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Dottorati di ricerca a dieta

del 27/07/2011
di: di Benedetta Pacelli
Dottorati di ricerca a dieta
Dottorati di ricerca a dieta. Dagli oltre 2 mila corsi l'anno, infatti, si passerà a poco più di 200. Con una sforbiciata di 1.800 opportunità per gli interessati a proseguire gli studi, non più solo come primo livello di un'ipotetica carriera accademica, ma luogo dove formare i futuri dirigenti di impresa e della pubblica amministrazione. All'insegna della qualità. Parte da questi principi la bozza di decreto regolamentare in tema di dottorato di ricerca che i tecnici del ministero dell'università stanno predisponendo e che ItaliaOggi è in grado di anticipare nelle sue linee, con l'obiettivo di pensare a un vero restyling in materia.

Un solo regolamento, dunque, al posto dei due pensati in origine ai piani alti di piazzale kennedy, con allegato anche l'elenco dei nuovi titoli di dottorato così come predisposto dal Consiglio universitario nazionale. Il testo, attuativo dell'articolo 19 della legge di riforma universitaria (240/10) e che probabilmente vedrà la luce solo dopo la pausa estiva, parte da alcuni principi cardine: assicurare che i corsi di dottorato siano legati a doppio nodo con il mondo del lavoro e delle professioni, garantire che siano spendibili e riconoscibili, anche solo nella loro denominazione, a livello internazionale e che siano accreditati e quindi certificati. Addio, quindi, al singolo progetto di ricerca di un isolato ricercatore che rappresentava lo spunto per dar il via a un corso di dottorato, perché d'ora in poi si potranno attivare corsi in stretto coordinamento con lo svolgimento di attività di ricerca documentate e di alto livello ma soprattutto entro vere e proprie scuole a livello di ateneo o inter-ateneo e in convenzione con strutture extra-universitarie. I corsi possono essere anche istituiti da consorzi tra università o tra università ed enti di ricerca pubblici e privati fermo restando il rilascio del relativo titolo accademico da parte delle istituzioni universitarie. Le modalità di accreditamento dei corsi e delle sedi e le condizioni di eventuale revoca saranno disciplinate con un decreto ministeriale su proposta dell'Agenzia di valutazione (Anvur). E per avere il via libera il corso oltre a definire chiaramente gli obiettivi formativi e il relativo programma di studi dovrà garantire un numero minimo di docenti e di studenti: se prima il rapporto era 3 a 1, ora dovrà essere almeno di 20 a 7. È soprattutto sulla numerosità dei singoli corsi che comunque andrà a incidere la riforma: sulla base dell'analisi condotta sui dottorati di ricerca offerti dalle principali università italiane e straniere il Cun ha, infatti, proposto una lista di circa 200 titoli, con l'obiettivo come spiega il suo presidente Andrea Lenzi, «di contrastare un'eccessiva frammentazione dei corsi e dispersione delle loro denominazioni favorendo al contrario una maggiore corrispondenza con le denominazioni dei dottorati stranieri. I dottorati sono abbastanza vicini da una parte ai settori scientifico-disciplinari e dall'altra alle singole aree di studio».

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