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Accertamenti, il fisco s'accontenta

del 26/07/2011
di: di Antonio G. Paladino
Accertamenti, il fisco s'accontenta
Accertamenti tributari, il fisco incassa la metà di quanto pretende. Nel quadriennio 2006-2009, il rapporto tra gli importi totali di maggiore imposta definita (Mid) e maggiore imposta accertata (Mia) è stato del 51,2%: il fisco, dunque, ha definito i suoi accertamenti con poco più della metà delle pretese originarie. Nello stesso periodo, inoltre, su un totale di accertamenti emessi con esito positivo (ovvero con la richiesta di un addebito tributario) pari a 1.369.000, ben 500 mila non sono stati impugnati dai contribuenti, nemmeno avvalendosi degli istituti deflattivi del contenzioso.

È quanto ha messo nero su bianco la sezione centrale di controllo sulle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti nel testo della deliberazione n.8 depositata ieri, concernente l'indagine sugli «Effetti dell'applicazione e dell'estensione degli istituti definitori delle controversie fisco/contribuente alternativi al contenzioso».

Il periodo interessato dalle relazione dei magistrati contabili è la massa di accertamenti emessi ai fini II.Dd, Iva e Irap del quadriennio 2006-2009 e l'obiettivo dell'indagine è consistito nell'individuazione di quali effetti (ai fini monetari) abbiano portato nelle casse erariali, istituti deflattivi del contenzioso quali l'accertamento con adesione, la conciliazione giudiziale, l'autotutela, «anche allo scopo di poter esprimere un giudizio sull'efficacia di tali istituti e sulla relativa gestione».

L'analisi della Corte ha evidenziato, a livello nazionale, che la Mid totale del quadriennio è stata pari solo al 51,2% della Mia originaria, con un quasi dimezzamento, quindi, delle originarie pretese fiscali. Ha evidenziato inoltre che i mezzi di definizione delle controversie tributarie alternative al contenzioso (l'autotutela, l'accertamento per adesione, l'acquiescenza nonché la conciliazione giudiziale) pur consentendo, certo positivamente, una riscossione di importi vicini alle rispettive Mid hanno riguardato accertamenti e riscossioni di numero e importi di modesta entità (11,26%) se rapportati ai totali degli accertamenti definiti. E che invece i numeri e gli importi più elevati (46,15%) sono da riferirsi agli accertamenti non impugnati, per i quali si è registrato, altresì, il più basso livello di riscossione.

Il numero degli accertamenti positivi, con l'indicazione cioè di addebiti tributari, è stato nel quadriennio di gran lunga prevalente (oltre il 94%). Di questi, il 36,44% non è stato impugnato né definito con modalità alternative al contenzioso. Il 27,88% è stato definito per adesione, il 16,94% è stato invece impugnato ( di cui lo 0,57% definito con conciliazione giudiziale), il 16,40% definito per acquiescenza e, infine, il 2,34% definito in autotutela.

Desta preoccupazione il fatto che la maggior parte degli accertamenti positivi sia rappresentata da quelli non definiti. Nel periodo interessato sono quasi 500 mila e hanno comportato una mancata Mia di oltre 32 milioni di euro. Per la Corte. i motivi per cui il contribuente preferisce non assumere alcuna iniziativa innanzi al Fisco, sono da ricercare «nelle superiori difficoltà e nei maggiori oneri che incontrerebbe avviando un'incerta impugnazione rispetto al versamento dell'importo richiestogli», oppure a causa dell'esiguità degli «sconti» che otterrebbe scegliendo invece di definire la questione con una procedura di adesione all'accertamento o con una formale acquiescenza. Ma soprattutto, per la Corte è possibile che il contribuente ritiene che il Fisco non riuscirebbe comunque a riscuotere quel credito, ad esempio per situazioni di nullatenenza, o in ipotesi di comportamenti fraudolenti tali da rendere molto difficile l'individuazione e il perseguimento dei debitori, come nel caso di società «cartiere».

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