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Accertamenti esecutivi, un puzzle

del 23/07/2011
di: di Duilio Liburdi
Accertamenti esecutivi, un puzzle
La manovra ed il decreto sviluppo ridisegnano il sistema degli accertamenti esecutivi: partenza del nuovo sistema dal 1° ottobre prossimo, somme dovute pari al 30% e non al 50% in caso di presentazione del ricorso, garanzie maggiori sulla sospensione dell'esecutività. Con un risultato che, di fatto, smentisce il contenuto della manovra del 2010 nella quale si era puntato molto sulla eliminazione della cartella esattoriale e sul contenuto dell'avviso di accertamento quale atto che contiene anche la fase di riscossione del tributo. Appare dunque utile analizzare la «miscela» frutto delle leggi 106 e 111 del 2011.

L'avvio del nuovo sistema di accertamento esecutivo. Cambia, per effetto di quanto previsto dalla legge n. 111 del 2011, il termine di avvio del nuovo sistema che, contrariamente a quanto previsto dal decreto legge n. 78 del 2010, viene fissato al 1 ottobre prossimo in termini di emissione dell'atto. In ogni caso, fermo restando che il sistema di accertamenti esecutivi riguarderà imposte sui redditi, Iva ed Irap, i periodi di imposta a partire dai quali si applicheranno le nuove regole, saranno quelli in corso al 31 dicembre 2007 e successivi. Considerato che entro la fine del 2011 vi è la decadenza riferita al periodo di imposta 2006, si può immaginare che l'impatto maggiore delle nuove regole si avrà dal prossimo anno.

Le somme dovute in pendenza di giudizio. Uno dei punti critici delle disposizioni in materia di accertamenti esecutivi era quello legato all'ammontare delle somme dovute entro il termine di proposizione del ricorso ed in caso di presentazione dello stesso. Inizialmente, il decreto legge n. 78 del 2010 aveva identificato tale importo nell'ammontare del 50% dell'imposta mentre, con l'art. 7, comma 2 quinquies della legge 106/2011, che contiene la modifica all'art. 15 del dpr n. 602 del 1973, la somma dovuta è pari al 30%. Peraltro, sulla questione, in assenza di una norma transitoria si dovrà comprendere se la modifica in questione riguarderà solo i «nuovi» accertamenti esecutivi ovvero, come possibile, anche gli accertamenti in itinere. Nel senso che una lettura della norma potrebbe portare a sostenere che, anche in relazione agli avvisi di accertamento già notificati, possa trovare applicazione la nuova misura delle somme dovute in pendenza di giudizio in considerazione laddove l'iscrizione a ruolo non sia stata ancora formata secondo le disposizioni dell'art. 12 del dpr 602/73. Infatti, a norma del comma 4 di tale articolo, con la sottoscrizione il ruolo è reso esecutivo e tale data è riportata nella cartella di pagamento secondo quanto previsto dal comma 2 bis dell'art. 25 del dpr 602/73.

Le tutele del contribuente. Il problema reale, emerso immediatamente dopo le modifiche normative di cui al decreto legge n. 78 del 2010, era quello della tutela del contribuente in termini, ad esempio, di sospensione dell'effetto degli accertamenti e dunque dell'esame del giudice rispetto alla istanza di sospensione. Da un punto di vista pratico, posto che le somme dovute (ora pari al 30%) riguardano il momento di presentazione del ricorso, appare evidente che tutti gli istituti che «rinviano» il momento di presentazione del ricorso implicitamente consentono un rinvio anche nel pagamento. Si pensi al caso dell'accertamento con adesione ovvero alla nuova ipotesi del reclamo nonché, più generalmente, alla sospensione feriale dei termini. Ciò posto, proprio con riferimento alla sospensione le modifiche contenute nella legge n. 106 del 2011 danno più respiro ai contribuenti in quanto :

- laddove sia presentata istanza di sospensione, la stessa dovrà essere decisa entro 180 giorni secondo quanto previsto dal nuovo comma 5 bis dell'art. 47 del decreto legislativo 546/92. Anche in questo caso, in mancanza di una norma transitoria, la disposizione dovrebbe essere già operativa;

- in ogni caso, e dunque indipendentemente dalla presentazione dell'istanza di sospensione, una volta decorsi i termini per la esecutività dell'atto e decorsi gli ulteriori 30 giorni per l'affidamento dello stesso al concessionario per la riscossione, per effetto di quanto previsto dalla legge n. 106 del 2011, l'esecuzione forzata è comunque sospesa per 180 giorni. Pertanto, in linea di principio, la riscossione forzata delle somme dovute in base all'accertamento è «stoppata» per almeno 270 giorni. Peraltro, in base a quanto precisato dall'Agenzia delle entrate in occasione del forum di ItaliaOggi del 14 gennaio scorso, in caso di accertamento con adesione ovvero di sospensione feriale dei termini (ma anche di presentazione del reclamo), la prevista esecutività dell'accertamento non consente comunque di intraprendere le procedure esecutive prima del decorso del termine di pagamento;

- in ogni caso, se il contribuente paga in ritardo le somme dovute in base all'accertamento ovvero la quota dovuta in caso di proposizione del ricorso, non sono dovute le sanzioni per omesso versamento nei termini

Quello che emerge è dunque un sistema meno penalizzante per il contribuente ma che, in ogni caso, andrebbe adattato completamente alle regole del processo civile con la riscossione delle somme soltanto una volta intervenuta la pronuncia dei primi giudici.

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