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L'inquinamento autocertificato

del 26/07/2011
di: di Luigi Chiarello
L'inquinamento autocertificato
Pmi e microimprese dovranno autocertificare la loro dimensione. Una volta, fatto, basterà loro una mera autodichiarazione per incassare il rinnovo delle autorizzazioni agli scarichi di acque reflue industriali. Ovviamente, solo laddove non si siano verificate modifiche nell'impianto e nelle sostanze utilizzate nel processo produttivo, rispetto al rilascio della prima autorizzazione. È quanto prevede uno schema di regolamento (il n. 369/2011), contenente misure di semplificazione degli adempimenti amministrativi in materia ambientale. Il testo, già approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 3 marzo scorso, ha poi guadagnato i prescritti pareri del consiglio di stato, della Conferenza unificata e delle competenti commissioni parlamentari. Stamane, il dpr torna al vaglio del preconsiglio, per poi finire venerdì prossimo sul tavolo del Cdm, per il via libera definitivo. Rumore. Tra le altre novità, è prevista una semplificazione burocratica in fatto di inquinamento acustico, con la possibilità, anche qui, di autocertificare che la propria attività non superi i limiti di emissione di rumore stabiliti dal comune attraverso la classificazione acustica. Un vincolo, questo, che impone alle attività «a basso volume» di esibire una documentazione di impatto acustico, prevista dall'art. 8, commi 2-4, della legge quadro 447/1995. E che, una volta approvato il regolamento, potrà essere soddisfatto attraverso la mera presentazione di una dichiarazione sostitutiva della propria bassa rumorosità. La semplificazione, in sostanza, agevolerà tutti quegli esercizi (come ristoranti, pizzerie, trattorie, bar, mense, stabilimenti balneari ecc.), che hanno impianti di diffusione musicale o organizzano eventi musicali. Tra questi, il regolamento include anche le sale gioco e le attività agrituristiche. Ma non finisce qui. Acque reflue domestiche. Il dpr detta una nuova classificazione delle cosiddette acque reflue domestiche, a cui sono state assimilate anche «le acque reflue provenienti da imprese dedite alla trasformazione di olive in olio», cioè le acque di scarico dei frantoi. Attenzione, però. Questo allargamento, ovviamente, non riguarda tutte le attività industriali del settore, ma solo quelle imprese che trasformano in prevalenza olive «per conto di chi coltiva uliveti siti nella stessa provincia dove è ubicato il frantoio o in provincia confinante». Inoltre, l'agevolazione sarà accessibile dalle stesse attività, purché «i sistemi depurativi siano dotati di tecnologie idonee al trattamento di tali acque», così da garantire la qualità finale delle acque scaricate nella rete. Istanze online. Il regolamento, contiene, quindi, una norma di servizio, a carattere generale. E cioè che, d'ora in poi, le imprese tutte dovranno presentare le loro «istanze di autorizzazione, la documentazione, le dichiarazioni e le altre attestazioni richieste in materia ambientale esclusivamente per via telematica allo sportello unico per le attività produttive, competente per territorio». Di conseguenza, ogni altra modalità di presentazione dei documenti sarà esclusa. Monitoraggio e modello semplificato. Infine, l'ultimo articolo del dpr dispone un monitoraggio sulle nuove misure di semplificazione adottate. Il compito di deciderne modalità e strumenti viene affidato a una messe di istituzioni e soggetti economici: i ministeri dell'ambiente e dello sviluppo economico, i ministri per la pubblica amministrazione e per la semplificazione normativa, la Conferenza Unificata, le associazioni imprenditoriali. Tutti assieme, questi organismi dovranno predisporre, secondo il dpr, «forme di monitoraggio sull'attuazione del regolamento e un modello semplificato e unificato per la richiesta di autorizzazione». Anche questo, ovviamente, «da adottare, con decreto del ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il ministro dello sviluppo economico, con il ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione e con il ministro per la semplificazione normativa, previa intesa con la Conferenza Unificata». A conti fatti, vista la congerie di soggetti competenti in materia, decidere su monitoraggio e modello di semplificazione sarà piuttosto complesso.
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