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Federalismo, fondi al rush finale

del 20/07/2011
di: di Francesco Cerisano
Federalismo, fondi al rush finale
Superato indenne il vaglio della Corte dei conti (che ha appena registrato i decreti su cui a fine maggio governo ed enti locali avevano raggiunto l'accordo in Conferenza unificata e stato-città) i sindaci dei 6.700 comuni delle regioni a statuto ordinario da ieri conoscono con certezza le risorse portate in dote dal federalismo fiscale per il 2011. Ossia quanto riceveranno a titolo di compartecipazione Iva e fondo di riequilibrio in sostituzione dei trasferimenti erariali abrogati. I fondi però non saranno effettivamente accreditati sui conti di tesoreria degli enti prima della fine di luglio. Tanto ci vorrà per adempiere all'ultimo atto burocratico di un lungo e complesso procedimento di quantificazione delle risorse che ha avuto inizio il 7 aprile, con l'entrata in vigore del dlgs sul federalismo fiscale municipale (n. 23/2011). Il ministero dell'interno, infatti, non potrà procedere a pagare i comuni fino a quando il ministero dell'economia non avrà provveduto ad aprire (con apposito decreto) nel bilancio del Viminale due capitoli di spesa ad hoc su cui transiteranno i fondi da erogare agli enti a titolo di compartecipazione Iva (2,89 miliardi di euro in totale) e fondo di riequilibrio (8,37 miliardi). E trattandosi di due modifiche nel bilancio dello stato, anch'esse dovranno passare al vaglio della Corte dei conti che avrà 60 giorni di tempo per approvare l'apertura dei nuovi capitoli. Al ministero guidato da Roberto Maroni, però, assicurano che ci vorrà molto meno. Perché i magistrati contabili hanno tutta l'intenzione di accelerare il più possibile i tempi per i pagamenti in modo da placare i mugugni dei comuni. Che non si placano nonostante i sindaci siano stati accontentati con ulteriori due mesi in più di tempo (dal 30 giugno al 31 agosto) per approvare i bilanci di previsione. Rispetto alla tabella di marcia per l'erogazione dei fondi fissata nei decreti di maggio (due terzi delle spettanze entro fine giugno e la restante quota entro fine novembre) il Viminale infatti è già in ritardo. Anche se, fanno notare al ministero, non era possibile ipotizzare una tempistica più veloce. I due provvedimenti (un dpcm e un decreto ministeriale) sono stati firmati dai ministri Tremonti e Maroni il 21 giugno e subito trasmessi alla Corte dei conti che ha dato parere favorevole il 18 luglio. Ora i due testi dovranno essere pubblicati in Gazzetta Ufficiale.

I comuni non dovranno invece attendere per incassare le risorse derivanti dai quei trasferimenti erariali che, non avendo carattere di generalità e permanenza, non sono stati fiscalizzati ai fini del federalismo. Si tratta di 610 milioni di euro in totale di cui gran parte (400 milioni) a favore di Roma Capitale. Gli altri importi riguardano contributi di minore entità come quelli a favore dei comuni fino a 3 mila abitanti o degli enti che abbiano assunto personale proveniente da basi Nato dismesse.

Gli importi delle assegnazioni finanziarie per il 2011, disponibili sul sito www.finanzalocale.interno.it, confermano sostanzialmente le cifre anticipate da ItaliaOggi il 1° giugno scorso.

Gli enti sotto i 5 mila abitanti non perderanno nemmeno un euro, anzi in alcuni casi ci guadagneranno, mentre per i grandi centri viene stabilito un paracadute che limiterà le perdite allo 0,28%. A farne le spese saranno le città più popolose e storicamente premiate dai trasferimenti erariali come Roma e Napoli che perderanno rispettivamente 2 e 1,3 milioni di euro. A Milano e Torino mancheranno all'appello 1,15 milioni e 847 mila euro. In materia di Iva l'aliquota di compartecipazione è stata fissata al 2,58% e la fetta di imposta sul valore aggiunto che andrà nelle casse dei 6.700 comuni delle regioni a statuto ordinario è stata determinata dividendo il gettito regionale per il numero di abitanti. Più complessa, invece, la ripartizione del fondo di riequilibrio, in considerazione delle tante variabili poste dalla legge. Il 30% del fondo (e dunque 2,512 miliardi di euro) è stato suddiviso tra i comuni sulla base del numero di abitanti. Il dpcm ha poi previsto criteri distinti per i piccoli comuni e per quelli con più di 5 mila abitanti. Ai mini-enti, in cui la somma dell'Iva e della fetta del fondo attribuita in base alla popolazione non garantiva almeno la stessa cifra dei trasferimenti fiscalizzati, è stato riconosciuto un importo aggiuntivo. Ai grandi centri è stato attribuito un ulteriore 10% in proporzione al peso di ciascun comune nella produzione del gettito dei tributi immobiliari. E per finire sono stati previsti due tetti, uno per eccesso e un altro per difetto, in modo da limitare in positivo o in negativo l'ammontare dei nuovi importi: ai sindaci non potrà andare più del 110% dei trasferimenti fiscalizzati e meno del 99,72%. Con una perdita contenuta dunque allo 0,28%.

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