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Patrocinio infedele? Tutto da dimostrare

del 26/07/2011
di: di Debora Alberici
Patrocinio infedele? Tutto da dimostrare
Non commette patrocinio infedele l'avvocato che percepisce un acconto sulla parcella e poi sparisce, costringendo il cliente a nominare un altro difensore. Si tratta infatti di un evento per il quale il professionista può essere punito solo se viene dimostrato il danno (e quindi il reato) effettivamente subito dal cliente.

È quanto affermato dalla Suprema corte di cassazione che, con la sentenza numero 29653 del 25 luglio 2011, ha annullato con rinvio la condanna nei confronti di un legale di Genova che aveva percepito, nell'ambito una controversia edilizia, 400 euro di anticipo sulla parcella e 900 euro per spese, e poi si era reso irreperibile.

Per questo il cliente era stato costretto a nominare un nuovo difensore ma nel frattempo aveva presentato la denuncia. Il Tribunale di Spoleto e la Corte d'appello di Perugia avevano condannato il professionista per patrocinio infedele (la pena non è specificata in sentenza). La decisione è stata ora ribaltata dalla sesta sezione penale della Suprema corte. In particolare secondo gli Ermellini, senza la prova del danno al cliente, l'avvocato non può essere condannato.

Sul punto in sentenza si legge che «il delitto di cui all'art. 380 c.p. non è integrato dalla sola infedeltà ai doveri professionali imposti al difensore, ma occorre la verificazione di un «nocumento» agli interessi della parte, che, quale conseguenza della violazione dei doveri professionali, rappresenta l'evento del reato».

In altri termini si tratta di un «reato di evento», in cui si richiede che alla condotta del patrocinatore consegua, appunto, un nocumento, che non deve essere inteso soltanto come un vero e proprio danno patrimoniale, ma anche riferito al mancato conseguimento di benefici di natura morale che la parte avrebbe tratto qualora il patrocinatore si fosse comportato lealmente.

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