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Liti pendenti, la definizione costa

del 26/07/2011
di: di Maurizio Tozzi
Liti pendenti, la definizione costa
Liti definibili, la riscossione aumenta il costo. Si scomputano gli importi versati fino alla data di presentazione della domanda di definizione, ma il rimborso scatta solo se l'amministrazione è soccombente. Non sono scomputabili gli importi pagati per la definizione delle sanzioni.

Il richiamo dell'art. 16 della legge 289/02 rende possibile, in sede di definizione delle liti pendenti, l'applicazione del relativo comma 5, ai sensi del quale dalle somme dovute per il perfezionamento della chiusura è possibile scomputare quanto versato in applicazione delle procedure della riscossione. Il primo problema sorge confrontando la disposizione con le date oggi previste. Il citato comma 5, infatti, precisa che le somme da prendere in considerazione ai fini dello scomputo sono quelle versate fino alla data di presentazione dell'istanza, che è di molto distante da quella di versamento: i versamenti devono essere eseguiti entro il prossimo 30 novembre, mentre le domande andranno presentate entro il 31/3/12. Si tratta dello stesso problema di discrasia temporale in evidenza soprattutto al momento di dover determinare l'importo dovuto per la definizione, in quanto dalla data di versamento a quella della domanda potrebbe addirittura sopraggiungere un giudicato che cambia gli importi dovuti. La situazione, nel passato, è stata affrontata con la circolare 18/03, laddove è precisato che se le somme già versate risultano di ammontare superiore a quelle dovute per effetto dell'intervenuta pronuncia il soggetto interessato avrà diritto, a seguito della verifica della regolarità della chiusura della lite, alla restituzione delle somme versate in eccesso rispetto a quelle dovute in base alla nuova pronuncia. Se, al contrario, le somme già versate risultano di ammontare inferiore, il soggetto interessato dovrà versare la differenza ancora dovuta entro la data di presentazione della domanda. Suggerimento: effettuare in maniera molto ravvicinata sia il versamento dell'importo dovuto per la chiusura della lite che la presentazione della domanda di definizione. Ciò se i provvedimenti attuativi renderanno il tutto possibile, perché potrebbe anche accadere che sia prima comunicato il codice tributo per l'adempimento in F24 e poi licenziate le modalità di presentazione delle domande, ancorché in tale ipotesi sarebbe oltremodo saggio cambiare interpretazione e fissare le modalità di calcolo del quantum dovuto alla data di versamento, a prescindere dal sopraggiungere di giudicati fino alla data in cui si adempie alla produzione dell'istanza. Il problema della discrasia temporale non è però da sottovalutare nemmeno sul fronte dello scomputo di quanto versato per la riscossione. Sia l'art. 39 della legge 111/2011 che l'art. 16 della legge 289/02 non prevedono la sospensione delle procedure della riscossione. In base al citato comma 5, dagli importi dovuti per la definizione è possibile scomputare quelli versati nell'ambito della riscossione fino alla data di presentazione della domanda, come detto di molto successiva a quella di versamento: anche in tale direzione, dunque, per evitare spiacevoli equivoci, sarebbe il caso di bloccare l'esecuzione dei versamenti nell'ambito della riscossione. Ciò soprattutto se si considera che gli importi già versati possono essere solo scomputati, ma non originano un rimborso, salvo che non vi sia un giudicato con la soccombenza dell'amministrazione finanziaria. Il che significa, ad esempio, che se un soggetto ha già versato quanto dovuto per l'iscrizione a ruolo provvisoria (50%) e la lite ancora non è discussa, dovendosi pagare il 30%, allo stato dell'arte nulla è dovuto per la definizione, ma di fatto la stessa costa il 50%, non potendosi ottenere il rimborso dell'eccedenza. E se si rapporta il tutto al fatto che trattasi di liti di modesta entità, dove forse la sospensione dei pagamenti è rara essendo assente il danno immanente, allora il problema non è da poco conto e se ancora non si è pagata la cartella si trae un indubbio vantaggio ai fini della definizione. Oggetto dello scomputo, come chiarito dalla circolare 12/2003, sono sia le somme iscritte a ruolo a titolo definitivo sia quelle iscritte a titolo provvisorio ed in particolare le somme scomputabili sono quelle pagate per tributo, sanzioni amministrative, interessi (anche quelli per la dilazione del pagamento–circolare 22/03) e indennità di mora di spettanza dell'Amministrazione finanziaria, sempre che siano ancora in contestazione nella lite che si intende chiudere. Come precisato nella medesima circolare n. 22 del 2003, nel caso in cui il contribuente si sia avvalso dell'opportunità di definire le sole sanzioni, atteso che gli importi versati spontaneamente non sono stati pagati per effetto delle disposizioni in materia di riscossione in pendenza di lite e dovendo altresì considerare che la definizione agevolata delle sanzioni ha comportato la definitività del relativo rapporto, le somme versate non rientrano tra quelle scomputabili.

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