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Enasarco, parola alla procura

del 26/07/2011
di: La Redazione
Enasarco, parola alla procura
L'Enasarco, ente di previdenza e assistenza degli agenti e rappresentanti di commercio sta procedendo alla dismissione del proprio patrimonio immobiliare del valore di circa 3,5 miliardi di euro. La vigilanza su detto ente è esercitata dai ministeri del tesoro e del lavoro (art. 3, comma 1, dlgs 509/94). Lo scorso 20 luglio è stato rinnovato il cda e rieletto il presidente Brunetto Boco. Una procedura di rinnovo che ha suscitato un gran clamore e che è finita sulle pagine di quotidiani di rilevanza nazionale, in quanto irregolare e avvenuta in palese violazione dell'art. 8 dello statuto Enasarco.

Infatti lo stesso recita testualmente: «Il consiglio di amministrazione è composto da otto rappresentanti degli agenti e rappresentanti di commercio, siano essi attivi o pensionati, nominati con le procedure che il consiglio di amministrazione della Fondazione regolamenta in attuazione degli indirizzi di cui all'art. 1), secondo comma; quattro rappresentanti dei preponenti, designati dalle confederazioni datoriali firmatarie degli accordi economici collettivi e maggiormente rappresentative a carattere nazionale; un rappresentante del ministero del lavoro e delle politiche sociali, da questi designato. Sei mesi prima della scadenza dell'organo, il presidente chiede al ministero del lavoro e delle politiche sociali l'individuazione delle associazioni maggiormente rappresentative su base nazionale di cui al comma precedente, lettera a) e lettera b); ricevuta la comunicazione del ministero del lavoro e delle politiche sociali, il presidente invita le associazioni maggiormente rappresentative come sopra individuate a designare i propri rappresentanti nel termine di 60 giorni dal ricevimento di tale richiesta. Analogo invito il presidente rivolge per la nomina del rappresentante ministeriale. Ove il termine di cui al comma 2 trascorra inutilmente, il presidente, in applicazione dell'articolo 25, comma 1, del codice civile, chiede al ministero del lavoro e delle politiche sociali di provvedere direttamente alla indicazione dei rappresentanti dell'associazione che non abbia provveduto alla designazione».

Inoltre l'art. 16 dello statuto riafferma che i rappresentanti della categoria debbano scelti esclusivamente tra gli agenti di commercio in attività o pensionati prevedendo tra le cause di accesso e di decadenza «la cancellazione dal ruolo agenti» (quindi la cessazione dello status di agente in attività).

In virtù di tutto quanto premesso il ministro del lavoro ha incluso tra le otto organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative la Cisal Federagenti trasmettendo la relativa comunicazione al presidente Boco in data 14 giugno u.s., come previsto dall'appena citato art. 8. Successivamente, in data 15 giugno, il ministro Sacconi ha inviato una nuova comunicazione per precisare che l'elenco delle otto associazioni era in ordine decrescente e «che ai fini della ricostituzione del citato cda si dovrà tenere conto delle rappresentanze di categoria già presenti nel collegio sindacale, nonché del grado di rappresentatività delle singole organizzazioni».

Nel premettere che lo statuto della Fondazione Enasarco può essere modificato, nel rispetto delle procedure di legge, ma non aggirato con interpretazioni di comodo da parte di alcuno, appare evidente che, per il combinato disposto delle previsioni vincolanti dell'art. 8 dello statuto e delle osservazioni del ministro, le otto associazioni individuate per il rinnovo del cda debbano tutte esservi presenti (a meno di loro espressa rinuncia) e che in caso di rinnovo del collegio sindacale (che avverrà tra due anni) debbano essere inserite le due associazioni individuate come le più rappresentative tra le otto maggiormente rappresentative, con un proprio rappresentante come titolare e uno come supplente, prevedendo lo statuto, all'articolo 21, comma 3, che soltanto alle organizzazioni delle ditte mandanti è consentita la nomina di un componente supplente da parte di una organizzazione diversa da quella che ha designato il membro titolare. Appare evidente, quindi, che, nonostante la chiara indicazione del ministro del lavoro, il presidente dell'Enasarco Brunetto Boco, ha arbitrariamente tenuto fuori dalla composizione del nuovo consiglio di amministrazione la Cisal Federagenti (che, sia detto per inciso, non ha propri rappresentanti nel collegio sindacale), violando la legge e le norme statutarie al fine di non consentirle di rappresentare gli interessi dei propri associati e della categoria tutta e di negarle, come è successo fino a oggi, di avere accesso ai provvedimenti e agli atti della Fondazione e di conoscere le modalità di assegnazione degli appartamenti e l'elenco dei conduttori che, grazie al c.d. progetto Mercurio, potranno acquistare la casa dall'ente con uno sconto del 40% rispetto ai prezzi di mercato.

Quanto sopra assume contorni a dir poco inquietanti, perché da svariati anni la Federagenti Cisal denuncia, nonostante le querele e le citazioni ricevute da Enasarco, gli errori di una gestione poco trasparente che rifiuta l'elezione diretta da parte degli iscritti e che si è caratterizzata, secondo la relazione dell'ex commissario straordinario Giovanni Pollastrini, più per l' interesse alla gestione degli immobili che per l'attenzione ai problemi previdenziali della categoria. Ormai i fatti dimostrano in modo chiaro l'impossibilità per l'Enasarco di coniugare il raggiungimento dei parametri di bilancio voluti dal legislatore (oggi lontanissimi, come dimostra la necessità di vendere l'intero patrimonio immobiliare) con l'adeguatezza delle prestazioni. Ciò è provato, al di fuori di ogni dubbio, dal nuovo regolamento che prevede dal 2012 un pesantissimo aumento di contributi da versare e di anzianità contributiva in capo agli iscritti, a fronte di pensioni sempre più povere. Cosa che dovrebbe indurre chi di dovere a pensare con urgenza al passaggio all'Inps o a un fondo di previdenza integrativa complementare che presenta vantaggi di ordine fiscale (da cui l'Enasarco è escluso) che consentirebbero l'erogazione di pensioni più alte e una gestione professionale dei soldi versati dalla categoria.

Al contrario il cda Enasarco che, dopo avere fatto ricorso a rischiosi investimenti finanziari di centinaia di milioni di euro in fondi di obbligazioni strutturate situati alle Cayman e assicurati dalla Lehman brothers (i cui esiti disastrosi sono stati denunciati dalla commissione parlamentare di controllo degli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie), propone ora, avversata dalla Federagenti e da altre associazioni, la dismissione dell'intero patrimonio immobiliare, pari a circa 3,5 miliardi di euro. Dismissione che potrebbe avere la sciagurata conseguenza di gettare nel panico migliaia di famiglie e di porre ancora più a rischio il futuro previdenziale della categoria che, vista l'estrema volatilità del mercato finanziario, nulla ha da guadagnare dalla trasformazione del mattone in moneta perseguita prima dall'ex Presidente Porreca (con gli esiti a tutti noti) e proseguita, oggi, da Brunetto Boco con l'operazione Mercurio.

Per i motivi di cui sopra Federagenti ha sporto immediatamente denuncia alla procura della repubblica per essere stata ingiustamente privata del proprio diritto-dovere di tutelare gli interessi della categoria da parte del presidente Boco (che oltre tutto è privo dello status di agente di commercio, come altri due soggetti presenti nell'attuale cda) e ha chiesto ai ministeri vigilanti (lavoro e tesoro) il commissariamento dell'ente come prescritto dall'art. 2, comma 6 del dlgs 509/94 legge per gravi violazioni di legge afferenti la corretta gestione della Fondazione.

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