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Cessazione attività, addio alle perdite

del 22/07/2011
di: Norberto Villa
Cessazione attività, addio alle perdite
Liquidazioni svantaggiate dalle nuove regole sulle perdite. Il limite quantitativo può comportare il rischio di non avere nessun vantaggio fiscale almeno su una parte di perdite fiscali pregresse. L'art. 23, comma 9 della legge 111 ha riformulato il testo dell'art. 84 introducendo due diverse innovazioni.

In primo luogo ha eliminato il limite temporale di utilizzo delle perdite prima fissato in 5 anni prevedendo un riporto illimitato così come anche prima previsto con riguardo alle perdite dei primi tre anni dalla data di costituzione. In secondo luogo ha introdotto un limite quantitativo stabilendo che le perdite potranno essere utilizzate in abbattimento del reddito dei periodi d'imposta successivi solo entro l'80% del reddito realizzato in ciascun esercizio. Tale limite agisce solo con riguardo alle perdite prodotte dopo i primi tre anni in quanto la nuova disposizione non tocca il secondo comma che appunto non prevede per le perdite dei primi tre anni alcun limite quantitativo.

Questa seconda novità non incide quasi economicamente sulle imprese ma solo finanziariamente. Infatti l'eventuale perdita non recuperata in presenza di un reddito imponibile (a causa del limite dell'80% potrà sempre essere recuperata nel futuro (senza limiti di tempo).

Tale affermazione pare scontata ma vi può essere un caso in cui ciò non accade

La cessazione dell'attività. Si ipotizzi la società che giunge alla cessazione della sua attività. Nell'ultimo periodo d'imposta produce un reddito imponibile. Ciò non è affatto un caso solo di scuola in quanto è di certo possibile che in tale periodo si generino plusvalenze imponibili nonostante una situazione economica reale tipica delle società prossime alla chiusura (con l'evidenziarsi spesso di costi e oneri non fiscalmente deducibili).

Se in tale situazione esistono delle perdite utilizzabili per abbattere tale reddito il nuovo testo pare obbligare ad applicare anche in tal caso il limite quantitativo dell'80% del reddito. Ciò potrebbe comportare che una parte delle perdite non possa essere utilizzata con il risultato che (a causa della cessazione dell'attività) non lo potrà nemmeno più essere in futuro.

Non è di certo al prima volta che si verifica l'effetto del venir meno di perdite pregresse (caso che nella precedente disciplina era tipico esistendo il limite quinquennale). Ma le due innovazioni introdotte sembrano a prima vista da leggersi in modo coordinato: si introduce un limite quantitativo ma se ne toglie uno temporale così che le innovazioni non abbiano un impatto economico negativo.

Ma nel caso illustrato il risultato appare ben differente.

La liquidazione. Altro punto da considerare sono le regole specifiche previste nel caso di liquidazione di società di capitali.

L'art. 182, comma 3, del Tuir dispone che le perdite anteriori all'inizio della procedura possono essere compensate durante la liquidazione ex art. 84, comma 1, del Tuir e quindi adesso si applicheranno alle stesse le nuove previsioni (compreso il limite quantitativo)

Con la risoluzione n. 124/E del 23 aprile 2002, l'Amministrazione ha affermato che, per le società di capitali, le perdite di esercizio conseguite anteriormente alla messa in liquidazione e non compensate nel corso della liquidazione possono essere compensate in sede di conguaglio finale (anche se sono trascorsi più di cinque anni dalla formazione delle perdite stesse, in deroga a quanto disponeva l'articolo 84 comma 1, del Tuir) a condizione che la liquidazione si chiuda nel termine di cinque anni. Tale precisazione è ancora valida anzi è ormai confermata dall'abolizione del limite temporale introdotto dalla manovra.

In precedenza si prevedeva anche che se la liquidazione si fosse protratta per più di cinque anni, tali perdite erano indeducibili, in quanto i redditi degli esercizi intermedi si considerano definitivi senza possibilità di effettuare il conguaglio finale. Ora tale affermazione deve essere meglio formulata. Essendo venuto meno il limite dei cinque anni si potrebbe ritenere che l'eventuale reddito imponibile dell'ultimo periodo intermedio possa essere abbattuto dalle perdite anche se ante liquidazione non avendo più ragione di essere il limite temporale (ma applicandosi il limite quantitativo con l'effetto negativo sopra individuato).

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