione pari al 50% di quella ordinaria.
