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Clandestini, nozze senza paletti

del 26/07/2011
di: Pagina a cura di Francesco Cerisano
Clandestini, nozze senza paletti
Via libera ai matrimoni dei clandestini con i cittadini italiani. Non è infatti «ragionevole», al solo scopo di limitare la prassi delle unioni di comodo, precludere la celebrazione delle nozze allo straniero irregolare in Italia. Perché così facendo si comprime il diritto a contrarre matrimonio non solo dell'extracomunitario, ma anche dei cittadini italiani. Lo ha deciso la Corte costituzionale nella sentenza n. 245/2011, depositata ieri in cancelleria, con cui è stato spazzato via un altro tassello del pacchetto sicurezza messo a punto da Roberto Maroni nel 2009. Questa volta è finito nel mirino della Consulta l'art. 116, primo comma, del codice civile nella parte in cui fa carico allo straniero, che intenda sposarsi con un nostro connazionale, di produrre un «documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano». Per i giudici delle leggi (chiamati in causa dal tribunale di Catania a cui avevano fatto ricorso una cittadina italiana e un cittadino marocchino impossibilitati a unirsi in matrimonio sulla base della normativa introdotta dalla legge n. 94/2009) il diritto a sposarsi rientra tra i diritti inviolabili che ai sensi dell'art. 2 della Costituzione spettano ai singoli «non in quanto partecipi di una comunità, ma in quanto esseri umani». Per questo, il sacrificio imposto dal pacchetto sicurezza, che subordina il nulla osta alle nozze al regolare soggiorno in Italia, appare «non proporzionato» all'obiettivo di frenare le unioni di comodo perché lede «la libertà di contrarre matrimonio non solo degli stranieri ma anche dei cittadini italiani che intendano coniugarsi con i primi». «La previsione di una generale preclusione alla celebrazione delle nozze, allorché uno dei nubendi risulti uno straniero non regolarmente presente nel territorio dello stato», si legge nella sentenza redatta dal giudice Alfonso Quaranta, «rappresenta uno strumento non idoneo ad assicurare un ragionevole e proporzionato bilanciamento dei diversi interessi coinvolti». Anche perché, osserva la Consulta, il Testo unico sull'immigrazione (dlgs. n. 286/1998) già contiene alcuni istituti che puntano a contrastare la prassi dei matrimoni di comodo. È il caso per esempio della norma che prevede la revoca del permesso di soggiorno qualora venga accertato che al matrimonio non è seguita un'effettiva convivenza (a meno che dalle nozze non siano nati figli).

La Corte ha perciò cancellato l'inciso introdotto nel 2009 all'interno dell'art. 116 cod. civ. perché «il legislatore, lungi dal rendere più agevole le condizioni per l'accertamento del carattere eventualmente di comodo del matrimonio di un cittadino con uno straniero, ha dato vita ad una generale preclusione a carico di stranieri extracomunitari non regolarmente soggiornanti nel territorio dello stato».

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