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La manovra non conviene

del 26/07/2011
di: di Manola Di Renzo
La manovra non conviene
La manovra, i sacrifici e gli opportunismi. Sembra il titolo di un film invece è quanto è successo la scorsa settimana con l'approvazione della manovra finanziaria. E a pagare sono sempre i soliti. Il nostro debito pubblico aumenterà per permettere il «salvataggio» della Grecia. L'approvazione da parte di Bruxelles deriva proprio dalla possibilità dell'Italia di contribuire al prestito greco e a interessi precisi. In molti pensano che dietro questo «via libera» ci siano gli interessi delle banche e non quelli dei cittadini europei. Sappiamo bene che dietro il debito greco c'è la Germania, e la scelta di intervenire in salvataggio della Grecia in realtà serve a salvare le banche tedesche, cariche di titoli greci. La telefonata della Merkel a sollecitare la manovra è un segnale chiaro. Gli interventi previsti in manovra vengono definiti necessari, ma più che per il sistema italiano, per l'instabilità finanziaria che continua a investire i mercati europei, a causa delle difficoltà di paesi come la Grecia e di banche speculatrici. Si tratta di una manovra priva di un progetto di pianificazione dello sviluppo economico del nostro paese, quindi di un'azione «tampone» per l'euro. L'insieme dei tagli accumulati, per il risanamento del debito pubblico, in percentuale europeo, graveranno pesantemente sulle fasce deboli e sulle aziende, che a causa della pressione fiscale e previdenziale continueranno a non assumere.

Gli unici provvedimenti che mancano, come al solito, sono quelli al «carrozzone» Inps. Il settore attualmente più virtuoso è rappresentato dalle aziende private, seppur con tutte le difficoltà che in questi ultimi anni stanno attraversando, e questa manovra anziché pensare di diminuire la pressione contributiva previdenziale, anche a favore dell'occupazione, continua a caricare di impegni le aziende, sempre a favore dell'Inps. Se provassimo ad analizzare quanto ci costa mantenere l'intera struttura di questo Istituto, a fronte del lavoro che svolge, ci renderemmo conto che una bella fetta del debito pubblico sparirebbe. L'Italia è chiamata a intervenire, come altri stati europei, a sostegno della Grecia; l'istituto bancario che finanzia la Grecia emetterà bond che ci venderà, in un circolo di spesa e debito senza fine. Infatti, siamo in presenza di un monte di finanziamenti diretti e indiretti, che alcuni hanno definito un investimento rischioso. Se l'investimento dovesse rivelarsi tale, l'Italia potrebbe sperare in un ritorno interessante in termini di interessi attivi, ma se così non fosse, nei prossimi anni il nostro debito aumenterebbe e sicuramente il governo sarebbe costretto a intervenire con un ulteriore manovra di tagli. In dubbio rimane la capacità della Grecia di rimborsare completamente i propri debiti. I costi, purtroppo, ricadranno su aziende, lavoratori, pensionati e disoccupati. In poche parole sulla spina dorsale del sistema paese. E se vista la situazione economica dell'Eurozona dovesse crollare un altro paese dei tanto citati «Pigs» (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna)?

Sono tutte ipotesi, e mancano certezze per il futuro, soprattutto interventi immediati per rilanciare lo sviluppo e la competitività italiana

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