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Iva, sanzioni sprint

del 23/07/2011
di: di Dario Ferrara
Iva, sanzioni sprint
Iva, il Fisco ha cinque anni e non dieci per riscuotere le sanzioni pecuniarie. Il credito vantato dall'amministrazione finanziaria per l'irrogazione di sanzioni pecuniarie si prescrive in cinque e non in dieci anni: la Suprema corte decide nel merito e annulla la cartella di pagamento impugnata dall'azienda. È quanto emerge da una sentenza, n. 16099, pubblicata il 22 luglio dalla sezione tributaria della Cassazione.

Game over. Accolto il ricorso della società contribuente: sbagliano i giudici del merito ad applicare il termine ordinario di prescrizione dei diritti ex art. 2946 Cc alla fattispecie del credito che scaturisce dall'irrogazione di sanzioni pecuniarie in materia di Iva; si configura infatti in proposito la violazione della norma contenuta la disposizione dell'art. 17, primo comma della l. 4/1929, successivamente abrogato dall'art. 1, primo comma, lett. a) del dlgs 472/97, nella vigenza del quale si è maturata la prescrizione quinquennale del credito vantato dalla Agenzia delle entrate in difetto di atti interruttivi compiuti primo dell'iscrizione delle somme nei ruoli esecutivi e alla notifica della cartella di pagamento impugnata dalla società contribuente.

Tesi smentita. I giudici con l'ermellino bacchettano i funzionari delle Entrate. È destituita di ogni fondamento la tesi sostenuta dall'amministrazione finanziaria, e implicitamente accolta dai giudici territoriali, secondo cui al credito per le sanzioni pecuniarie irrogate per violazioni alle norme dettate in materia di Iva si applicherebbe la prescrizione decennale in quanto la disposizione contenuta nell'art. 17 della l. 4/1929 dovrebbe intendersi derogata dalla norma speciale di cui all'art. 60 dpr 633/72. La disposizione invocata dal Fisco, infatti, non contiene alcuna disciplina della prescrizione del credito per riscossione di sanzioni pecuniarie, ma stabilisce le modalità e i termini per la esecuzione del pagamento della imposta o maggiore imposta accertata dall'Ufficio. E il fatto che il credito del Fisco per sanzioni pecuniarie e interessi sia divenuto irretrattabile per la mancata opposizione agli avvisi di irrogazione delle sanzioni, non determina l'immutazione del titolo del pagamento, come invece si verifica a seguito del giudicato intervenuto sull'accertamento del dritto alla riscossione, con decorrenza del termine ordinario di prescrizione.

Forma e sostanza. Gli avvisi attraverso i quali il Fisco infligge la sanzione hanno natura di atti amministrativi e, sono privi di attitudine ad acquistare efficacia di giudicato: la decadenza del contribuente dal termine per l'opposizione non produce effetti di ordine processuale ma soltanto un effetto sostanziale: l'accertamento del credito diventa definitivo rendendo pertanto inapplicabile l'art. 2953 Cc ai fini della prescrizione. La Suprema corte può decidere nel merito perché le somme pretese dal Fisco a titolo di sanzioni sono divenute certe, liquide ed esigibili: la prescrizione quinquennale è ormai maturata e il ricorso introduttivo accolto e la cartella annullata.

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